L'arca olearia

Possibili nuove popolazioni di Xylella fastidiosa specializzate per colonizzare l’olivo

Ciheam e Università della Tuscia hanno messo a punto una metodica molecolare che consente di distinguere individui geneticamente molto simili tra loro, come quelli appartenenti alla sottospecie pauca

30 luglio 2020 | T N

Xylella fastidiosa sub pauca oggi presente nel Salento è la stessa che colonizzò l'area qualche anno fa?

La domande non ha ancora una risposta ma la collaborazione tra il gruppo di patologia vegetale del Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università degli Studi della Tuscia e l’Istituto Agronomico Mediterraneo (CIHEAM) di Bari, coordinata dai professori Angelo Mazzaglia e Giorgio Balestra, ha portato alla definizione di una metodica molecolare che consente di distinguere e riconoscere individui geneticamente molto simili tra loro, come sono quelli appartenenti alla stessa sottospecie pauca. Partendo dall’analisi comparativa di diversi genomi del patogeno si è giunti all’identificazione di alcune regioni specifiche, dette tandem repeats, che per la loro alta variabilità permettono di caratterizzare e riconoscere popolazioni diverse del batterio.

“È un po' quello che si fa nei telefilm polizieschi in cui si riconosce l’assassino sulla base del suo DNA - dice il professor Mazzaglia - allo stesso modo, con questo metodo possiamo riconoscere le varianti del batterio, tracciarne i movimenti sul territorio e capire come la situazione evolve nel tempo."

E' noto che i batteri, come i virus, hanno alta capacità di mutazione e di adattamento a diverse condizioni ambientali ed ecologiche, con la conseguenza che, a distanza di anni, possono sussistere le condizioni perchè si creino popolazioni differenti che possono anche cambiare il quadro eziologico e patologico delle infezioni attualmente in corso in Puglia.

"Oggi, a 7 anni dalla sua apparizione nel Salento - conclude Mazzaglia - non è improbabile che si siano evolute popolazioni di Xylella fastidiosa diversificate tra aree geografiche diverse o, addirittura, specializzate per colonizzare l’olivo. Comprendere questi cambiamenti è fondamentale per rendere sempre più efficace la lotta a questa pericolosa epidemia."

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