Mondo Enoico

IL COMPARTO VITIVINICOLO VISTO DALLE BANCHE

Dall’Ufficio Studi di Mediobanca un interessante documento. Il settore enologico nostrano è stato accuratamente analizzato. Degna di attenzione l’indagine sull’andamento dei maggiori gruppi esteri. Non mancano le sorprese: settantuno aziende rappresentano il 34% della produzione nazionale nel 2003 ed il 51% dell’export

14 maggio 2005 | Ernesto Vania

L’Italia rappresenta il secondo produttore mondiale di vino, ma non lo dimostra.
Infatti la dimensione media delle aziende vitivinicole è modesta se confrontata ai grandi colossi internazionali.

Nel 2003 le 71 maggiori società analizzate hanno realizzato un fatturato medio di 43 milioni di euro, con poco più di un centinaio di dipendenti. Vi sono soltanto due cooperative che superano i 200 milioni di fatturato e per raggiungere il volume d’affari della maggiore impresa europea, la francese Castel, occorre sommarne ben sette.
I due miliardi di euro vengono raggiunti sommando i fatturati delle prime 24 aziende. A tal proposito, ricorda lo studio di Mediobanca, il maggior gruppo mondiale, l’americano Constellation, ha un fatturato di 2,4 miliardi di euro per il solo vino, arriva a 3,5 miliardi se vi si sommano anche le altre attività (birra e superalcolici).
È inoltre fatto rilevare che nel 2003 il flusso degli investimenti si è mantenuto elevato, uguale rispetto all’anno precedente che aveva rappresentato il massimo storico, ma nel 2004 purtroppo la crisi si è fatta sentire e la riduzione è stata sensibile (-27%).
È proprio nel 2003 che le case vinicole italiane hanno accusato per la prima volta una flessione dell’utile. Una variazione media contenuta (-7,9%), ma segue una flessione ben più importante (-13%) registrata per il margine operativo netto.

Nel 2004 il 40% delle vendite delle principali società vinicole è transitato per la grande distribuzione, il secondo canale di vendita è l’Horeca (22,7%).
Non è tuttavia possibile dimenticare che una quota consistente della produzione italiana viene esportata, con un saldo attivo da 760 milioni di euro nel 1990, 2,6 miliardi nel 2002 e 2,5 miliardi nel 2003. Un dato in declino che non può non tenere conto delle pessime condizioni climatiche che hanno pesantemente condizionato la produzione 2002.
Sono i vini di qualità (spumanti, Doc e Docg) a coprire la fetta più importante delle esportazioni: 57% nel 2003. È proprio la quota di produzione di vini Doc e Docg che continua a progredire, ormai arriva a pesare circa il 30% a cui andrebbe aggiunto un ulteriore 27% per i vini Igt. Una tendenza che è pienamente compatibile e coerente con la contenuta dimensione aziendale media italiana, la loro specializzazione e il loro assetto azionario.
A tal proposito eccovi le prime cinque società vinicole italiane per fatturato (2004)
1) Caviro di Faenza (RA) – fatturato 238,9 milioni di euro – cooperativa
2) Gruppo Italiano Vini di Calmasino (VR) – fatturato 236,00 milioni di euro – cooperativa
3) Cavit di Ravina (TN) – fatturato 173,5 milioni di euro – cooperativa
4) Piero Antinori di Firenze – fatturato 116,6 milioni di euro – familiare
5) Gancia di Cannelli (AT) – fatturato 96,5 milioni di euro – familiare

Fonte: Mediobanca

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