Mondo Enoico
Il Sagrantino non è solo un vino ma un bene culturale
Il Sagrantino ha sempre più successo tra intenditori e turisti. A Montefalco, durante Enologica 2015, Philippe Daverio consacra il vitigno come bene culturale e inimitabile, da diffondere nel mondo.
30 settembre 2015 | Marcello Ortenzi
Dal 18 al 20 settembre si è svolto l’evento annuale dedicato alla produzione vitivinicola del territorio umbro e, in particolare, del pregiato Sagrantino di Montefalco, DOCG entrata di diritto nella cerchia dei top wines mondiali, che, in questa edizione si è confrontata con le esperienze di produzione in California, Australia e Nuova Zelanda.
“Mondo Sagrantino” è stato organizzato in partnership tra Consorzio Tutela Vini Montefalco e Comune di Montefalco. Amilcare Pambuffetti, Presidente del Consorzio ha commentato
“L’edizione 2015 di Enologica nasce dalla volontà di confrontarci con il mondo in nome della crescita e dello sviluppo, raccontando le storie intrecciate intorno a questo imponente vitigno e il profondo legame con la sua terra d’origine abbiamo condiviso il percorso del Sagrantino con i visitatori, italiani e stranieri, accorsi a Montefalco, e con i viticoltori del mondo che hanno scommesso su questa varietà diventando nostri alleati nella promozione mondiale del nostro Sagrantino”.
La zona di coltivazione tipica comprende il comune di Montefalco, parte del territorio dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell'Umbria, tutti nella provincia di Perugia, per circa settecento ettari. I caratteri principali del vitigno riguardano, l'areale di coltivazione che si esprime bene in tutti i terreni, anche in quelli profondi e freschi e la relativa produzione di vini con caratteristiche diverse ma comunque di ottimo livello qualitativo. Inoltre, nei terreni argillo-calcarei raggiunge livelli ottimali di maturazione fisiologica, ottimizzando il contenuto in sostanze polifenoliche.
Il vitigno predilige forme di allevamento compatte a elevata o elevatissima densità (cordone speronato e guyot). Sulle forme di allevamento tradizionali produce eccessivamente e ritarda la maturazione. Il vino, che accumula quantità di tannini superiori a qualsiasi altro vitigno al mondo nella buccia del chicco d'uva, è di colore rosso rubino molto intenso con riflessi violacei; l’aroma è molto persistente al naso con tipici sentori di more di rovo, prugna e cuoio che si legano perfettamente con la vaniglia data dal legno.
Il Sagrantino è un vino da lungo invecchiamento, almeno 10-15 anni. Può anche essere utilizzato come vino da dessert, dopo appassimento delle uve. Interessante la testimonianza dei produttori d’Oltreoceano per i quali il vino tipico umbro non si può riprodurre; il prodotto si può solo interpretare nell’ambiente che si ha, cercando di realizzare la qualità migliore, anche usando i vitigni italiani.
La connessione tra vino e ambiente culturale della città e dell’area è stato enfatizzato dalla presenza presso il polo museale di san Francesco dall’esposizione della “Madonna della cintola” di Benozzo Gozzoli, tornata a Montefalco dopo i lunghi restauri avvenuti in Vaticano.
Inoltre, è stato presente anche Philippe Daverio, critico e divulgatore dei fatti artistici che a Montefalco ha tenuto una vera e propria lezione su come recuperare un’immensa eredità storica e utilizzarla per la competitività del domani: “Basta con l’Eccellenza, prerogativa ormai di gran parte dei produttori di vino, che volendo esprimere tutto finisce per non significare granché. Meglio parlare di Unicità, che è inarrivabile e non riproducibile”.
In conclusione dopo aver creato un vino eccellente e inimitabile i produttori del Sagrantino intendono aumentare la loro presenza sui mercati internazionali sicuri del successo che potranno ricavare.
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