L'arca olearia
Summit dei Paesi oliandoli a Imperia
Un esperimento lanciato dall’Onaoo ha avuto buoni esiti. Si pensa di riproporre un appuntamento annuale per fare il punto della situazione tra gli addetti ai lavori. A spaventare la scelta in funzione del prezzo
12 dicembre 2009 | Maria Carla Squeo

Si cerca di fare il possibile. Si cerca di sostituire perfino le Istituzioni quando queste dimostrano disattenzione e disinteresse.
Eppure lâimpegno di Onaoo link esterno è ragguardevole. A spinta internazionalistica è stata premiata a Imperia, lo scorso 29 novembre, quando si è celebrata la prima edizione di âTasting and talking on extravirginâ, un vero e proprio summit al quale erano presenti i rappresentanti â non istituzionali â nove Paesi: Spagna, Italia, Siria, Marocco, Francia, Portogallo, Tunisia, Sud Africa e California, per gli Stati Uniti.
Dopo la giornata del 28 novembre, improntata sullâanalisi sensoriale, in un confronto che ha visto premiato quale miglior assaggiatore il siriano Omar Di, il giorno successivo, domenica 29, si svolto lâincontro in cui si è fatto il punto della situazione, tracciando così un quadro della realtà produttiva mondiale.
Grande soddisfazione da parte del presidente dellâOnaoo Lucio Carli, che si è spinto a sostenere lâidea di un appuntamento annuale e itinerante, in giro per il mondo, sempre nel nome degli assaggiatori aderenti a Onaoo. La medesima soddisfazione è stata espressa anche dal direttore Onaoo Fabrizio Vignolini, che ha condotto abilmente lâincontro, sostenenedo la necessità e lâurgenza di tracciare presto, in tempi rapidi, un percorso ideale entro cui muoversi, per evitare involuzioni del settore a livello mondiale. Già , perché ciò che è emerso, è che sul fronte dei prezzi si tende spesso a svilire, a fini speculativi, il prodotto.
Ma ecco i punti emersi.
Per la Spagna, il direttore gerente di Oleoestepa Ãlvaro OlavarrÃa Govantes.
Ha espressione preoccupazione, visto che lâ80 per cento della produzione di fatto viene venduta in Grande distribuzione sottraendo spazi di vendita ai produttori. Lâofferta â ha dichiarato â è disordinata e anche eccessiva. Il punto debole sta nel fatto che non esiste una concentrazione di prodotto da parte della produzione. Come in Italia, anche qui è lâindustria a detenere il controllo del mercato. In questa campagna olearia prossima alla conclusione il problema dei prezzi si è avvertito maggiormente in quanto il gruppo Sos non ha potuto effettuare acquisti strategici come negli anni passati. Per il futuro, occorrerà trovare soluzioni efficaci, onde conseguire prezzi più alti.
In comune con lâItalia câè un nemico piuttosto forte e che sembra invincibile: la Gdo.
Per il Sud Africa, Gerrie Duvenage, di Morgenster Estate
Abbiamo iniziato solo cento anni fa, siamo molto giovani, ha detto. Negli ultimi ventâanni tutto è cambiato, câè stato un forte impulso innovativo, determinante. Con 10 mila ettari di olivi e mille tonnellate di olio di oliva.
LâItalia, tra gli oli importanti, è il Paese più rappresentativo. Noi ci sforziamo di insistere sul fronte della qualità , e stiamo ottenendo buoni risultati.
Non è facile, perché abbiamo costi di produzione molto elevati e non disponiamo di sussidi da parte del governo. Non solo, il consumatore guarda al prezzo e preferisce comprare il prodotto importato, di minore qualità , proprio perché meno caro; e arriva di tutto.
Tutto ciò non rende però giustiza al nostro lavoro.
La crisi economica esiste anche per noi, e non sarà facile superare i problemi che già esistono.
Per il Marocco, il presidente di Aicha, Mardochée Devico
La mia famiglia â ha detto â copre lâintera filiera. Per molto tempo non abbiamo potuto esportare per via delle barriere doganali, ma ora questo ostacolo è stato superato e siamo contenti per le opportunità che si aprono. Cresce infatti sensibilmente lâexport, soprattutto verso il mercato americano (+13%), ma anche verso lâUe (+8%). A facilitarci è soprattutto lâaccordo di libero scambio stipulato con gli Stati Uniti.
Da noi oggi abbiamo numerosi investitori europei, molti gli spagnoli, come pure i francesi, ma nessun italiano. Ecco, io mi rivolgo agli italiani: venite a investire da noi.
Il potenziale di produzione è otto volte quello attuale. Si sta puntando a far sostituire lâolio di semi con lâolio di oliva. Ce la stiamo mettendo tutta.
Lâolio marocchino è considerato molto buono, soprattutto quello di Meknes.
Per questo vi dico, venite. E lancio un appello agli italiani: investite.
Per la Siria, il presidente di Near East Olive Products
Dal 2001 il mio Paese â ha dichiarato Adi â ha impresso una nuova immagine di sé. Lâobiettivo è di giungere a quota 150 milioni di alberi.
Il Governo daâ molta importanza allâolivicoltura, anche se non disponiamo di molta acqua, non desistiamo, crediamo nella pianta dellâolivo e nellâolio. Si tratta di una fonte di reddito importante, molto importante.
Il gusto dellâolio siriano non coincide tuttavia con il gusto che gli europei e gli americani hanno per lâolio di oliva. Eâ difficile cambiare a breve, ci sono diverse carenze da superare: occorrono frantoi nuovi e un nuovo modo di operare.
Abbiamo in compenso il vantaggio di essere il principale Paese consumatore della costa mediterranea. Sono 600 mila le tonnellate di consumo locale, 5-6 kg per abitante.
Guardiamo al futuro cercando di migliorare la qualità delle produzioni.
Per il Portogallo, in rappresentanza di Carm, la Casa Agricola Roboredo Madeira, Filipe de Albuquerque Roboredo Madeira
Produciamo olivi nella mia azienda dal 1600, ma solo da 15 anni ho dato una svolta allâazienda e alla produzione.
Notavo che a nessuno piaceva lâolio, al di fuori del mio Paese, e allora mi sono reso conto che qualcosa non andava per il verso giusto. Si doveva far qualcosa. Nel 1999 prendiamo in mano la situazione e abbiamo chiamato il professor Fontanazza. Abbiamo preso macchinari italiani, ma nessuno sapeva lavorare. Eâ stato un disastro, ma poi abbiamo ottenuto i primi risultati, e ora siamo in agricoltura biologica, il clima è estremo e la pianta subisce un tale stress che i pochi frutti sono tutti buoni.
Per lâItalia, il fondatore e presidente della Coppini Arte Olearia, Ernesto Coppini
Per me lâextra vergine è stato uno sorta di missione, ha detto. Di più: è stata una sfida, ma il mio punto di forza è stato lâapproccio diretto con il prodotto: la degustazione. Ho fidelizzato i clienti attraverso lâassaggio. Nel â64, quando avevo 22 anni, ho registrato il mio marchio. Credo molto nel rapporto che si instaura con il consumatore e ho puntato già in passato sulla carta dâidentità dei miei oli, una rintracciabilità ante litteram, anticipando le leggi attuali.
Il nostro frantoio è un museo-agorà , si delinea secondo un percorso emozionale in cui lâextra vergine si fa parola e insieme diventa un laboratorio di incontri.
Per la Francia, il presidente dellâAssociation Interprofessionnel de lâOlive de France Olivier Nasles
La Francia â ha detto â non è molto favorita, siamo molto a Nord per lâolivo. Il consumo è basso: 1,6 litri per abitante, ma difforme, perché nel Sud del Paese si attesta tra i 12 e i 14 litri pro-capite.
Eâ un mercato che va sostenuto perché potenzialmente premiante.
In grande distribuzione il prezzo medio al litro si attesta sui 5- 5,50 euro al litro. E câè da osservare che in Francia si vende soprattutto in Gdo lâolio di oliva.

Per la Tunisia, Adel Ben Romdhane, di Borges Tunisie
Sono 190 mila le tonnellate dâolio come produzione media, ma oscilla in base alle annate, è altalenante.
Ci sono piantagioni giovani, rispetto al passato, e fra tre, quattro anni si avrà una stabilità nella produzione e anche sul fronte del profilo qualitativo.
Si assiste a un miglioramento progressivo, in particolare dal centro al nord del Paese. Sono 1640 i frantoi e sono senza dubbio molto ottimista per il futuro dellâolio tunisino.
Per gli Stati Uniti, il presidente di Bariani Oliveoil Enrico Bariani
Sono un architetto e un atleta, in California â ha precisato Bariani. Il consumo dâolio era quasi assente, ma nei primi anni Novanta câè stata una scoperta, grazie soprattutto alla campagna pubblicitaria di una grande azienda italiana.
Nel 200° sono entrato nellâOnaoo e ho così migliorato la struttura aziendale e la produzione. Non siamo la più grande azienda americana, ma sicuramente la più amata.
Nel mio caso perché sono un italiano; poi perché siamo una famiglia; poi perché abbiamo un contatto diretto con il consumatore; e infine perché rispondiamo a qualsiasi domanda ci ponga il consumatore.
Gli Stati Uniti sono un Paese patriottico, fortemente legato ai prodpri prodotti. Eâ difficile che accettino ciò che non appartiene a loro. Eâ difficile entrare nel mercato statunitenese se vi è un prodotto analogo locale. Chi arriva con lâintento di far soldi non approderà da nessuna parte, i risultati arrivano solo con il tempo.
Qui è il prezzo che determina la scelta. Inoltre va detto che si mettono in dubbio molti oli italiani, perché si trovano sullo scaffale a basso prezzo. Questa pubblicità negativa gioca a sfavore dei prodotti italiani.
Infine, significativo lâintervento di Marcello Scoccia, vicepresidente di Onaoo, che illsutra le dinamiche della filiera italiana dellâolio di oliva in tutta la sua evidenza. Il paese ha bisogno di superare ancora gli steccati della bandiera e dellâideologia.
E, a chiudere lâincontro, Luigi Caricato, il direttore di âTeatro Naturaleâ, oleologo, che, facendo il punto della situazione, evidenzia come, per il bene del comparto mondiale, non vi possa essere alcuna visione contrapposta tra i vari Paesi produttori. Eâ sbagliato partire da atteggiamenti di forte concorrenzialità quando in verità i consumi nel mondo crescono e si estendono geograficamente: ci sarebbe spazio per tutti, bisogn aperciò lavorare affinché si incrementino le quote di consumo pro-capite, sullâonda della salubrità e della buona immagine di cui gode il prodotto. Da qui dunque la necessità di trovare punti di accordo tra i produttori di tutti i Paesi: è importante â aggiunge Caricato â unirsi e trovare soluzioni condivise ed efficaci.
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