L'arca olearia
La cecidomia dell'olivo, una crescente minaccia per l'olivicoltura italiana
L'Italia ha registrato gravi epidemie di cecidomia dell'olivo con tassi di infestazione fino al 95%. Il controllo dell'insetto
26 maggio 2023 | R. T.
La cecidomia dell'olivo, Dasineura oleae, attacca le foglioline dell'olivo i giovani rami e le gemme floreali, provocando la formazione di galle.
Dasineura oleae era considerato un parassita sporadico fino alle recenti segnalazioni di focolai. Gli adulti di Dasineura oleae emergono dalle galle in primavera, vivono pochi giorni e depongono le uova sulla superficie delle foglie giovani o delle gemme floreali. L'attività trofica della larva induce la formazione di galle poche settimane dopo la schiusa delle uova. La larva si sviluppa, sverna e si impupa all'interno della galla, emergendo solitamente nella primavera successiva.
Nell'Italia centrale, le popolazioni di D. oleae completano una generazione principale all'anno, emergendo a fine marzo-inizio aprile; tuttavia, parte della popolazione può completare una seconda generazione in autunno.
Tra i Paesi mediterranei, l'Italia ha registrato gravi epidemie di questo cecidomiide, che ha colpito in media il 50% delle foglie, ma sono stati registrati anche tassi di infestazione più gravi, con picchi del 95% delle foglie attaccate.
Controllo della cecidomia del'olivo con mezzi chimici
Le possibilità per l'agricoltore nel controllare la cecidomia sono poche, limitandosi a un controllo del danno e all'intervento solo qualora sia superiore almeno al 20-30% delle foglie colpite.
La strategia di intervento in biologico prevede solo l'utilizzo del caolino in primavera allo sfarfallamento degli adulti, con successiva deposizione. Creare una barriera fisica all'ovideposizione può quindi agire efficacemente in prevenzione. Il limite di tale prassi è la piovosità in primavera che rischia di dilavare il prodotto, obbligando a nuovi onerosi interventi.
In lotta integrata può risultare giustificato un intervento con un solo principio attivo autorizzato, l'acetamiprid. Efficace contro Dasineura oleae, il limite è dato dalla finestra limitata dell'intervento, che coincide con la massima presenza di adulti e di presumibile ovideposizione.
Controllo della cecidomia dell'olivo con parassitoidi
I parassitoidi svolgono un ruolo cruciale nel controllo di diversi cecidomiidi di importanza economica.
Recentemente, in Italia sono state segnalate quattro specie di parassitoidi che attaccano D. oleae, ovvero Platygaster demades Walker, 1835, Platygaster oleae Szelenyi, 1940 (Platygastridae), Mesopolobus mediterraneus Mayr, 1903 e Mesopolobus aspilus Walker, 1835 (Pteromalidae). La dinamica delle popolazioni di parassitoidi può essere influenzata da diverse caratteristiche biotiche e abiotiche, sia a scala locale che di paesaggio. Alcune popolazioni di parassitoidi sono state segnalate come dipendenti dalla densità dell'ospite. Le caratteristiche locali, come le caratteristiche dei fiori delle piante, con particolare riferimento al loro profilo semiochimico, così come la produzione di polline e nettare, sono state segnalate come importanti nell'influenzare l'abbondanza dei parassitoidi. Su scala paesaggistica, l'abbondanza e la diversità delle popolazioni di parassitoidi sono influenzate dalla complessità del paesaggio (cioè dal numero di habitat seminaturali che circondano la coltura).
Il parassitoide oligofago P. demades è il nemico più abbondante di D. oleae. Abbiamo evidenziato che i parassitoidi di D. oleae, in particolare P. demades, erano strettamente associati alla comparsa di adulti, uova e giovani larve di D. oleae. Inoltre, la composizione del paesaggio ha un effetto maggiore rispetto ai predittori locali sul principale nemico naturale di D. oleae. Questo risultato evidenzia l'importanza di mantenere una proporzione adeguata di flora spontanea per la conservazione dei nemici naturali, anche in agroecosistemi diversi come gli oliveti. Le strategie di controllo biologico conservativo dovrebbero considerare entrambi gli aspetti sopra citati, incrementando la presenza di flora spontanea nei dintorni degli oliveti ed evitando la contiguità della stessa coltura in ampi territori.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Crisi olivicola, Confagricoltura Corato/Bari BAT parteciperà alla manifestazione di lunedì 12 ottobre a Bari
Dopo il grido d’allarme sulla crisi strutturale del comparto, l’associazione invita olivicoltori, frantoiani, cooperative e agricoltori a sostenere le ragioni della protesta. “Da tempo sollecitiamo le istituzioni con proposte tecniche concrete, ma senza risposte. Ora serve una risposta unitaria: il tempo degli interventi spot è finito”
08 ottobre 2026 | 15:20
L'arca olearia
Potatura e forme di allevamento: le leve tecniche per un oliveto produttivo e di qualità
La potatura di rinnovamento moderata, pari a circa il 25% della biomassa, incrementa la produzione per pianta fino a 39,2 kg contro i 34,1 kg di alberi non potati. Per gli olivicoltori, la gestione integrata di potatura, irrigazione e nutrizione rappresenta la via per consolidare la sostenibilità economica e ambientale del settore
08 ottobre 2026 | 15:00
L'arca olearia
Sansa bifasica dei frantoi, il 4% che cambia la partita tra recupero dell’olio e biometano
Il nuovo Allegato A del GSE introduce, per determinate sanse umide bifasiche, una soglia del 4% di olio residuo sulla sostanza secca ai fini dell’accesso al circuito incentivato. Ma il quadro normativo è più articolato: la distanza dei 70 chilometri dai sansifici deriva dal DM 23 giugno 2016
08 ottobre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Olivicoltura mediterranea: prevedere il raccolto partendo da suolo, caldo e pioggia
Ancorare gli indicatori satellitari e pluviometrici a soglie termiche fisiologiche, invece che al calendario, permette di stimare il raccolto dell'anno successivo con una precisione fino al 97%. Una lezione utile anche per l'Italia, dove siccità e ondate di calore stanno diventando la norma
07 ottobre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Olio extravergine d'oliva: come difendere steroli e fenoli durante lo stoccaggio
Uno studio su cultivar Coratina dimostra che il vetro scuro batte la plastica trasparente: dopo 30 mesi il PET chiaro fa perdere fino al 79,9% di squalene e il 24% di beta-sitosterolo. Ecco cosa devono sapere gli olivicoltori per non compromettere la qualità e la conformità normativa
07 ottobre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Rumore nei frantoi: esposizione fino a 100 decibel
Uno studio condotto in frantoi oleari rileva livelli di pressione sonora superiori al limite di 85 dB(A), con picchi nelle frequenze di 2 e 4 kHz. Troppi lavoratori e proprietari di frantoi non utilizzano le protezioni acustiche
07 ottobre 2026 | 09:00