Mondo Enoico

Il nuovo nemico della vite viene dal Giappone

Drosophila suzukii attacca gli acini subito dopo l'invaiatura, provocando danni qualitativi come un aumento dell'acidità volatile, una riduzione del colore e della struttura del vino

10 novembre 2012 | Ernesto Vania

Si chiama Drosophila suzukii (Matsumura, 1931), appartiene all'ordine dei Ditteri, ed è una specie nativa del sud-est dell'Asia. I primi ritrovamenti di questo insetto sono dell'inizio del secolo scorso su ciliegio e fragola selvatica in Giappone. Proprio in questo paese, ancor oggi, D.suzukii continua ad essere un importante fitofago per piccoli frutti e ciliegio. L’arrivo e l’insediamento in Europa di questo insetto in Europa è un'altra conseguenza del mercato globalizzato e dei cambiamenti climatici. Oggi l'insetto è diffuso preferibilmente nel nord est dell'Italia ma se ne segnala la presenza anche in Spagna ed è probabile che possa estendersi in tutto il nostro paese nel volgere di qualche anno.

All'aspetto Drosophila suzukii è un piccolo moscerino (3 mm), del tutto simile al nostro comune moscerino della frutta o dell’aceto ma è una delle poche specie di Drosophilidae che infesta frutta sana ancora sulla pianta, durante la maturazione.

L'adulto sverna in svariati rifugi (abitazioni, serre, composter, bosco, sotto corteccia, muretti a secco, ecc.) e presenta un'elevata mortalità a causa delle basse temperature e dell'umidità dell'aria. E' tuttavia attivo già dall'inizio della primavera, ovvero con temperature di 10°C. In primavera si nutre anche di fiori, come quelli dei Prunus selvatici, per poi attaccare i frutti da maggio ad agosto/settembre quando il periodo di sopravvivenza degli adulti è massimo (21-66 giorni).

E' proprio in questo periodo che Drosophila suzukii può attaccare l'uva.

Le prime uova erano sempre depositate in vicinanza del peduncolo, per poi proseguire l'attacco direttamente sull'acino, in particolare quando l'uva è matura, ovvero in prossimità della vendemmia. Generalmente l'attacco è ben riconoscibile perchè la ferita sull'acino è sferica e poco tempo dopo l'ovideposizione esce succo dalla ferita. Le larve si nutrono del succo e della polpa, portando al collasso l'acino nel volgere di pochi giorni.

Gli attacchi sono più frequenti sulle viti più vigorose, laddove vi è un ristagno di umidità e quando i grappoli sono colpiti da grandine, uccelli o comunque presentano danneggiamenti. Essendo Drosophila suzukii un insetto polifago, che attacca soprattutto piccoli frutti, vive preferibilmente vicino ai boschi, quindi un vigneto nei pressi di un'area boscata è maggiormente soggetto ad attacchi. Lo stesso vale per frutteti e in particolare piantagioni di piccoli frutti (fragole, lamponi, ciliegi...).

E' quindi indispensabile controllare attentamente l'attacco. Con un attacco inferiore al 10% è bene eseguire un monitoraggio ogni 2 giorni. Con un attacco compreso tra il 10% e il 20% occorre passare a un controllo giornaliero. In presenza di ovodeposizione superiore al 20% occorre vendemmiare il prima possibile.

A tutt'oggi il controllo chimico è molto difficile. Sono state condotte alcune prove di difesa con piretroidi ma nell'ultima fase di maturazione non è emersa alcuna differenza tra la prova e il testimone a conferma della scarsa efficacia del trattamento. Qualche risultato migliore si è ottenuto con idrossido di calcio che ha la proprietà di spostare il pH dell'acino, rendendolo meno ospitale per le uova dell'insetto, e asciugando gli acini danneggiati, rendendoli quindi ugualmente inospitali.

Il danno procurato da Drosophila suzukii è prevalentemente qualitativo sul vino, portando a un innalzamento dell'acidità volatile, da 0,36 g/l fino a 0,45 g/l, e dando luogo a vini meno strutturati, più leggeri e con una più bassa intensità del colore.

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