L'arca olearia

L'effetto della concimazione sull'olivo: efficienza e stabilità produttiva

L'effetto della concimazione sull'olivo: efficienza e stabilità produttiva

Una comparazione tra fertilizzanti minerali, organico-minerali e organici sulla produttività dell'olivo. Differenze significative tra i diversi fertilizzanti nel breve periodo, a causa soprattutto della lenta mineralizzazione dell’azoto. Il giusto mix è fondamentale

23 aprile 2026 | 15:00 | R. T.

La gestione sostenibile della fertilità del suolo rappresenta una delle principali sfide dell’agricoltura mediterranea contemporanea. Le politiche europee mirano a una riduzione significativa dell’uso di fertilizzanti e delle perdite di nutrienti, mantenendo al contempo elevati livelli produttivi. In questo contesto, la comparazione tra fertilizzanti minerali (MG), organico-minerali (OMG) e organici (OG) assume rilevanza strategica, soprattutto in colture permanenti come l’olivo.

Il presente contributo, tratto da una ricerca slovena, analizza i risultati di un esperimento quinquennale condotto in ambiente mediterraneo umido, focalizzato sugli effetti del tipo di fertilizzazione sulla nutrizione, crescita vegetativa e produttività dell’olivo. I dati derivano da un progetto di ricerca applicata del Centro di Ricerche Scientifiche Capodistria.

Materiali e metodi

La sperimentazione è stata condotta tra il 2018 e il 2023 in un oliveto della cultivar ‘Maurino’, con 36 piante disposte in un disegno sperimentale a blocchi randomizzati. Sono state confrontate tre strategie di fertilizzazione:

  • MG: fertilizzanti minerali (600 kg/ha)
  • OMG: fertilizzanti organico-minerali (857 kg/ha)
  • OG: letame caprino (13.235 kg/ha)

In tutte le tesi è stato mantenuto costante l’apporto di azoto (90 kg N/ha). Sono state effettuate analisi fogliari e del suolo, oltre a misurazioni agronomiche (crescita dei germogli, fioritura, allegagione e produzione).

Risultati nutrizionali e dinamiche del suolo

Le analisi fogliari hanno evidenziato differenze significative nella concentrazione di potassio e zinco tra le tesi. In particolare, le piante trattate con OG hanno mostrato valori più elevati di K (fino a 1,03%) rispetto a MG e OMG .

Questo risultato appare controintuitivo considerando il minore apporto diretto di potassio con OG, ma può essere spiegato dalla maggiore umidità del suolo osservata in questa tesi (17,7%), che favorisce l’assorbimento radicale dei nutrienti.

Per quanto riguarda l’azoto, si è osservata una dinamica stagionale differenziata: mentre MG e OMG mostrano una riduzione estiva della concentrazione fogliare, OG evidenzia un incremento, probabilmente legato alla mineralizzazione progressiva della sostanza organica .

Crescita vegetativa e produttività

I risultati agronomici mostrano una chiara superiorità delle tesi MG e OMG rispetto a OG in termini di:

  • Numero medio di fiori per germoglio: 181 (MG) vs 158 (OG)
  • Numero medio di frutti: 7,38 (OMG) vs 5,95 (OG)
  • Incremento del diametro del tronco: +26% rispetto a OG

Le differenze produttive sono attribuibili alla maggiore disponibilità immediata di nutrienti nei fertilizzanti minerali e organico-minerali. Tuttavia, OG ha mostrato una maggiore stabilità interannuale della produzione .

Il minore numero di frutti nelle piante trattate con OG è coerente con la lenta mineralizzazione dell’azoto organico (15–20% nel primo anno), che limita la disponibilità nutrizionale nelle fasi fenologiche critiche.

Tecniche innovative di monitoraggio nutrizionale

Un aspetto rilevante dello studio riguarda l’applicazione della spettroscopia NIR per la diagnosi nutrizionale. Il confronto con metodi di laboratorio ha evidenziato una buona correlazione per l’azoto (R² = 0,78), suggerendo la validità della tecnica per applicazioni di agricoltura di precisione .

Questa metodologia consente analisi rapide, non distruttive e a basso costo, con potenziale impatto significativo sulla gestione aziendale.

Discussione

I risultati indicano che, in condizioni di clima mediterraneo umido, i fertilizzanti minerali e organico-minerali garantiscono prestazioni agronomiche superiori rispetto ai fertilizzanti organici puri. Tuttavia, l’uso di OG presenta vantaggi ecologici e contribuisce al miglioramento delle proprietà fisiche del suolo.

È rilevante osservare che l’assenza di differenze significative tra MG e OMG suggerisce che la componente organica nei fertilizzanti ibridi può compensare la minore concentrazione di macroelementi.

Inoltre, la pregressa gestione del suolo con fertilizzazione organica ha probabilmente influenzato i risultati, migliorando la fertilità di base e la capacità tampone del sistema.

Conclusioni

Lo studio evidenzia come la scelta del fertilizzante debba essere calibrata in funzione degli obiettivi produttivi e delle condizioni pedoclimatiche.

  • MG e OMG risultano più efficienti nel breve periodo
  • OG garantisce sostenibilità e stabilità produttiva
  • L’integrazione tra approcci rappresenta la soluzione più promettente

In prospettiva, strategie di fertilizzazione integrata potrebbero consentire una riduzione dei costi e dell’impatto ambientale, mantenendo livelli produttivi adeguati.

L’adozione di tecniche diagnostiche rapide come la spettroscopia NIR potrà ulteriormente ottimizzare la gestione nutrizionale, contribuendo alla transizione verso sistemi agricoli più sostenibili.

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