L'arca olearia
Deludente spot sull’olio, si poteva fare di meglio
L’idea sicuramente è da approvare, ma l’esito non risponde alle attese. Il Ministero delle Politiche agricole ha deluso. Anni di lavoro, da parte di chi si impegna nel far acquisire una corretta cultura di prodotto, sono stati banalizzati da uno spot anonimo, scialbo e senza appeal
13 febbraio 2010 | Luigi Caricato

Non prendetemi per un rompiscatole, e nemmeno per un bastian contrario che deve sempre contraddire.
Chi mi conosce sa benissimo quanto per vocazione io sia una persona solare e positiva, che ama costruire piuttosto che demolire, senza per questo rinunciare a critiche severe quando si tratta di esprimere un giudizio spassionatamente sincero. Come quello che ora sto formulando.
E non si dica che tutto vada bene comunque, purché lâolio extra vergine di oliva sia al centro dellâattenzione, purché venga messa in luce la grande tradizione olearia italiana, e purché si faccia percepire al consumatore quel che davvero importa comunicare: e cioè, che lâolio ricavato dalle olive è un prodotto di straordinaria bontà .
No, non si può accettare semplicemente accontentandosi di quel che si è fatto, anche se è qualcosa che appare piuttosto mediocre, nel complesso, soprattutto quando tale voce di spesa rappresenta una opportunità persa, o comunque una opportunità dimezzata. Io credo che si possa fare una comunicazione di qualità anche quando si ha a che fare con degli spot di carattere istituzionale, e ve ne sono tanti di esempi a supporto di tale tesi.
Il fatto è che lâolio merita di meglio: unâattenzione più qualificata, e possibilmente con meno errori di forma.
Il mio giudizio dunque è chiaro: è estremamente negativo, pur apprezzando lâidea, sicuramente da approvare, anzi da ripetere, ma non con tali risultati.
Ecco il link per prendere visione del video: link esterno
A voi lâoccasione di esprimere un personale giudizio. Senza commetterre però lâerrore di pensare a tale spot in se stesso, senza confrontarlo con i tanti spot pubblicitari trasmessi ad ogni ora del giorno in tivvù.
Alcuni giudizi negativi erano stati già espressi, seppure sottovoce, i primi di dicembre, quando il video era stato presentato in anteprima ai rappresentanti dellâassociazionismo di categoria, delusi per varie ragioni per uno spot che appare piuttosto debole nei contenuti e nella forma. Ora châè stato reso pubblico lo spot, è giusto che se ne parli, senza tante ipocrisie.
Ora, se avete preso visione dello spot che il Ministero delle Politiche agricole ha finanziato per risollevare le sorti dellâolio extra vergine di oliva italiano, siete invitati a comunicare il vostro libero parere, senza reticenze. Se pensate che questo spot possa riuscire nellâintento di risollevare le sorti del comparto oleario ne prendo atto, senza opporre resistenza.
Io nel frattempo ho chiesto un parere al regista Angelo Ruta, per avere il punto di vista di un esperto. Lâho chiesto senza condizionarlo e mi ha risposto che âa prima vista sembra uno spot realizzato in modo amatorialeâ. Sono tanti gli elementi che propendono per tale giudizio: âdall'ambiente alla luce, dai costumi alla struttura drammaturgica: non apre orizzonti, ma li chiudeâ.
Ruta non esita a giudicarlo per quello che appare: âsembra pensato per un pubblico piuttosto provincialeâ, confida. E aggiunge: âgli attori fanno del loro meglio. Le comparse ai tavoli, invece, a giudicare dalla loro rigidità , sembrano parenti del regista. Manca forse un'atmosfera generale, evocata dalla voce fuori campo, che non corrisponde a quello che si vedeâ.
Fin qui il giudizio di chi nulla ha a che vedere con lâolio.
Per il resto, ritengo sprecati i 156 mila euro, Iva compresa, investiti.
Dal Ministero fanno sapere che lâobiettivo è di sottolineare âla qualità , le caratteristiche nutrizionali, il valore culturale e il legame territoriale e storico di un prodotto conosciuto e amato in tutto il mondoâ.
Non solo: âl'iniziativa ha lo scopo di porre lâattenzione sulle nuove normative europee che dettano lâobbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime e delle zone di estrazioneâ.
Secondo voi lo spot ha centrato lâobiettivo?
âLo spot â aggiungono dal Ministero â è stato trasmesso sulle emittenti televisive nazionali Rai negli spazi gratuiti riservati alle campagne di comunicazione istituzionale i primi dieci giorni di febbraioâ. Seguirà invece âun secondo ciclo di spot dopo il periodo di silenzio elettoraleâ.
Bene: âLo spot, della durata di 30 secondi, è ambientato in un ristorante e ha come protagonista una coppia di innamorati che introduce lo spettatore alla conoscenza e alla degustazione dellâolio extra vergine di oliva italiano. Lâagenzia pubblicitaria ideatrice del filmato è la Lowe Pirella â Fronzoni di primario livello internazionale. La regia è di Franco Bernini, regista cinematografico. Lâimporto per la realizzazione della campagna â come già riferito â è di 156.000 euro IVA compresa, somma, va precisato, che è â comprensiva di spot video, radiofonico e annunci stampaâ.
âNei prossimi mesi â aggiungono dal Ministero â saranno pianificate, in accordo con il tavolo di filiera, altre azioni di comunicazione a sostegno della conoscenza e del consumo dellâolio extravergine dâoliva italianoâ.
Ora, non me ne vogliano al Ministero, ma si mettano nei miei panni, da anni impegnato come sono, insieme con altri poveri solitari eroi a fare una comunicazione sull'olio che parte davvero dal cuore, oltre che dalla mente. Come si deve reagire di fronte a uno spot scialbo, spento, senza grinta, totalmente sprecato, perché spara a salve e non colpisce?
Provo tanta amarezza, anche perché gli errori sul piano formale non sono affatto da trascurare; e allora mi chiedo: ma non câera nessuno che vigilasse sul lavoro svolto? Di errori se ne possono commettere, ma non su uno spot di trenta secondi che va in onda all'indirizzo di un vasto pubblico.
Prendiamo il caso del bicchiere tulipano dellâassaggio, quello che viene utilizzato dai degustatori professionali secondo le buone regole dellâanalisi sensoriale. Che senso ha avuto metterlo in scena se poi, dopo aver annnusato lâolio, lo si è riversato sul pane per gustarne tutta la ghiotta bontà ?
O si sceglie di emozionare e coinvolgere il pubblico con lâesaltazione dei sapori â e in tal caso non serve a niente il bicchiere, se non a banalizzarne il significato e lâimpiego; o si utilizza al contrario il bicchiere ma in tuttâaltro contesto. Non è una questione di poco conto. Pensate a quanti anni impiegati per far capire al consumatore che lâolio va degustato in purezza e non sul pane, e qui invece si destabilizza il messaggio trasmesso in anni e anni di volontario e infaticabile impegno, da parte di tante scuole di assaggio, nel cercare di convincere che lâolio non lo si giudica degustandolo sul pane, perché sul pane lo si può soltanto gustare piacevolmente, ma non valutare. Ma quanta fatica, quanta! E quanta superficialità , aggiungo io, in chi, con trenta sciocchi secondi, trenta, banalizza il lavoro di oltre ventâanni di tanta brava gente che crede nella cultura dellâolio e si muove da una regione allâaltra pur di creare cultura e trasmettere un sapere e una passione.
Mio Dio! Mio Dio, comâè difficile lavorare in questo Paese! Eâ così faticoso.
Ci sarà pure un âprimario livello internazionaleâ in chi ha lavorato per la realizzazione dello spot, come d'altra parte sostengono con orgoglio al Ministero, ma il risultato â io credo â resta quanto mai insoddisfacente, nel complesso. Ciascun lettore potrà verificare in prima persona.
Ciò che emerge, è che fare della buona comunicazione sul fronte degli oli di oliva sia un po' come un terno al lotto. Eppure con altri spot lâeffetto è totalmente diverso: si resta affascinati e sedotti.
Vi ricordate, tanto per fare un esempio, lo storico spot a favore della birra, con protagonista Renzo Arbore? Quello sì che era uno spot avvincente. Riusciva a convertire al consumo della birra anche i più incalliti astemi.
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