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TRE GENERAZIONI DA MONITORARE. UNA, DI SOLITO, DA COMBATTERE. È LA TIGNOLETTA DELLA VITE

Servono attenzione, precisione e oculatezza per tenere sotto controllo questo fitofago. Non ci si può affidare al caso, i trattamenti a calendario infatti non sono efficaci. Il periodo di lotta è alla schiusura delle uova, nella fase di “testa nera”, dopo aver verificato la soglia di intervento

11 giugno 2005 | Lorenzo Brugali

Tra i principali insetti fitofagi della vite ricordiamo la Tignoletta della vite (Lobesia Botrana). Se peronospora ed oidio vengono considerate la principali malattie fungine, sicuramente la tignoletta della vite è l’unico fitofago da tenere a bada durante tutto il periodo estivo.
Partendo dal ciclo biologico dell’insetto, tratteremo quindi i metodi di la lotta mediante mezzi facili da applicare se messi in atto con una certa oculatezza.

L’insetto
La tignoletta della vite sverna sotto la corteccia della vite dentro un bozzetto di “filo” tessuto. Verso la metà di aprile iniziano i primi voli degli adulti e in concomitanza con l’innalzamento delle temperature si accoppiano. Le femmine adulte, subito dopo l’accoppiamento depongono le uova sui bottoni fiorali (mediamente cinquanta uova/grappolo). Nel giro di 10 giorni nascono le larve che rappresentano il vero e proprio vettore di danno infatti, con il proprio apparato boccale, creano lesioni ai fiori della vite. Le larve dopo 10-15 giorni si trasformano in adulti pronti per dare inizio ad altri voli e quindi ad altri accoppiamenti.
La tignoletta della vite compia 3-4 generazioni nel periodo estivo colpendo da prima la foglie (generazione litofaga) poi i fiori (generazione antofaga) e poi i grappoli della pianta (generazione carpofaga). Sicuramente tra le tre, l’ultima è quella più temuta e dannosa ed è quella che, di solito, viene combattuta.
L’attacco sui grappoli è rappresentato da fori che le larve fanno sugli acini dove sono state deposte prima le uova. Questi fori sono veicolo di ingresso per botrite e marciume acido.

La lotta
La difesa contro la tignoletta della vite deve essere sinonimo di precisione ed oculatezza da parte dei viticoltori. Se per i parassiti fungini venivano programmati dei calendari di lotta, per la tignoletta della vite si possono tempificare i trattamenti in maniera molto più efficiente.
Per prima cosa si deve procedere al monitoraggio degli adulti che nel caso specifico viene effettuato utilizzando trappole a feromoni sessuali per arrivare a tracciare le curve di volo degli adulti. Le trappole a feromoni sono di colore giallo con al centro una capsula che libera gli ormoni sessuali della tignoletta in maniera da attirare gli adulti maschio. Anche se non esiste una netta correlazione tra catture/settimana e la percentuale di danno, il monitoraggio permette al viticoltore di rendersi conto meglio del ciclo biologico dell’insetto e quindi tenersi pronto per un eventuale trattamento. Le trappole vengono posizionate in numero di 2 ad ettaro ed il feromone deve essere sostituito ogni 3 settimane.
La soglia di intervento per un trattamento è stata invece calcolata sulla base del conto delle uova che vengono ovideposte sull’acino della pianta. Le uova sono di colore argentato e tramite una lente di ingrandimento 10x è possibile osservarle. Generalmente 10 uova/ettaro sono sufficienti per rendere necessario un trattamento. Il periodo migliore per effettuarlo è durante la chiusura delle uova ovvero quando è possibile riconoscere la larva nello stadio di “testa nera”, fase in cui le larve iniziano la loro attività trofica tramite l’apparato boccale.
Sia per i vigneti in agricoltura biologica che tradizionale, il monitoraggio degli adulti è identico. Diverso invece l’impiego di principi attivi.
Per i vigneti in agricoltura biologica, un metodo di lotta valido anche se impegnativo, è quello che prevede l’utilizzo di Bacillus Thuringiensis cv. Kurstaki (Delfin come nome commerciale). Questo batterio aerobio produce durante il proprio sviluppo cristalli proteici (prototossine) che manifestano azione insetticida dopo essere stati ingeriti dalle larve. Vengono commercializzati come i normali insetticidi ma la particolarità è data dal fatto che questi batteri devono essere somministrati con i normali atomizzatori ogni 5 giorni per tre ripetizioni successive affinché il trattamento risulti efficace.
La lotta tradizionale, ma sempre rivolta alla fase di “testa nera”, è affidata a vari prodotti commerciali tra i quali quello che forse ha avuto maggiore successo è il Nomolt a base di Teflubenzuron. Anche questo prodotto agisce per ingestione sulle larve mentre non esplica attività ovicida; viene impiegato nella dose di 50 ml/hl ed ha un tempo di sicurezza di 28 giorni. Visto l’elevato costo del prodotto (90,00€/litro), il trattamento è consigliabile solo nella fascia produttiva della pianta (fino al terzo nodo) e con l’ausilio di un bagnante per ancorare meglio il prodotto all’acino.
Fornendo un’indicazione dei costi ad ettaro possiamo affermare che Lobesia Botrana è uno dei più costosi fitofagi della vite in quanto va prevista una spesa, comprese le trappole a feromoni, di circa 300,00 euro prevedendo di fare due trattamenti all’anno.

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