Mondo Enoico
Contrordine viticoltori: il vigneto va inerbito
Secondo una ricerca australiana l'inerbimento può portare benefici concreti, che possono arrivare anche a 2500 dollari per ogni vendemmia, a fronte di una spesa di 300 dollari. Tutto merito di una rivitalizzazione dei suoli contro il depauperamento della sostanza organica dovuto all'utilizzo di erbicidi
02 febbraio 2018 | R. T.
Il suolo comincia a non venir più visto come a un semplice mezzo fisico, atto a sorreggere le viti ma come un sistema complesso che influenza in maniera sensibile la quantità e la qualità dell'uva e del vino.
Una ricerca australiana mette così in evidenza l'importanza dell'inerbimento anche nel vigneto, coltura che viene generalmente gestita con lavorazioni o trattamenti erbicidi sottochioma, sulla fila, per evitare che le infestanti possano ridurre il serbatoio idrico e nutritivo per la vite.
Secondo l'Università di Adelaide, però, quest'abitudine andrebbe cambiata.
Nessuno, infatti, ha mai realmente indagato sugli effetti negativi di una simile gestione del suolo, se non dopo che si stanno manifestando i primi problemi, come la resistenza agli erbicidi, costringendo i viticoltori a cambiare spesso classe di composti ma anche difficoltà nell'infiltrazione d'acqua nel suolo, anche per i terreni sabbiosi.
Secondo i ricercatori australiani il problema non sarebbero le sostanze chimiche in sé e per sé ma la rimozione della vegetazione tramite gli erbicidi.
Infatti, affinchè un suolo sia strutturato, permettendo così l'infiltrazione idrica e anche la solubilizzazione di nutrienti, occorre che le radici siano vive, cosa che non accade dopo il trattamento. E' questa la ragione per cui si assiste a una progressiva riduzione dei livelli di sostanza organica, con una riduzione della produttività dei vigneti nel lungo termine.
La ricerca australiana ha così studiato, per tre anni, l'utilizzo dell'inerbimento su un vigneto di Shiraz di tredici anni. L'inerbimento artificiale è stato ottenuto con semina di diverse specie vegetali.
La ricerca, oltre a dati fisico-chimici del suolo, ha analizzato anche la dinamica microbica per accertare i legami tra il terreno e i microbiomi radice e quelli presenti nell'uva.
I ricercatori hanno verificato che l'impatto negativo dell'inerbimento è stato trascurabile come, nel breve volgere della sperimentazione, il recupero del tenore in sostanza organica nei suoli poveri.
I risultati economici, però, sono stati significativi portando a un incremento della produttività della vite con l'inerbimento, rispetto a quella gestita con erbicida, per 5000 euro per ettaro nel 2016-2017, a fronte di un costo di semina di 300 euro per ettaro.
Erba medica e loietto sono le specie vegetali più preziose in termini di contributo alla salute del suolo e resa della vite.
La ricerca ora continuerà per analizzare l'impatto di queste diverse tecniche di gestione sulla qualità dei vini.
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