L'arca olearia
Camarosporium dalmaticum sulle olive, riconoscere i sintomi del fungo patogeno e come contrastarlo
Il problema non è soltanto il fungo: la malattia nasce dall’interazione tra oliva, ferite, mosca dell’olivo e cecidomia. Per questo la strategia più efficace non consiste nel cercare un singolo trattamento curativo, ma nel ridurre le condizioni che consentono al patogeno di entrare e svilupparsi nel frutto
10 settembre 2026 | 14:00 | R. T.
Camarosporium dalmaticum è il nome storico con cui la malattia è stata descritta nell'olivo. Nel tempo il microrganismo è stato classificato anche come Phyllosticta dalmatica, Phoma dalmatica, Macrophoma dalmatica e Sphaeropsis dalmatica. Gli studi morfologici e molecolari più recenti hanno ricondotto il patogeno a Botryosphaeria dothidea, con Fusicoccum aesculi come forma anamorfica. Anche EPPO oggi riporta Camarosporium dalmaticum tra i sinonimi di B. dothidea.
Per l'olivicoltore, tuttavia, la distinzione nomenclaturale non cambia il riconoscimento della malattia: si tratta del caratteristico “scudetto” necrotico della drupa, particolarmente importante nelle olive destinate alla trasformazione da mensa.
La malattia è presente nell'area mediterranea e generalmente non rappresenta una delle principali avversità dell'olivo. Può però diventare economicamente rilevante quando coincidono elevata presenza di mosca, condizioni favorevoli all'infezione e cultivar suscettibili. Gli studi condotti in Calabria hanno infatti evidenziato differenze di comportamento tra cultivar allevate nelle stesse condizioni ambientali.
Come riconoscere il danno sulle olive
Il sintomo più caratteristico compare sulla drupa come una macchia circolare bruno-scura, infossata e ben delimitata. La lesione può raggiungere alcuni millimetri di diametro e, con l'evoluzione della malattia, al suo interno compaiono piccoli punti neri: sono i picnidi, strutture riproduttive del fungo.
La lesione interessa inizialmente gli strati superficiali, ma il micelio può penetrare progressivamente nella polpa, provocando il deterioramento dei tessuti. Nei casi più avanzati l'oliva può disidratarsi, raggrinzirsi e andare incontro a una vera e propria mummificazione.
Il riconoscimento è particolarmente importante nelle olive verdi, dove la lesione scura e depressa risalta nettamente. La diagnosi differenziale deve tenere conto di altre alterazioni fungine della drupa, in particolare quelle che producono necrosi e marciumi.
Nelle olive da mensa il danno è immediatamente evidente: anche una lesione relativamente piccola può rendere il frutto non commercializzabile. Negli oliveti destinati alla produzione di olio il problema assume invece una dimensione diversa, perché il deterioramento della drupa può riflettersi sulla qualità della materia prima e quindi sull'olio ottenuto.
Il ruolo decisivo delle ferite
Uno degli aspetti più interessanti della malattia è che B. dothidea non deve necessariamente penetrare attraverso una drupa perfettamente integra. Le ferite rappresentano una delle principali porte d'ingresso.
Queste possono essere provocate dalla puntura e dall'ovideposizione della mosca dell'olivo (Bactrocera oleae), dall'attività larvale, da altri insetti oppure da eventi meccanici e ambientali.
È proprio questa relazione che rende la malattia particolarmente interessante dal punto di vista della difesa integrata. Non basta chiedersi se il fungo sia presente nell'oliveto: occorre valutare quante drupe suscettibili e ferite siano disponibili per l'infezione.
Le ricerche condotte su B. dothidea hanno infatti evidenziato la capacità del fungo di colonizzare le olive e di provocare la tipica malattia dell'escudete, mentre gli studi italiani hanno documentato una stretta relazione tra infestazione da B. oleae e infezione fungina.
La particolare relazione con la cecidomia dell'olivo
La biologia della malattia diventa ancora più complessa considerando Prolasioptera berlesiana, la cecidomia dell'olivo, un insetto che normalmente viene considerato utile perché è associato al controllo della mosca dell'olivo.
La femmina della cecidomia può infatti utilizzare le gallerie e i siti di ovideposizione della mosca. Il fungo rappresenta inoltre una componente fondamentale della relazione trofica delle larve della cecidomia. In altre parole, si crea una particolare interazione a tre: mosca dell'olivo, cecidomia e fungo.
Questo punto è fondamentale per evitare una semplificazione molto diffusa: non è corretto considerare la cecidomia semplicemente come “l'insetto che porta il fungo”. Le ricerche più recenti hanno mostrato una relazione biologica più complessa, nella quale il fungo costituisce anche una risorsa trofica per le larve della cecidomia.
Allo stesso tempo, la presenza di Prolasioptera berlesiana non deve essere automaticamente interpretata come un evento negativo. In un oliveto con bassa infestazione di mosca, la sua azione parassitoide può essere vantaggiosa. Il problema può diventare importante quando le popolazioni della mosca rimangono elevate e si crea una grande disponibilità di siti di ovideposizione e tessuti lesionati.
Pioggia e umidità favoriscono la diffusione
Il ciclo epidemiologico è fortemente influenzato dall'acqua. I picnidi presenti sulle olive infette producono conidi che possono essere liberati in presenza di pioggia o bagnatura e raggiungere altre drupe attraverso schizzi d'acqua e movimentazione dell'umidità.
Le olive mummificate rappresentano quindi un potenziale serbatoio di inoculo. La combinazione tra frutti infetti, bagnatura e presenza di ferite costituisce una situazione particolarmente favorevole alla malattia.
Gli studi fisiologici condotti sull'agente dell'escudete hanno analizzato proprio il rapporto tra crescita del patogeno, temperatura e disponibilità idrica, confermando che i fattori ambientali hanno un ruolo determinante nell'espressione della malattia.
Per l'olivicoltore questo significa che non è sufficiente osservare soltanto la temperatura. Un periodo caldo accompagnato da piogge, elevata bagnatura delle drupe e abbondanza di frutti lesionati può creare condizioni molto più favorevoli rispetto a un periodo semplicemente caldo e asciutto.
La cultivar può fare la differenza
La suscettibilità genetica dell'olivo è un altro elemento da considerare. La ricerca condotta su cultivar differenti ha dimostrato che la risposta all'attacco di C. dalmaticum non è uniforme.
Studi successivi sulle cultivar hanno confermato differenze di suscettibilità alla malattia dell'escudete, con alcune varietà da mensa particolarmente esposte. In particolare, la letteratura ha evidenziato una maggiore sensibilità di cultivar come Gordal Sevillana, mentre altre mostrano livelli differenti di suscettibilità.
Questo elemento diventa strategico quando si progettano nuovi impianti da mensa in aree dove la malattia è ricorrente. La scelta varietale non può essere effettuata esclusivamente sulla base di produttività, pezzatura, resa alla raccolta o caratteristiche commerciali: anche la sensibilità alle principali avversità dovrebbe entrare nel bilancio agronomico.
Il controllo della mosca è anche una misura contro il fungo
La prima indicazione pratica per l'olivicoltore è probabilmente la più importante: controllare correttamente Bactrocera oleae.
La ragione non è soltanto la perdita diretta di polpa provocata dalle larve. La puntura della mosca crea infatti una vulnerabilità della drupa che può facilitare l'insediamento di microrganismi secondari, compreso l'agente dell'escudete. Gli studi italiani hanno trovato una relazione significativa tra livello di infestazione della mosca e presenza della malattia fungina.
La difesa deve quindi essere impostata sulla base del monitoraggio della mosca, evitando sia interventi tardivi sia trattamenti automatici non giustificati. Trappole, controllo delle catture e osservazione delle punture fertili devono guidare le decisioni, tenendo conto della destinazione della produzione e delle soglie previste dalle strategie di difesa adottate in azienda.
Nelle olive da mensa questo approccio assume un'importanza ancora maggiore perché il valore commerciale dipende dall'integrità estetica della drupa.
Attenzione alle olive mummificate
Un altro intervento agronomico utile consiste nel ridurre la presenza di frutti fortemente colpiti e mummificati, soprattutto quando rimangono sulla pianta o sul terreno in quantità elevate.
I frutti infetti possono ospitare strutture riproduttive del fungo e contribuire alla disponibilità di inoculo. La loro gestione deve quindi essere considerata all'interno della strategia complessiva di igiene dell'oliveto.
Questo non significa necessariamente effettuare una raccolta manuale specifica in ogni situazione: la convenienza dell'intervento dipende dalla gravità della malattia, dalla destinazione produttiva e dalla possibilità concreta di rimuovere i frutti. Nei casi ricorrenti e importanti, tuttavia, la riduzione delle fonti di inoculo può diventare una misura preventiva interessante.
Il rame va considerato soprattutto in prevenzione
Per la difesa fungina sono stati storicamente utilizzati prodotti rameici, soprattutto con una funzione preventiva e di protezione delle superfici. Il principio è semplice: se il fungo ha bisogno di una porta d'ingresso, proteggere la superficie della drupa prima che si verifichino condizioni favorevoli all'infezione può ridurre la probabilità di colonizzazione.
Occorre però evitare di trasformare questa indicazione in una regola automatica. La letteratura tecnica non è univoca sull'efficacia dei trattamenti rameici contro l'escudete già insediato e alcune fonti sottolineano la limitata risposta della malattia a interventi effettuati quando l'infezione è ormai avvenuta.
Di conseguenza, il rame ha maggiore senso nell'ambito di una strategia preventiva, associata al controllo della mosca e alla gestione delle condizioni predisponenti, piuttosto che come trattamento “curativo” di olive già caratterizzate da lesioni.
Naturalmente, ogni eventuale trattamento deve essere effettuato esclusivamente con prodotti autorizzati sulla coltura e per lo specifico impiego, rispettando etichetta, dosi, intervalli di sicurezza e limiti normativi sul rame, particolarmente stringenti in agricoltura biologica.
Una strategia integrata per l'olivicoltore
L'errore più comune sarebbe affrontare il problema come una normale malattia fungina e cercare semplicemente il fungicida più efficace. Nel caso dell'escudete questa impostazione è riduttiva.
La strategia più razionale parte dal monitoraggio della mosca, perché la presenza di punture e ferite modifica il rischio epidemiologico. Deve poi considerare la presenza di olive già colpite, l'andamento delle piogge, la bagnatura delle drupe, la fase fenologica e la suscettibilità varietale.
Quando il rischio è elevato, l'obiettivo è impedire che si realizzi la sequenza ferita → infezione → produzione di inoculo → nuove infezioni.
In pratica, quindi, è più efficace intervenire sulla catena epidemiologica che aspettare la comparsa degli “scudetti” sulle olive.
Il momento più delicato è prima che il sintomo diventi evidente
Un aspetto importante della gestione è la diagnosi precoce. Quando sulla drupa compaiono le tipiche macchie scure e depresse, il processo infettivo è già avvenuto.
L'olivicoltore dovrebbe quindi imparare a leggere il rischio prima del sintomo: presenza della mosca, aumento delle punture, andamento delle precipitazioni, elevata umidità, presenza di frutti infetti dell'annata precedente e suscettibilità della cultivar sono tutti segnali che possono indicare un aumento della probabilità di sviluppo della malattia.
Questa logica è particolarmente importante con il cambiamento delle condizioni climatiche. Temperature elevate possono accelerare alcuni processi biologici dell'insetto e del fungo, ma il rischio non può essere valutato sulla temperatura isolatamente: la disponibilità di acqua e la presenza di ferite sulla drupa rimangono elementi essenziali.
La vera prevenzione parte dall'ecologia dell'oliveto
Camarosporium dalmaticum insegna una lezione importante sulla moderna difesa dell'olivo: non sempre il patogeno deve essere affrontato direttamente.
Nel caso dell'escudete, mosca dell'olivo, cecidomia, fungo, cultivar e condizioni meteorologiche formano un sistema interconnesso. Eliminare uno dei fattori di rischio può essere sufficiente a ridurre significativamente la probabilità che la malattia raggiunga livelli economicamente importanti.
Per l'olivicoltore la priorità dovrebbe quindi essere un monitoraggio coordinato di insetti e patogeni, con particolare attenzione alle olive destinate alla mensa. In presenza di attacchi ricorrenti, la scelta varietale, la gestione dei frutti residui e la tempestività della difesa contro Bactrocera oleae possono risultare più importanti della ricerca di un intervento fungicida effettuato quando i sintomi sono già comparsi.
In sintesi, il principio da tenere a mente è semplice: contro l'escudete è molto più facile impedire al fungo di entrare nell'oliva che cercare di eliminarlo quando ha già colonizzato la polpa.
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