L'arca olearia

LE TERRIBILI PROVE DEI FRANTOIANI ITALIANI ALLE PRESE CON LA NUOVA CAMPAGNA OLEARIA. LE PERIPEZIE MENTALI DELLA BUROCRAZIA SPENGONO OGNI ENTUSIASMO

Ogni anno, si sa, è una continua corsa a ostacoli. Chi gestisce un frantoio dovrà vedersela con la dura realtà ed è chiamato ad assolvere a una serie quasi infinita di adempimenti. Il dramma colpisce soprattutto chi effettua delle modifiche

13 ottobre 2007 | Mena Aloia

Al via la nuova campagna olearia, in migliaia di piccoli paesini della nostra Italia ciò rappresenta ogni anno un evento per tutta la comunità.
Il “toto apertura” tiene banco nelle piazze accompagnato dalle solite, immancabili, polemiche sullo stato della nostra olivicoltura.

In pochi, però, sono a conoscenza degli innumerevoli adempimenti a cui sono tenuti i frantoiani prima di poter aprire le porte delle loro aziende.
Ogni anno, si inizia con le comunicazioni già da un mese prima dell’apertura. Se poi un frantoiano ha apportato delle modifiche, per quanto apparentemente insignificanti, si ritrova perso in un mondo parallelo fatto di uffici centrali, sedi distaccate, numeri verdi ed annoiati dipendenti pubblici.

Quando abbiamo parlato con Pierluigi Alfonso (è il nome di fantasia di un imprenditore reale), pensavamo di affrontare temi più inerenti alle attuali incertezze del mercato che in questa campagna, più che in altre, sembrano preoccupare molto. Invece, ciò che sorprendentemente è emerso dalla nostra chiaccherata è che un frantoiano a volte non ha nenche il tempo di pensare a talune questioni di primaria importanza, perché perso nella rete del nostro sistema normativo.

Il nostro frantoiano, quest’anno, ha semplicemente aumentato il suo parco macchine, null’altro. Eppure sembra che ciò abbia creato tanti di quei problemi, francamente inspiegabili.
L’autorizzazione sanitaria va modificata, niente di complicato se nell’ufficio competente vi fosse sempre qualcuno, invece il signor Pierluigi fra telefonate inutili ed appuntamenti mancati ha penato giorni e giorni per una questione risolvibile in pochi minuti.

Quest’anno poi ha dovuto ripetere anche il giro dei Comuni interessati dallo stoccaggio e dallo spandimento dei reflui oleari perché le nuove attrezzature sono state montate dopo la prima comunicazione.

Ma almeno fin qui vi erano delle certezze normative, ammette.

Cosa diversa è stata la comunicazione di aumento della capacità lavorativa.
All’Assessorato alle Politiche Agricole della Regione nulla sanno e nulla voglio più sapere di una questione passata direttamente nelle mani dell’Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura).
Ma l’Agea parla solo attraverso le sue numerose circolari e non è dato, ai comuni cittadini, poter interloquire con un qualunque dipendente.
Il signor Pierluigi pensa di risolvere il problema contattando, al numero verde, il Sian (Sistema Informativo Agricolo Nazionale), di cui l’Agea si serve. La richiesta di aiuto è stata inoltrata, ma la risposta è ancora nella mente di uno sconosciuto funzionario.
L’unica fantasiosa soluzione escogitata dal nostro frantoiano è di cominicare tramite raccomandata i nuovi dati a tutte le sedi romane dell’Agea sperando che ciò basti.

Passiamo all’Ispettorato Controllo Qualità (ex Repressione Frodi), qui il signor Pierluigi si reca di persona e, come tutti gli anni, consegna la solita richiesta per poter inserire in etichetta la dicitura “spremitura a freddo”. Avvisa anche della nuova situazione che in teoria non dovrebbe comportare alcuna modifica, ma si sente rispondere che loro non possono fornire alcuna indicazione verbale, il tutto deve avvenire tramite richiesta scritta.
Ma richiesta di cosa?
Mi viene in mente la celebre frase di Totò: “per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare. Sa è una semplice informazione.”

Le peripezie mentali sembrano essere diventate la nuova frontiera della nostra burocrazia, non più solo ritardi e burocrati incopetenti e presuntuosi. Oggi si chiede al cittadino di farsi le domande, perché la legge non ammette ignoranza e di trovarsi anche le risposte perché gli uffici preposti a darle o non sono raggiungibili o si rifiutano di parlare.

Dopo tante telefonate e tanti uffici visitati il nostro frantoiano aprirà finalmente le porte della sua azienda, ma con quella sgradevole sensazione di ansia provocata dalla paura, o forse dalla certezza, di aver commesso suo malgrado un qualche errore.




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