L'arca olearia
Azoto su misura per l’olivo, ecco le dosi e epoche di concimazione per massimizzare produzione e qualità dell’olio
Valutato l’effetto di diverse dosi ed epoche di applicazione del solfato ammonico sull'olivo. Frazionare la concimazione a febbraio, maggio, giugno e agosto ha prodotto i migliori risultati in termini di resa, peso e dimensioni dei frutti, rapporto polpa‑nocciolo e contenuto di olio
01 giugno 2026 | 15:00 | R. T.
L’azoto rappresenta l’elemento nutritivo che più di ogni altro influenza la crescita, lo sviluppo e la produttività dell’olivo. Come ricordano Zekri e Obreza, nessun altro elemento ha un effetto così marcato sull’apparato vegetativo e sulla qualità finale delle drupe. Una sua carenza limita la sintesi di clorofilla e amminoacidi, riducendo sia la fotosintesi sia la formazione di strutture proteiche essenziali per la pianta. D’altra parte, un eccesso di azoto stimola una vegetazione esuberante, aumenta il rischio di lisciviazione nelle falde e può alterare l’assorbimento di altri nutrienti. Il problema diventa ancora più critico in terreni sabbiosi, dove l’azoto è molto mobile e soggetto a perdite per dilavamento. Per questo motivo, la sfida agronomica non è solo quantitativa, ma anche temporale: sapere quando distribuire il concime è altrettanto importante quanto decidere quanto usarne.
Un esperimento mirato sull’olivo Manzanillo
Per rispondere a questa esigenza, un gruppo di ricercatori egiziani ha condotto un campo prova in un frutteto privato situato lungo la strada desertica Il Cairo‑Alessandria, a circa cinquanta chilometri dal Cairo. Le piante oggetto dello studio erano olivi della nota varietà Manzanillo, di dieci anni, allevate con sesti di impianto di cinque metri per cinque, su suolo sabbioso. L’esperimento è stato ripetuto nelle due annate consecutive 2009 e 2010, con l’obiettivo di valutare l’effetto di diverse strategie di concimazione azotata, usando come fonte il solfato ammonico al 20,6% di azoto.
Sono state confrontate cinque tesi, inclusa una testimone che riceveva la dose raccomandata dal Ministero dell’Agricoltura egiziano. Le altre tesi prevedevano differenti quantità di solfato ammonico, distribuite in epoche variabili tra gennaio e agosto. La tesi che ha dato i risultati più interessanti prevedeva un chilogrammo di prodotto per pianta somministrato in quattro momenti distinti: febbraio, maggio, giugno e agosto. Per ogni tesi sono state impiegate tre piante ripetute, seguendo un disegno sperimentale a blocchi randomizzati. Le rilevazioni hanno riguardato la produzione in chilogrammi per pianta, i parametri qualitativi dei frutti (peso, volume, diametro, lunghezza, rapporto polpa‑nocciolo) e il contenuto di olio sulla sostanza secca, determinato per estrazione con etere di petrolio in apparecchio Soxhlet.
Produzione: quasi il doppio con la concimazione frazionata
I risultati sono stati netti e coerenti tra le due annate. La tesi che prevedeva un chilogrammo di solfato ammonico a febbraio, maggio, giugno e agosto ha fatto registrare una produzione media di 37,49 chilogrammi per pianta, mentre la tesi testimone si è fermata a soli 18 chilogrammi per pianta. Significa che la strategia studiata ha quasi raddoppiato la resa produttiva. Anche le altre tesi hanno dato produzioni intermedie, con valori compresi tra 22 e 33 chilogrammi per pianta, a conferma che l’azoto ha un effetto positivo ma che la combinazione di dose ed epoca è determinante.
Questi dati sono in accordo con quanto osservato da altri autori, come Emtithal e Wael, che avevano già segnalato un incremento significativo della produzione di olivo in risposta alla concimazione azotata. Tuttavia, vale la pena notare che Fernandez‑Escobar ha ottenuto risultati diversi, non rilevando effetti della sola quantità di azoto sulla resa. La discrepanza può essere spiegata proprio con il diverso ruolo delle epoche di distribuzione: non basta aumentare la dose, bisogna anche sincronizzare gli apporti con i momenti di massima domanda della pianta.
Frutti più grandi e carnosi: qualità migliorata punto per punto
L’analisi della qualità dei frutti ha confermato la superiorità della tesi con quattro interventi distribuiti tra febbraio e agosto. Nella prima annata, il peso medio del frutto è stato di 5,13 grammi, salito a 5,73 grammi nella seconda. Nella tesi testimone, invece, il peso si è fermato a 3,23 e 3,24 grammi. Anche il volume delle drupe è aumentato notevolmente, passando da poco più di 5 centimetri cubi nella testimone a oltre 7,6 centimetri cubi nella tesi migliore. Dimensioni analoghe sono state osservate per la lunghezza e il diametro del frutto.
Particolarmente interessante è il rapporto polpa‑nocciolo, un parametro molto apprezzato dall’industria conserviera e olearia. Nella tesi ottimale, la polpa rappresentava oltre l’85% del frutto, mentre nella testimone scendeva al 60%. Un incremento così marcato indica che una corretta nutrizione azotata non solo aumenta le dimensioni, ma favorisce uno sviluppo preferenziale della parte edibile a scapito del nocciolo. I ricercatori attribuiscono questo effetto al ruolo dell’azoto nella sintesi della clorofilla e degli amminoacidi, con un conseguente miglioramento dell’efficienza fotosintetica e dell’accumulo di metaboliti necessari alla crescita dei tessuti molli.
Contenuto di olio: oltre diciassette punti percentuali in più
Uno degli aspetti più rilevanti per l’olivicoltura da olio è ovviamente il contenuto in olio dei frutti. Anche in questo caso, la tesi con un chilogrammo di solfato ammonico distribuito a febbraio, maggio, giugno e agosto ha ottenuto le performance migliori: 18,20% nella prima annata e 17,33% nella seconda, calcolati sulla sostanza secca. La tesi testimone ha invece fornito valori molto più bassi, pari al 12,23% e al 12,43%. La differenza di circa cinque‑sei punti percentuali rappresenta un vantaggio economico notevole per l’olivicoltore, a parità di superficie coltivata.
Anche le altre tesi con concimazione azotata hanno mostrato contenuti di olio superiori alla testimone, sebbene non sempre con differenze statisticamente significative. Questo indica che l’azoto è un fattore limitante importante per la biosintesi lipidica. Come suggeriscono Inglesias e Wael, l’effetto positivo può essere mediato sia da un miglior stato nutrizionale della pianta sia da una maggiore attività fotosintetica, che fornisce i precursori carboniosi necessari per la sintesi degli acidi grassi.
Perché le epoche di distribuzione fanno la differenza
Un elemento centrale della ricerca è la dimostrazione che la tempistica degli interventi è altrettanto importante della dose totale. La tesi vincente ha previsto distribuzioni a febbraio, maggio, giugno e agosto, cioè in momenti chiave del ciclo biologico dell’olivo. A febbraio, con la ripresa vegetativa, l’azoto favorisce lo sviluppo di nuovi germogli e foglie. A maggio e giugno, durante la fase di allegagione e accrescimento iniziale dei frutti, un adeguato apporto sostiene la divisione cellulare e l’accumulo di sostanze di riserva. Infine, agosto è un mese critico per l’accumulo di olio, che inizia a sintetizzarsi attivamente nei mesi estivi.
Al contrario, distribuzioni anticipate a gennaio o concentrazioni troppo elevate in un’unica soluzione non hanno dato gli stessi risultati. Una singola distribuzione di 1,5 chilogrammi a marzo o di un chilogrammo a maggio, pur mostrando qualche effetto positivo, non è riuscita a eguagliare la strategia frazionata. Anche l’assenza di azoto in agosto ha penalizzato l’accumulo finale di olio, come mostrato dalla tesi quattro, che pur ricevendo una buona dose complessiva ma senza intervento estivo, ha prodotto meno olio.
Indicazioni pratiche per l’olivicoltore su terreni sabbiosi
Da questa ricerca emergono indicazioni chiare per la gestione della concimazione azotata dell’olivo Manzanillo in ambienti simili a quelli studiati, cioè terreni sabbiosi con scarsa capacità di ritenzione. La prima raccomandazione è frazionare l’azoto in almeno quattro interventi, distribuendo complessivamente un chilogrammo di solfato ammonico per pianta. Le epoche suggerite sono febbraio, maggio, giugno e agosto, anche se è ragionevole pensare che possano essere adattate in funzione dell’andamento climatico e delle condizioni locali.
L’uso del solfato ammonico, oltre a fornire azoto, apporta anche zolfo, un elemento utile per la sintesi di alcuni amminoacidi. Tuttavia, l’effetto principale rimane legato all’azoto. Su terreni diversi, come quelli limosi o argillosi, con maggiore capacità di scambio e minore rischio di lisciviazione, potrebbe essere possibile ridurre il numero degli interventi o modificare le dosi. Ma nei suoli sabbiosi, dove le perdite per dilavamento sono elevate, il frazionamento è la chiave per garantire disponibilità di azoto nei momenti critici senza eccedere nelle quantità complessive.
Va infine ricordato che l’esperimento si è concentrato su piante di dieci anni, in piena produzione. Per impianti più giovani o più vecchi, le dosi andrebbero modulate. Inoltre, non sono stati considerati effetti sulla qualità dell’olio, come il profilo acidico o il contenuto di polifenoli, che meriterebbero approfondimenti specifici.
Conclusione
L’azoto, se usato con tempistiche adeguate, è uno strumento potente per migliorare resa, qualità dei frutti e contenuto di olio nell’olivo Manzanillo. Lo studio egiziano dimostra che un chilogrammo di solfato ammonico per pianta, distribuito a febbraio, maggio, giugno e agosto, consente di ottenere produzioni quasi doppie rispetto alla pratica tradizionale, frutti più carnosi e un contenuto di olio superiore di oltre cinque punti percentuali. Per l’olivicoltore che opera su terreni sabbiosi, adottare un piano di concimazione azotata frazionato non è solo una scelta agronomica, ma una strategia concreta per aumentare la redditività del proprio frutteto.
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