L'arca olearia

CONTROLLO BIOLOGICO DELLA MOSCA OLEARIA

Batrocera oleae, è questo il nome scientifico del temutissimo insetto. Si tratta del parassita chiave della coltura olivo. La lotta chimica ha rappresentato per ora l’unico metodo realmente efficace per contrastare i danni che arreca. Ma sono oggi disponibili nuovi mezzi compatibili con il regolamento sull’agricoltura biologica

11 settembre 2004 | Alberto Grimelli

Come riconoscere la mosca olearia
L'adulto (lungo circa 5mm) ha un color castano- giallastro con capo più chiaro dell'addome, che nella femmina è appuntito per la presenza dell'ovodepositore.
La larva matura, bianca, senza zampe ed a forma conica, è lunga 7-8mm e vive all'interno delle olive nutrendosi della polpa.
Nelle regioni meridionali la mosca delle olive sverna anche allo stadio di adulto, nascosta tra le foglie a terra od in altri punti riparati. Nelle regioni centro- settentrionali sverna invece allo stadio di pupa a pochi centimetri di profondità nel terreno o negli anfratti della corteccia di alcuni alberi.

Lotta chimica tradizionale
Quando le olive con punture fertili, cioè con presenza di uova o giovani larve, raggiungono il 5% nelle olive da mensa od il 10% in quelle da olio, è conveniente eseguire un trattamento.
Si usa usualmenteil principio attivo dimetoato (dose di 100g per ettolitro d'acqua).

Lotta biologica
Nella olivicoltura biologica o a basso input chimico lo scopo che ci si propone è di ristabilire l'equilibrio agroecologico, nel quale parassiti e patogeni possano esistere a livelli tali da non comportare danni di eccessivo rilievo economico. A tal fine, ad esempio, sembra che l’eliminazione delle erbe infestanti possa diminuire i meccanismi di autodifesa dell’olivo nei confronti dei suoi fitofagi. Infatti su alcune specie di piante spontanee possono essere ospitati entomofagi della mosca olearia (vedi tabella seguente), come nel caso di Eupelmus urozonus, attivo predatore di Bactrocera oleae, che svolge il suo ciclo principalmente su Inula viscosa.



Volendo prendere in considerazione l’utilizzo degli estratti di origine vegetale la scelta sembra dover cadere su azadiractina, piretro e rotenone.
- Azadiractina (estratta della pianta del Neem)
Questo prodotto è noto per la sua modalità d’azione nei confronti degli insetti tra cui, principalmente, l’inibizione della muta, la fagodeterrenza e/o repellenza e la riduzione della fecondità. L’azione larvicida, peraltro già osservata, rimane tutta da verificare e va anche analizzata l’eventuale citotropicità nei tessuti della drupa tenendo conto della dichiarata azione endoterapica dei formulati, oltre a questo risulta necessario un approfondimento di alcuni aspetti legati all’ottimizzazione dei dosaggi.. È comunque un prodotto ad elevato spettro d’attività e anche per questo necessita di essere bene sperimentato nelle applicazioni contro la mosca dell'olivo.
- Piretro
Il piretro è stato e viene utilizzato nella lotta adulticida vista la sua azione per contatto e ingestione. Tenuto conto che nella lotta adulticida un elemento molto importante è la persistenza del prodotto ad azione insetticida utilizzato, occorre migliorare le conoscenze sulla stabilità dei formulati come pure sull’ottimizzazione dei dosaggi.
- Rotenone
Questo prodotto viene attualmente utilizzato da alcune aziende biologiche nel controllo della mosca dell’olivo, soprattutto con interventi larvicidi a tutta chioma, anche se esistono altre aziende che lo stanno utilizzando nelle esche proteiche. Poche sono, a tuttoggi, le prove sperimentali effettuate e pertanto si ritiene sicuramente opportuno aumentare queste esperienze, tenuto anche conto delle caratteristiche del rotenone tra cui l’assenza di proprietà endoterapiche e la sua estrema fotolabilità.

La lotta con biotecnologie si può attuare con il metodo della cattura massale. Recentemente, in agricoltura biologica, è consentito l’uso di trappole particolarmente efficaci contenenti o impregnate di un insetticida. Questa tecnica è però efficacemente utilizzabile solo in comprensori molto ampi.
La cattura massale consiste nel disporre nell’oliveto una tavoletta o un sacchetto impregnati di un insetticida, deltametrina nella maggior parte dei casi, corredata di una provetta contenente un'esca (idrolizzato di proteine o soluzione di carbonato d'ammonio; i feromoni sessuali); altre esche utilizzate si basano su melassa additivata con piretro, o con estratti di quassia e artemisia.
Si tratta di un metodo preventivo che riducendo la popolazione adulta ne limita le infestazioni larvali e i relativi danni alle drupe.

Un’ulteriore novità tecnica sembra il caolino, una polvere d’argilla, magari addizionato con rame o poltiglia bordolese. L’idea è creare una barriera fisica alla ovodeposizione. Infatti prima di deporre l’uovo Bactrocera oleae tasta l’oliva con i suoi organi sensitivi, è noto che se riscontra la presenza di sostanze estranee o repellenti si allontana senza infestare la drupa.
Il principale problema di questo mezzo è la scarsa resistenza alla pioggia che dilava il prodotto e l’elevato numero di interventi a cui si è inevitabilmente costretti a causa del normale accrescimento dell’oliva che lascia così parte dei suoi tessuti scoperti e quindi attaccabili.

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