L'arca olearia

La Repressione Frodi vuole uccidere l'olivicoltura italiana a denominazione di origine

Le nuove Linee Guida del Piano dei Controlli Olio Dop/Igp sono un capolavoro di perversione ordinatoria: rendono di fatto impossibile eseguire controlli accurati, punire i colpevoli e fornire una tracciabilità precisa al consumatore, il tutto inasprendo burocrazia e costi a carico del mondo agricolo

12 giugno 2020 | Alberto Grimelli

Tutto mi sarei aspettato di vedere tranne la distruzione, pezzo per pezzo, delle denominazioni di origine ad opera di un pezzo dello Stato.

E' quanto sta accadendo in base alla bozza, per fortuna ancora bozza, delle Linee Guida del Piano dei Controlli Olio Dop/Igp, redatto dal Dipartimento dell'Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari (ICQRF). E' bene ricordare che le predette linee guida non sono leggi ma procedure di carattere ordinatorio, a cui però si debbono attenere i Consorzi di Tutela, e che sono importanti perchè dettate dal principale organismo di controllo proprio delle Dop/Igp.

La bozza in possesso di Teatro Naturale, datata 11 maggio 2020, prevede almeno due enormi storture del sistema delle Dop/Igp, tanto importanti da rischiare di far cadere l'intero castelletto delle denominazioni di origine con colpi ben assestati che minano la credibilità e l'immagine del sistema, aumentandone enormemente i costi.

Il primo, lampante nella sua stortura, è il paragrafo “Blend fra lotti certificati”, contemplato nel capitolo “Identificazione e ritrnacciabilità”. Una contraddizione in termini visto che il permesso di miscelare diversi lotti certificati di una stessa Dop/Igp, appartenenti alla stessa campagna olearia e alla stessa sottozona, distrugge in nuce proprio il principio di identificazione e rintracciabilità.
Si legge: “successivamente alla certificazione di due o più lotti di olio, l’operatore può effettuare un’operazione di miscelazione dei due lotti certificati”. E' quindi possibile che un operatore acquisti due o più lotti di olio Dop/Igp certificato e poi li blendi insieme, senza più essere soggetto ad obbligo di ricertificazione della miscela ottenuta. Si creerà, quindi, un lotto produttivo frutto di un numero imprecisato di prodotti certificati.

Esaminiamo brevemente, senza avere la pretesa di essere esaustivo, i problemi che si creerebbero se tali linee guida venissero emanate.

Mancherebbe, nel caso di blend di oli certificati, ogni possibile rintracciabilità alle caratteristiche chimico-fisiche dell'olio poi commercializzato. In mancanza di tali dati sarebbe più difficile, se non impossibile, capire se l'olio in commercio corrisponde a quello effettivamente certificato. Facciamo un esempio: ho una partita di olio certificato ma, per ragioni commerciali (prezzo/promozioni/offerte speciali), decido di confezionarne come Dop/Igp una seconda. Le caratteristiche chimico-fisiche della prima saranno probabilmente diverse dalla seconda e in caso di controllo, la mancanza di sovrapponibilità tra gli esiti analitici della partita certificata e di quella in commercio potrebbe essere un segnale di allerta, per più approfonditi controlli. Nel caso di miscela tra due o più partite di olio certificato, in assenza di ricertificazione e referto analitico della nuova partita, tale confronto sarebbe possibile.

Immaginiamo ora che, a un controllo ufficiale, la miscela di più lotti certificati non risulti più conforme al disciplinare. La responsabilità, in teoria e sulla base del Reg. 1169/2011, resterebbe a carico dell'imbottigliatore che, legittimamente, in giudizio potrebbe però riversare la responsabilità (quasi fossero complici o correi) sui fornitori di olio certificato. Ovvero l'imbottigliatore potrebbe far valere il principio di diligenza imprenditoriale, ai sensi del Codice del Consumo, per dimostrare la propria buona fede, attestata dall'acquisto di olio regolarmente certificato. Impossibile, ragionevolmente, addossare la responsabilità ad alcuno dei fornitori dello specifico. Il risultato sarebbe l'impossibilità nel trovare un colpevole.

Ricapitoliamo: nel caso di olio certificati blendati, senza ricertificazione, non potrebbero scattare allerte di non conformità da parte degli ispettori, in mancanza dei referti analitici pregressi. Difficilmente la non conformità della partita di olio miscelata potrebbe venire realmente sanzionata, in mancanza di un responsabile accertato.

Se non bastasse bisogna pure aggiungere che il sistema di tracciabilità delle Dop/Igp, che sostanzialmente si basa sul numero di certificazione, verrebbe demolito. Nel caso di miscele di oli certificati non esisterebbe più alcun numero di certificazione, con difficoltà non solo nel consegnare i bollini/collarini, ma soprattutto nel fornire informazioni certe di tracciabilità al consumatore. In teoria la miscela di olio "multi-certificato" potrebbe essere in parte venduta, rimiscelata con altri oli certificati, e così teoricamente all'infinito.

Conosco la linea di difesa: così si risparmiano i costi di ricertificazione e si sburocratizza. Le due parole d'ordine del momento. In realtà non è proprio così. Oggi il commercio all'ingrosso non si basa sul prodotto certificato ma sull'”atto a divenire”. Insomma frantoi e olivicoltori vendono del prodotto che poi l'imbottigliatore dovrà certificare in proprio. E' evidente che, venissero promulgate tali linee guida, l'imbottigliatore chiederebbe a ogni singolo fornitore di certificare l'olio prima della vendita. Dove prima c'era una sola certificazione, a carico dell'imbottigliatore, domani ve ne sarebbero decine, tanti quanti sono i fornitori. Così si burocratizza ancor di più e si aumentano ancor più i costi a carico di olivicoltori e frantoiani, altro che risparmi!

Vi basta? Ancora un piccolo sforzo, perchè c'è di più.

Le linee guida impongono che il 35% di olivicoltori, frantoiani, confezionatori e intermediari iscritti alla Dop venga controllato tutti gli anni, tramite visita ispettiva e analitica. Ovviamente il costo del controllo è a carico del Consorzio e quindi, indirettamente, dell'associato. Con controlli così serrati, un anno ogni tre, tutti verrebbero controllati almeno una volta e i costi si moltiplicherebbero. Un'ora di ispezione in azienda costa dagli 80 ai 100 euro. Ipotizzando un tempo medio di visita di 3 ore, si avrebbero dai 240 ai 300 euro ad azienda, ogni tre anni, in aggiunta alle quote già richieste. Una cifra elevata, al netto di sanzioni per irregolarità formali, per tutte quelle microimprese che producono e conferiscono poche centinaia di litri di olio all'anno. Si creerebbe disaffezione, molti piccoli e piccolissimi produttori preferirebbero lasciare il sistema Dop/Igp che perderebbe così associati e i costi, maggiorati, si riverserebbero sui rimasti, aggravando il problema. Una spirale perversa.
Sono da sempre favorevole ai controlli e alle verifiche ma devono essere commisurate al rischio. Guardiamo cosa avviene in altri settori: nelle Doc/Docg vitivinicole la percentuale di operatori controllati per anno varia dal 3 al 10%. Perchè le Dop/Igp olearie meriterebbero tale trattamento “speciale”?

Nel complesso, a chi ha avuto la bontà di seguirmi fino in fondo, non sfuggirà l'anomalia di un dettato ordinatorio che sembra realizzato apposta per distruggere l'olivicoltura italiana a denominazione di origine, rendendo di fatto impossibile eseguire controlli accurati, punire i colpevoli e fornire una tracciabilità precisa al consumatore, il tutto inasprendo burocrazia e costi a carico del mondo agricolo.
Praticamente un capolavoro!

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Piero Argentero

14 giugno 2020 ore 17:29

Non sono d accordo.Se necessario a limitare le frodi penso che 100 euro ogni anno possano permettere di garantire la qualita del prodotto, renderlo piu appetibile per l acquirente consentendo un prezzo di vendita che recuperi l investimento fatto.D accordo invece sul blend.Mi viene in mente una vecchia polemica degli anni 70 in Piemonte quando qualcuno voleva fare il blend di diversi tipi di barbera per standardizzare il prodotto..Fortunatamente si fece il contrario promuovendo una politica dei cru che fu la fortuna dell enologia piemontese.

Erino Marzadro

13 giugno 2020 ore 03:55

purtroppo a forza di controlli ti stanchi(aumento costi). Ed allora la cosa, la abbandoni. E' quello che sta succedendo, vedi che non abbiamo neanche più confini. (siamo comandati da zingari ) Tu lavora , paga e fai silenzio. /fino che ce la fai).