Mondo Enoico
Tempo in tilt, danni inevitabili. E’ possibile salvare vigna e raccolto?
Possiamo ben immaginare gli effetti del cambiamento climatico nel vigneto. Comprenderne tutte le dinamiche può sicuramente risultare utile per fronteggiare l’emergenza. Le tecniche colturali vanno di conseguenza rimeditate. Se finora abbiamo considerato eccezionali alcuni eventi, adesso l'imprevedibilità diventa norma
01 settembre 2012 | Giancarlo Scalabrelli

L’annata in corso fa eco a quella del 2003, una delle più calde dell’ultimo ventennio, ma come si è avuto modo di riferire in precedenza anche lo scorso anno abbiamo avuto elevate temperature nel mese di agosto e danni da scottature che hanno imposto una oculata scelta vendemmiale.
Il cambiamento climatico consiste nella variazione brusca degli eventi atmosferici, ma non solo, oltre all’aumento quasi generalizzato della temperatura, ma non solo, ad esempio diminuiscono i giorni di pioggia nell’anno e gli eventi piovosi sono di maggiore intensità, magari intervallati da lunghi periodi di assenza di piogge.
Questa dinamica mette a dura prova la regimazione delle acque nel territorio e arreca, inoltre, danni all’agricoltura poiché le colture vanno incontro a imprevedibili stress, anche prolungati, oppure vengono danneggiate da idrometeore (grandine, pioggia) di inusitata intensità.
Se finora abbiamo considerato eccezionali questi eventi, il cambiamento climatico ci deve ormai indurre a pensare che questa imprevedibilità stia diventando la norma.
E’ chiaro che di fronte a queste nuove dinamiche meteorologiche si rischia di scombinare la tecnica colturale che per anni è stata messa a punto in un determinato territorio. Questo significa che dovremo riconsiderare la validità delle tecniche adottate per determinate situazioni e introdurre, possibilmente, degli opportuni correttivi.
In questo periodo i riflettori sono puntati sul vigneto, mentre tra qualche mese si parlerà anche di olivo.
Nel nostro territorio (Maremma toscana) abbiamo registrato una carenza di piogge già a partire dal periodo invernale, a cui si sono aggiunte temperature elevate durante il periodo estivo, che hanno determinato situazioni di stress con accelerazione delle fasi di maturazione e in qualche caso anche con arresto delle fasi fenologiche. In generale gli acini sono più piccoli ma soltanto nei casi estremi (viti giovani, situazioni di squilibrio nella pianta) si sono avuti disseccamenti nei grappoli. In generale possiamo valutare una riduzione di circa il 20-30% della produzione, ma la valutazione potrebbe essere diversa in funzione delle specificità del sito.
In situazioni di questo genere stabbiamo assistito all’anticipo della vendemmia dei vitigni a maturazione più precoce (Merlot, Ciliegiolo, Sirah) e in qualche caso anche del Vermentino, mentre per il Sangiovese, vitigno principale del territorio ancora non siamo nella fase di completa maturazione. Per la vendemmia delle uve destinate alla produzione dei vini rossi da affinamento è importante il raggiungimento della maturazione fenolica delle bucce e soprattutto dei vinaccioli.
Dagli studi che il Dipartimento di Coltivazioni Arboree dell’Università di Pisa sta svolgendo nell’area del Montecucco risulta che per l’anno in corso, nonostante l’annata calda e siccitosa il Sangiovese sta mostrando un’ottima maturazione fenolica, migliore per esempio di quella raggiunta dal Merlot, vitigno notevolmente più precoce. Traducendo in pratica gli effetti di queste condizioni abbiamo grappoli più spargoli, acini più piccoli, con maggiore concentrazione dei componenti nobili dell’acino, acidità titolabile più elevata, migliore attitudine alla macerazione e cioè alla produzione di vini da affinamento.
Sulla base di questi parametri potremo concludere che si tratta di un’annata che potrebbe dare vini di grande qualità, proprio perché la materia prima del Sangiovese appare ottima, anche se non è uniforme nel vigneto. Occorrerà, pertanto, effettuare una attenta scelta vendemmiale per portare in cantina uve con tenore zuccherino equilibrato rispetto al contenuto in acidi organici e agli altri componenti (aromi, antociani, tannini). In sostanza l’abilità del tecnico consentirà di destinare le uve più idonee alla produzione di vini di maggiore qualità.
Giancarlo Scalabrelli è docente presso il Dipartimento di Coltivazione e Difesa delle Specie Legnose dell'Università di Pisa
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