L'arca olearia
Avviato a conclusione lo studio COI sugli steroli dell'olio extravergine di oliva
Possibile risoluzione del problema steroli per alcuni oli extravergini di oliva italiani già dalla prossima campagna olearia ma i cambiamenti climatici impongono un cambio di passo dell'olivicoltura italiana. Il punto al SOL
19 aprile 2024 | T N
Olio extravergine di oliva italiano o a denominazione di origine fuorilegge per steroli o acido oleico troppo bassi, problemi che coinvolgono centinaia di aziende e che hanno bisogno di una risoluzione urgente. In occasione di SOL, 28° International Olive Oil Trade Show, in corso fino al 17 aprile a Veronafiere, non solo allarmi ma anche possibili soluzioni.
Nel 2021/22, il Consiglio oleicolo internazionale (COI) ha avviato uno studio sugli steroli totali e individuali, con priorità ai primi, attualmente al terzo e ultimo anno. Per l’ultimo anno i campioni pervenire entro il 25 aprile 2024 per essere analizzati da laboratori riconosciuti dal COI.
“I risultati saranno presentati alla prossima riunione di esperti nel settembre 2024 e le conclusioni saranno presentate alla successiva riunione di ottobre e alla sessione di novembre del Consiglio dei membri – ha affermato Yousra Antit, responsabile del Dipartimento di Chimica dell'Olivo del Consiglio Oleicolo Internazionale - L'impatto dei cambiamenti climatici sulle variazioni compositive delle varietà di olive ha richiesto un'analisi continua dei dati pluriennali condotta dal COI per cogliere la reale dimensione di questo problema.”
Il problema steroli, che coinvolge due tra le più importanti regioni produttive italiane come Puglia e Sicilia, è quindi in via di risoluzione ma altri stanno emergendo con prepotenza, come l’acido oleico. E’ l’acido grasso più importante dell’olio di oliva, famoso soprattutto per le sue qualità nutrizionali e salutistiche ma il caldo in estate e autunno fa abbassare il suo contenuto nell’olio.
“In alcune regioni del mondo il problema è già presente tanto che il Codex Alimentarius ha abbassato il limite al 53%, contro quello del COI al 55% - ha affermato Angelo Faberi, esperto chimico del COI e capo degli ispettori della Repressione Frodi italiana – in Italia siamo ancora sopra al 70% ma dobbiamo porci il problema dei prossimi anni, con climi che stanno diventando sempre più tropicali nel bacino del Mediterraneo.”
Se per l’olio extravergine di oliva italiano il problema è futuribile, è invece presente per l’olio a denominazione di origine (Dop/Igp), che ha limiti più stringenti che già oggi vengono sforati in alcune annate.
“La ricerca scientifica si sta occupando molto dell’effetto dei cambiamenti climatici anche in campo olivicolo – spiega Mauro Rosati, direttore di Origin Italia che raccoglie le Dop/Igp nazionali – ma spesso queste ricerche non riescono a venire calate a livello aziendale. E’ tempo di affrontare il tema in maniera più coordinata, con un tavolo tecnico a livello di Ministero delle politiche agricole e della sovranità agroalimentare.”
Una proposta subito raccolta da Elio Menta, presidente dei frantoiani di FOA Italia e da Tommaso Loiodice, presidente dei produttori olivicoli di Unapol.
“I frantoiani hanno una forte connessione col proprio territorio e ne vivono le alterne fortune – ha affermato Elio Menta – non ci basta frangere le olive, vogliamo frangere olive da cultivar tradizionali, che esprimano l’identità del territorio. Ovviamente dobbiamo affrontare il tema dei cambiamenti climatici senza barriere o schieramenti, per risolvere i problemi dei nostri frantoi, che sono il filo d’olio che unisce produzione e consumo.”
“I cambiamenti climatici incombono, il caldo degli ultimi giorni rischia di bloccare nel Sud Italia le potature degli olivi, con potenziali ripercussioni produttive negative – afferma Tommaso Loiodice – occorre affrontare in maniera organica la questione dei cambiamenti climatici, anche nella chiave delle fitopatie emergenti. A causa di Xylella abbiamo dovuto inserire Leccino e FS17 nel Salento ma i risultati non sono quelli attesi. E’ anche tempo di fare un passo indietro dalle rispettive appartenenze e fornire soluzioni pratiche agli agricoltori.”
E anche il Consiglio oleicolo internazionale è pronto a fare la sua parte: “L'aggiornamento continuo dei parametri basati sull'evidenza scientifica è una priorità per il COI, con il Segretariato esecutivo impegnato a trovare soluzioni scientificamente rigorose approvate dagli esperti.” ha concluso Yousra Antit.
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