L'arca olearia
A gennaio prodotte oltre 30 mila tonnellate di olio extra vergine di oliva italiano
Stabile la produzione di olio Dop e Igp mentre incrementa quella di biologico. Le giacenze di extra vergine nazionale superano le 165 mila tonnellate. Il 70% è concentrato in tre Regioni: Puglia, Calabria e Sicilia
18 febbraio 2022 | T N
Dopo il maltempo delle ultime settimane dell'anno le macinature delle olive sono riprese e la produzione italiana di olio extra vergine di oliva è incrementata di 30 mila tonnellate, facendo passare le giacenze dalle 138 mila tonnellate al 31 dicembre alle 165 mila tonnellate del 31 gennaio, secondo i dati di Frantoio Italia dell'Icqrf.
Come era lecito aspettarsi la produzione è concentrata soprattutto nelle Regioni del sud, con la Puglia che ha giacenti 86 mila tonnellate di olio, la Calabria 15 mila e la Sicilia 13 mila. A incunearsi nella classifica ci sarebbe la Toscana, con 14 mila tonnellate, la maggior parte delle quali non sono di produzione propria ma stock di olio nazionale presenti negli stabilimenti degli imbottigliatori che operano in Regione.
Se confrontiamo il dato con quello della campagna 2020/21, scopriamo che, in un'annata di scarica, a fine gennaio 2021 erano giacenti in Italia 140 mila tonnellate di olio extra vergine di oliva. Oggi, quindi lo stock è aumentato solo del 16%, non di un livello allarmante, considerando i potenziali flussi di mercato della primavera/estate.
Ovviamente le dinamiche risentiranno sensibilmente dell'attuale instabilità politica internazionale, nonché dell'aumento delle bollette energetiche, l'incremento dell'inflazione e potenzialmente il rallentamento delle economie occidentali.
La produzione in Spagna sta andando meglio del previsto ed è probabile che, a fine campagna, gli stock siano più alti di 100-150 mila tonnellate rispetto alle previsioni iniziali. Si tratta però di olio di qualità commerciale, se non vergine e lampante, da cui la necessità di recuperare olio di qualità poer i blend. In Grecia, stante la magra produzione a Creta, non ci sono grandi disponibilità di oli di qualità e quindi ci si attende una ripresa degli acquisti in Italia da aprile o maggio, specie se il prezzo si manterrà stabile nella forbice 3,8/4,2 euro/kg a seconda della qualità offerta.
In questo contesto, in particolare per gli anni futuri, la sopravvivenza della filiera olivicola italiana dipenderà dal successo commerciale degli oli a maggiore valore aggiunto, come i Dop/Igp e il biologico.
Vi sono segnali positivi in questo senso dalle dinamiche produttive dell'Igp Puglia, passata da 566 mila litri del 2021 a 1,1 milioni di litri del 2022, come pure per Terra di Bari che ha incrementato la produzione di quasi 2000 tonnellate. Anche in Sicilia sembrano apprezzare maggiormente le Dop dell'Igp, la cui produzione è rimasta stabile, mentre è incrementata di quasi 1000 tonnellate quella della Dop Val di Mazara e di 300 mila litri quella delle Valli Trapanesi. In controtendenza le dinamiche degli oli certificati calabresi, rimasti sostanzialmente stabili rispetto alla precedente annata.
L'Italia olivicola sembra scommettere molto sul biologico, con giacenze che hanno superato le 36 mila tonnellate, contro le 28 mila del 2021, un incremento del 21%, quindi più dell'olio convenzionale. Tutto questo anche considerando che la differenza prezzo tra biologico e convenzionale, quest'anno, si è allargata con un valore aggiunto per il biologico di 60-70 centesimi al chilo.
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