L'arca olearia

Ecco come si distinguono le varietà di olivo: la morfo-anatomia fogliare come strumento per scegliere le cultivar

Ecco come si distinguono le varietà di olivo: la morfo-anatomia fogliare come strumento per scegliere le cultivar

Differenze significative tra le varietà di olivo per area fogliare (339-872 mm²), spessore della lamina (331-489 µm), densità dei tricomi (71-206 per mm²) e rapporti tra tessuti fotosintetici e di conduzione. Emergono due strategie funzionali distinte, una "acquisitiva" e una "conservativa"

24 ottobre 2026 | 11:00 | R. T.

L'olivo (Olea europaea L.) occupa un posto centrale nel paesaggio agricolo e culturale mediterraneo. L'Italia, con circa 600 cultivar su un patrimonio mondiale di oltre 1700, rappresenta una delle principali riserve di biodiversità olivicola. Questa diversità è il frutto di millenni di selezione operata dagli agricoltori, che hanno adattato i diversi ecotipi a territori e condizioni pedoclimatiche specifiche. Caratterizzare tale variabilità è essenziale non solo per la conservazione, ma anche per la selezione varietale e per la gestione agronomica sostenibile.

Lo studio ha esaminato 24 cultivar mediterranee, tutte innestate sulla stessa cultivar (Canino) e coltivate in un medesimo campo collezione ad Antella (Firenze), con clima mediterraneo Csa, su piante di quarant'anni allevate a vaso e sottoposte a pratiche agrotecniche standard. Questa uniformità di condizioni è il presupposto metodologico fondamentale che consente di isolare il contributo genetico alla variabilità osservata. Su ventuno foglie pienamente espanse per cultivar, prelevate tra il secondo e il terzo nodo di rami di un anno, sono stati misurati descrittori morfologici, anatomici, tricomatosi, stomatici, di colore e fisiologici, con analisi statistiche (ANOVA, test di Tukey, regressioni e PCA).

Dimensioni e forma della foglia: un continuum diagnostico

I risultati confermano una notevole variabilità genotipica. La lunghezza della lamina varia da 44,89 mm (Ravece) a 75,48 mm (Itrana), la larghezza da 9,45 mm (Pendolino) a 17,05 mm (Grapudda) e l'area fogliare da 339 mm² (Ravece) a 872 mm² (Grapudda). Il rapporto lunghezza/larghezza, compreso tra 3,74 (Leccio Maremmano) e 6,44 (Bella di Spagna), consente di classificare le foglie in ellittiche (Frantoio e Leccio Maremmano), ellittico-lanceolate (18 cultivar) e lanceolate (Bella di Spagna, Gordal Sevillana, Grossa di Spagna e Itrana). La forma ellittico-lanceolata risulta la più rappresentata. I dati relativi alle cultivar toscane, siciliane e pugliesi concordano in larga parte con le descrizioni di OleaDB e della letteratura, con alcune eccezioni (Frantoio, Grapudda e Gordal Sevillana) verosimilmente attribuibili a variabili ambientali o a diversi metodi di campionamento.

Dal punto di vista operativo, la morfometria fogliare rappresenta un primo strumento di riconoscimento varietale a costo contenuto, utile nei campi collezione e nei vivai per risolvere sinonimie e verificare l'identità del materiale di propagazione. Per gli olivicoltori, la conoscenza della taglia fogliare della propria cultivar aiuta anche a calibrare i volumi di irrorazione in difesa fitosanitaria: varietà a foglia grande e a lamina spessa offrono una superficie di intercettazione maggiore e possono richiedere adattamenti nella taratura delle irroratrici.

Anatomia della lamina: tra xerofilia e fotosintesi

La struttura anatomica conferma le tipiche adaptazioni xeromorfiche dell'olivo: cuticola spessa, doppio palizzato e mesofillo compatto. Lo spessore dell'epidermide superiore varia da 25,49 µm (Carolea) a 39,88 µm (Sant'Agostino), il palizzato superiore da 165,12 µm (Moraiolo) a 100,64 µm (Bella di Spagna), il palizzato inferiore da 41,16 µm (Sant'Agostino) a 23,30 µm (Maurino), lo spugnoso da 249,12 µm (Biancolilla) a 138,72 µm (Maurino). Lo spessore totale della lamina oscilla tra 331 µm (Maurino) e 489 µm (Nocellara del Belice). Il rapporto palizzato/spugnoso raggiunge i valori più elevati in Leccio Maremmano (103,90%), Moraiolo (99,58%) e Pendolino (99,50%), dove i due tessuti risultano sostanzialmente equivalenti.

Questi parametri non sono mere curiosità descrittive. Un palizzato ben sviluppato massimizza la cattura della luce e l'efficienza fotosintetica, mentre lo spugnoso, con i suoi spazi intercellulari, determina la resistenza alla diffusione della CO₂ dagli stomi ai cloroplasti. Nell'olivo tale resistenza del mesofillo è il principale fattore limitante dell'assimilazione carbonica: anche a stomi aperti, la CO₂ diffonde lentamente nel mesofillo denso, impedendo tassi fotosintetici elevati (3-4 volte inferiori a quelli di melo e mandorlo). Si tratta di un compromesso evolutivo: la struttura compatta e le pareti cellulari spesse proteggono la foglia dalla siccità riducendo la traspirazione, ma limitano l'assorbimento di carbonio e la crescita.

In termini pratici, cultivar con rapporto palizzato/spugnoso elevato e lamina sottile tendono a privilegiare l'efficienza fotosintetica per unità di superficie, mentre cultivar con spugnoso dominante e lamina spessa privilegiano la protezione idrica. Nella scelta varietale per nuovi impianti in areali siccitosi, questo dato suggerisce di preferire genotipi a mesofillo compatto e palizzato prevalente, mentre in ambienti più freschi e con disponibilità idrica si possono valorizzare cultivar a spugnoso sviluppato, che facilitano gli scambi gassosi.

Tricomi: una copertura a più strati

L'analisi dei tricomi peltati sulla pagina inferiore ha fornito i risultati più innovativi. La densità varia da 71 tricomi/mm² (Frantoio) a 206/mm² (Sant'Agostino), con una media di 114,98/mm², valore inferiore a quelli riportati per varietà marocchine (158,51/mm²) e tunisine (227,9/mm²), differenze attribuibili alle condizioni ambientali di crescita. Il diametro maggiore varia da 132,2 µm (Gordal Sevillana) a 211,3 µm (Leccino), il diametro minore da 109,6 µm (Nocellara del Belice) a 191,6 µm (Leccino). La lunghezza delle punte, parametro a massima variabilità, va da 6,89 µm (Gordal Sevillana) a 26,78 µm (Leccino), con un valore quadruplo tra i due estremi. Il numero di punte è massimo in Carolea, Coratina e Moraiolo (circa 31) e minimo in Itrana e Nocellara Messinese (meno di 24).

L'indice di area tricomatosa (TAI), che esprime la superficie coperta dai tricomi per mm² di foglia, è stato calcolato sia per il solo disco centrale (TAIcd) sia includendo le punte (TAItr). I valori più alti di TAIcd si registrano in Sant'Agostino (2,71 mm²/mm²) e Leccio Maremmano (2,49 mm²/mm²), il più basso in Nocellara Etnea (0,95 mm²/mm²), dove l'epidermide inferiore non è completamente coperta. Includendo le punte, quattro cultivar (Sant'Agostino, Leccio, Leccio Maremmano e Nocellara Messinese) raggiungono tre strati sovrapposti di tricomi. Leccio e Leccio Maremmano mostrano un pattern interessante: pur avendo densità relativamente basse, presentano TAItr elevate grazie alle maggiori dimensioni e alla lunghezza delle punte. La variabilità dell'area tricomatosa dipende quindi più dalla dimensione delle punte che dal disco centrale, il cui raggio varia in un intervallo limitato (circa 25 µm).

I tricomi rappresentano una strategia adattativa contro stress biotici e abiotici: accumulano composti che assorbono i raggi UV-B proteggendo i tessuti sottostanti, aumentano la riflettanza riducendo la temperatura della lamina e la traspirazione, e ispessiscono lo strato limite fogliare. Studi recenti hanno inoltre dimostrato che i tricomi consentono alle foglie di trattenere l'acqua sulla superficie, favorendone l'assorbimento da rugiada, pioggia o nebbia. La composizione in strati della copertura tricomatosa, insieme alla forma e alla lunghezza delle punte, può influenzare la ruvidità superficiale e il trasporto delle gocce.

Per l'olivicoltore, questi dati indicano che cultivar come Sant'Agostino e Leccio Maremmano, con copertura tricomatosa pluristratificata, offrono una protezione strutturale superiore contro radiazione e perdite idriche, caratteristica preziosa in areali caldi e ventilati. Va tuttavia considerato che una copertura densa può ostacolare la bagnatura dei trattamenti e favorire il ristagno di umidità, con implicazioni nella gestione fitosanitaria e nella scelta dei formulati e dei coadiuvanti.

Stomi: il compromesso tra numero e dimensione

Le caratteristiche stomatiche variano significativamente tra cultivar. La lunghezza dello stoma va da 16,56 µm (Sant'Agostino) a 22,42 µm (Ascolana Tenera), la larghezza da 8,52 µm (Picholine) a 12,43 µm (Ascolana Tenera), la superficie stomatica da 116 µm² (Sant'Agostino) a 221 µm² (Ascolana Tenera). L'area massima della rima stomatica è minima in Leccino (20,84 µm²) e massima in Maurino (47,15 µm²). La densità stomatica varia ampiamente: da 640,62 stomi/mm² (Pendolino) a valori minimi in Bella di Spagna e Santa Caterina, con una media di 385,35 stomi/mm², in linea con i range di letteratura. Il rapporto densità tricomi/stomi va da 0,17 (Carolea e Ravece) a 0,49 (Grapudda).

Si conferma il noto trade-off tra numero e dimensione degli stomi: cultivar ad alta densità (Pendolino, Ravece, Sant'Agostino) presentano stomi più piccoli, mentre cultivar a bassa densità (Gordal Sevillana, Grapudda, Itrana) hanno stomi più grandi. Gli stomi piccoli consentono una chiusura più rapida e un controllo più stretto delle perdite idriche, rendendo queste cultivar potenzialmente promettenti per ambienti a rischio di deficit idrico. La densità stomatica è inoltre plastica: in condizioni aride l'olivo aumenta il numero di stomi per unità di superficie, ma la vicinanza tra stomi adiacenti genera interferenza diffusiva che riduce la perdita netta di vapore.

Sul piano operativo, la combinazione "stomi piccoli e numerosi" suggerisce una maggiore capacità di modulare rapidamente gli scambi gassosi, utile in regimi irrigui limitati o in areali con estati particolarmente calde. La combinazione opposta, "stomi grandi e poco numerosi", può favorire gli scambi in condizioni idriche favorevoli ma richiede maggiore attenzione nella gestione dell'irrigazione e nella protezione dagli stress termici.

Colore e fisiologia: indicatori di strategia

Il colore della pagina superiore, misurato in CIELAB, mostra luminosità (L) da 32,03 (Leccio Maremmano) a 44,34 (Sant'Agostino) e croma da 7,43 (Uovo di Piccione) a 15,6 (Coratina e Nocellara Etnea). Il rapporto b/a* è inferiore a -2 in Itrana, Picholine, Carolea e Sant'Agostino, indicando una componente gialla leggermente superiore, mentre è circa -1,7 in Ascolana Tenera, Leccio Maremmano e Pendolino, con tonalità verde più pura. Questi dati, coerenti con la letteratura, riflettono la concentrazione dei pigmenti, l'anatomia del mesofillo e le proprietà della cuticola.

La fluorescenza clorofillica (Fv/Fm) si mantiene su valori ottimali per tutte le cultivar (0,742-0,822), senza segnali di sofferenza: il gruppo a valori più alti (0,822) comprende Leccino, Maurino, Nocellara del Belice e Nocellara Etnea, quello a valori più bassi (0,742) Bella di Spagna, Carolea, Frantoio e Moraiolo. Gli scambi gassosi mostrano invece differenze marcate: la conduttanza stomatica è massima in Coratina (330 mmol m⁻² s⁻¹) e minima in Pendolino (5) e Leccino (19,8); la fotosintesi netta è massima in Bella di Spagna (12,2 µmol CO₂ m⁻² s⁻¹), seguita da Coratina (10,2) e Bianchera (8,9); l'evapotraspirazione è massima in Coratina (5 mmol H₂O m⁻² s⁻¹); l'efficienza nell'uso dell'acqua (WUE) è massima in Biancolilla (5,18 µmol CO₂/mmol H₂O) e minima in Nocellara del Belice e Grossa di Spagna (circa 1).

Due casi esemplificano le strategie opposte. Biancolilla (Sicilia) unisce la WUE più alta a una conduttanza bassa (29,4 contro una media di 95,01), suggerendo un controllo stomatico stretto, a un'elevata densità tricomatosa (104,4/mm²), a TAItr medio-alta (2,20 mm²/mm²) e a lamina spessa (461,9 µm): una strategia conservativa, coerente con l'origine in ambienti poveri d'acqua e con la tolleranza a siccità e freddo riportata in letteratura. Bianchera (Friuli) mostra invece conduttanza elevata (241,36), fotosintesi elevata (8,95) ed evapotraspirazione elevata (4,08), ma WUE bassa (2,24), con spugnoso che occupa quasi metà della lamina (ST/LT 46,81%) e densità tricomatosa sotto la media: una strategia acquisitiva, coerente con l'origine settentrionale e con la scarsa tolleranza allo stress idrico, ma buona resistenza al freddo.

Indicazioni operative per gli olivicoltori

La PCA, condotta su 14 variabili selezionate, spiega il 53,06% della varianza totale (PC1 21,02%, PC2 17,96%, PC3 14,08%). La PC1 è associata ai tratti strutturali (TAItr e PT/ST positivi, spessore fogliare e spugnoso negativi), la PC2 agli stomi e alla fisiologia (densità stomatica in opposizione a dimensione degli stomi, con conduttanza e fotosintesi associate a dimensione stomatica e area fogliare). Il biplot differenzia chiaramente le cultivar: Coratina, Bianchera e Bella di Spagna si collocano verso una strategia acquisitiva, Biancolilla verso una conservativa, mentre Pendolino, Maurino e Sant'Agostino si distinguono per maggiore investimento tricomatoso e organizzazione del mesofillo.

Da questi risultati derivano indicazioni pratiche concrete. Per nuovi impianti in areali siccitosi o con irrigazione limitata, è opportuno privilegiare cultivar a strategia conservativa, con stomi piccoli e numerosi, elevata WUE e copertura tricomatosa pluristratificata (ad esempio Biancolilla, Sant'Agostino, Leccio Maremmano), che offrono maggiore resilienza agli stress idrici e termici. In ambienti freschi, con buona disponibilità idrica e obiettivi produttivi orientati alla quantità, si possono valorizzare cultivar acquisitive come Bianchera, Coratina e Bella di Spagna, più efficienti negli scambi gassosi ma più esigenti in termini di acqua e più sensibili alla siccità. La caratterizzazione fogliare, infine, va intesa come strumento di supporto alla certificazione varietale e alla gestione dei campi collezione: la combinazione di descrittori morfologici, anatomici e tricomatosi consente di discriminare le cultivar con buona accuratezza e di orientare la selezione verso genotipi coerenti con le sfide del cambiamento climatico. Le collezioni di germoplasma, come quella studiata, si confermano risorse essenziali per i programmi di miglioramento genetico e per una gestione consapevole e sostenibile dell'olivicoltura mediterranea.

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