L'arca olearia

Crescono a doppia cifra le vendite di olio extravergine di oliva italiano a scaffale: +12% a luglio

Crescono a doppia cifra le vendite di olio extravergine di oliva italiano a scaffale: +12% a luglio

Buone notizie sul fronte della propensione degli italiani ad acquistare olio nazionale, venduti quasi 20 milioni di litri a luglio, in crescita di oltre 2 milioni di litri rispetto a un anno fa. L’olio comunitario, nel frattempo, continua a far registrare un segno negativo: -1,1%

27 agosto 2026 | 16:30 | T N

Non c’è disaffezione degli italiani verso l’olio extravergine di oliva nazionale, ne hanno comprato 2,2 milioni di litri in più a scaffale a luglio rispetto allo stesso mese del 2025. Si tratta di 19,7 milioni di litri nel luglio 2026, contro 17,5 milioni di litri a luglio 2025 (dati Nielsen).

Il dato è particolarmente significativo perché, sempre a luglio, l’olio comunitario ha fatto registrare ancora una volta un segno negativo (-1,1%), perdendo mezzo milione di litri di vendite. Si tratta di essere passati da 89,9 milioni di litri del luglio 2025 a 89,4 milioni di litri del luglio 2026 (dati Nielsen).

Questo permette anche di comprendere come, nei mesi estivi, la quota di extravergine nazionale sul totale si alzi considerevolmente, oltrepassando il 17%, un dato assolutamente significativo se consideriamo che mediamente non supera il 10%.

Il prezzo medio dell’olio extravergine di oliva italiano a scaffale a luglio è stato di 10,79 euro/litro (8,79 euro/bottiglia) mentre quello dell’olio comunitario è stato di 6,99 euro/litro (6,46 euro/bottiglia).

Da segnalare, nel mese di luglio, una crescita significativa della pressione promozionale sull’olio italiano (tradotto più bottiglie in offerta) con crescite a due cifre delle promozioni per i marchi Clemente (leader di mercato a luglio), Monini, De Santis e gruppo Deoleo (soprattutto Carapelli). Decresce solo la pressione promozionale in casa Coricelli. Promozione bassa per le Private label della Grande Distribuzione (38,2%) contro praticamente il 50% di quasi tutti i marchi. Tradotto, gli sconti li fanno le industrie, i margini li fa il supermercato.

La Grande Distribuzione, invece, si è presa una pausa dal prodigarsi in grandi operazioni di promozione sull’olio comunitario a luglio. La pressione promozionale è scesa per praticamente tutti i marchi commerciali e, guarda caso, in maniera decisamente pronunciata per le Private label (-5,2%). La pressione promozionale media dei marchi si attesta sul 70% (7 bottiglie su 10 si vendono in offerta), con punta massima delll’85% per De Cecco. La pressione promozionale delle PL della Grande Distribuzione? 50,5%.

Fin qui i dati, che meritano un commento.

La Grande Distribuzione si è presa una pausa nelle promozioni folli sull’extravergine. Normale durante i mesi estivi, speriamo che serva per una seria riflessione anche su posizionamento della categoria e per un utilizzo meno sconsiderato dello strumento promozionale e dei volantini. Ci credo poco, ma ci spero sempre.

Con l’aumento della pressione promozionale sull’olio italiano (nota bene, lo spot ministeriale c’entra poco e niente) le vendite si sono alzate, poiché il differenziale di prezzo tra olio italiano e comunitario è sceso con le promo a 2-3 euro al litro. Soglia che evidentemente, oggi, viene considerata congrua dal consumatore italiano.

La riflessione da porre in essere, però, è quanto olio italiano si sarebbe potuto vendere in più se la Grande Distribuzione avesse utilizzato la stessa pressione promozionale dell’industria olearia nel periodo. Facciamo due conti, virtuali, giusto per capire.

Clemente è cresciuto di 343 mila litri, Monini 270 mila, Montalbano 230 mila, altri complessivamente 150 mila litri. Pressione promozionale media al 50%, crescita dei volumi media 15%. Le Private Label hanno visto comunque crescere i volumi di 280 mila tonnellate, in crescita del 4,3%, con una pressione promozionale del 38,5%. Alzando la pressione promozionale al 50% e pareggiando la crescita di vendite, la GDO avrebbe potuto vendere altri 500 mila litri circa di olio italiano.

Perché non lo ha fatto? Semplicemente perché la Grande Distribuzione avrebbe guadagnato meno.

Facciamo due conti della serva.

Le Private label della GDO hanno venduto 6,8 milioni di litri di extravergine italiano a luglio, di cui 2,6 milioni di litri in promozione. Aumentando la pressione promozionale avrebbero venduto 500 mila litri di più, quindi arrivando a 7,3 milioni di litri, di cui la metà, 3,65 milioni di litri in promozione.

Immaginiamo ora che il margine in promozione sia zero e quello in vendita ordinaria al 30%.

Oggi ha venduto 4,2 milioni di litri con il 30% di margine, diciamo 3 euro/litro, guadagnando 12,6 milioni di euro. Meno volumi ma alti guadagni.

Alzando la pressione promozionale avrebbe venduto solo 3,65 milioni di litri con i 3 euro/litro di margine, guadagnando meno, cioè 10,95 milioni di euro. Più volumi ma meno guadagni.

La Grande Distribuzione, dalla sua posizione di forza, anche dettata dal posizionamento a scaffale privilegiato delle proprie Private Label, incentiva le industrie a competere al centesimo per qualche volume e quota di mercato in più, riservandosi i guadagni.

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