L'arca olearia
Mosca dell’olivo, la cattura massale con sardine riduce gli attacchi
Una ricerca condotta in un oliveto biologico del Trapanese dimostra che semplici bottiglie-esca con sardine sotto sale possono contribuire a contenere Bactrocera oleae, riducendo l’infestazione delle olive e preservando la qualità dell’olio
28 agosto 2026 | 16:00 | R. T.
La lotta alla mosca dell’olivo (Bactrocera oleae) resta una delle principali sfide per gli olivicoltori mediterranei, soprattutto nelle aziende biologiche dove la gestione del parassita richiede strumenti alternativi ai tradizionali trattamenti insetticidi. Una sperimentazione condotta in Sicilia ha evidenziato come una tecnica semplice e facilmente applicabile possa offrire risultati interessanti: la cattura massale attraverso bottiglie contenenti sardine sotto sale.
Lo studio è stato realizzato in un oliveto biologico della provincia di Trapani, su piante di cultivar Cerasuola, per verificare l’efficacia di un sistema già adottato empiricamente da alcuni produttori siciliani. L’obiettivo era valutare se le sostanze attrattive liberate dalla decomposizione del pesce potessero richiamare gli adulti della mosca dell’olivo e ridurre il numero di femmine in grado di deporre le uova sulle drupe.
Come funziona la trappola con sardina
Il sistema utilizzato nella sperimentazione è estremamente semplice. Si tratta di una bottiglia trasparente in plastica da due litri, dotata di due fori nella parte superiore, riempita per circa due terzi con acqua e con una sardina sotto sale precedentemente lavata per eliminare il sale in eccesso.
La soluzione ottenuta rilascia composti volatili capaci di attirare diversi insetti appartenenti al gruppo dei tefritidi. Quando il livello dell’acqua scende per evaporazione, viene ripristinato aggiungendo nuovo liquido, mantenendo così attiva l’esca per tutto il periodo di maggiore rischio.
Le bottiglie sono state posizionate all’inizio di agosto, con una maggiore presenza lungo i bordi dell’oliveto, dove generalmente si verifica il primo ingresso degli adulti provenienti dall’esterno, e una distribuzione più rada nella parte centrale dell’impianto.
Infestazioni ridotte nelle piante protette dalle trappole
I risultati ottenuti nei due anni di prova hanno evidenziato una riduzione significativa degli attacchi rispetto alle piante non protette.
Nel primo anno di sperimentazione, alla raccolta le olive delle piante centrali dotate di trappole hanno registrato un’infestazione totale del 39%, contro il 64% delle piante poste ai margini dell’area trattata e l’80% delle piante prive di protezione.
Anche nel secondo anno la differenza è stata evidente: le piante centrali con bottiglie-esca hanno raggiunto un’infestazione del 23%, mentre gli alberi marginali con trappole si sono fermati al 36%. Le piante trattate con idrossido di rame hanno raggiunto il 53%, mentre gli alberi non sottoposti ad alcun intervento hanno registrato il 68% di olive infestate.
Il dato più interessante riguarda proprio la posizione delle piante: la cattura massale appare più efficace nella parte interna dell’oliveto, mentre le fasce perimetrali restano maggiormente esposte all’arrivo di nuovi adulti dall’esterno.
La qualità dell’olio resta elevata
La sperimentazione ha confermato anche un altro aspetto importante per gli olivicoltori: ridurre la presenza della mosca significa proteggere la qualità del prodotto finale.
Gli oli ottenuti dalle diverse tesi sperimentali hanno mantenuto caratteristiche qualitative positive. I ricercatori hanno osservato che gli indicatori più importanti per la qualità dell’olio non erano legati alla semplice presenza di olive colpite, ma soprattutto alle infestazioni più avanzate, caratterizzate dallo sviluppo delle larve, dalla formazione delle pupe e dalla fuoriuscita degli adulti.
Sono proprio questi stadi biologici, infatti, a provocare i danni maggiori ai tessuti della drupa e a favorire fenomeni di deterioramento che possono compromettere profumi, stabilità e caratteristiche organolettiche dell’olio extravergine.
Consigli pratici per gli olivicoltori
L’esperienza siciliana suggerisce alcune indicazioni operative per chi vuole utilizzare la cattura massale contro la mosca dell’olivo.
Prima di tutto è fondamentale installare le trappole con anticipo, generalmente all’inizio del periodo estivo, prima dell’aumento delle popolazioni della mosca e prima che inizi la fase più sensibile dell’accrescimento delle olive.
È consigliabile distribuire un numero maggiore di bottiglie lungo il perimetro dell’oliveto, perché rappresenta la zona più esposta agli adulti provenienti da appezzamenti vicini o da aree incolte. Nei grandi appezzamenti è preferibile aumentare la densità delle trappole per creare una vera barriera attrattiva.
La tecnica dà risultati migliori quando viene applicata su superfici ampie e in modo coordinato tra più aziende confinanti. Un singolo oliveto circondato da appezzamenti non gestiti può infatti continuare a ricevere nuovi adulti della mosca.
È inoltre importante associare la cattura massale al monitoraggio dell’infestazione attraverso controlli periodici delle olive. La presenza delle trappole non elimina completamente il rischio, ma permette di abbassare la pressione del parassita e di ridurre la necessità di interventi successivi.
Una tecnica semplice nella strategia di difesa integrata
La cattura massale con esche a base di sardine non rappresenta una soluzione unica contro la mosca dell’olivo, ma può diventare uno strumento utile all’interno di una strategia integrata che comprende monitoraggio, gestione agronomica della chioma, raccolta tempestiva e altri sistemi di controllo.
Il vantaggio principale è rappresentato dalla semplicità, dal basso costo e dalla compatibilità con l’agricoltura biologica. Una pratica nata dall’esperienza degli olivicoltori siciliani trova così conferma anche nella ricerca scientifica, offrendo un’opportunità concreta per ridurre i danni della mosca e tutelare la qualità dell’olio extravergine.
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