L'arca olearia
La shelf life di un olio extra vergine di oliva dipende dalla sua qualità
Un ottimo olio di Coratina, ben conservato, potrebbe essere essere classificato extra vergine anche dopo sei anni. Una provocazione? No, un dato scientifico. Il termine minimo di conservazione va calibrato in base ai parametri presenti al tempo zero: acidità, perossidi, spettrofotometria, tocoferoli, polifenoli totali e soprattutto profilo fenolico
16 febbraio 2018 | Alessandro Vujovic
La L. 122 del 7 luglio 2016, dispone, all’art. 1 comma b), la modifica della precedente “legge salva olio” del 2013 e sostituisce «Il termine minimo di conservazione, entro il quale gli oli di oliva vergini mantengono le loro proprietà specifiche, in adeguate condizioni di conservazione, indicando con la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro il ", quando la data comporta l'indicazione del giorno, oppure "da consumarsi preferibilmente entro fine" negli altri casi». Inoltre prescrive che la modifica del «termine minimo di conservazione, sia indicato da parte del produttore o del confezionatore sotto la propria responsabilità”. Quindi si è passati da un TMC di 18 mesi, calcolato a partire dal momento dell’imbottigliamento e non dalla raccolta, ad un “periodo variabile”.
Il precedente limite di 18 mesi aveva poco senso, perché l’olio con il passare dei mesi decade, da un punto di vista chimico-organolettico, e, nel corso di un controllo, il decadimento potrebbe causare la declassificazione da extravergine a vergine, con il rischio di una denuncia per frode in commercio.
E’ anche scarsamente scientifica l’affermazione della Commissione Europea quando asserisce che “ritiene indimostrata una correlazione diretta tra la qualità dell’olio e la durata di conservazione”» poiché sarebbe sufficiente monitorare, durante la conservazione, i parametri chimico-organolettici dei campioni in condizioni ottimali, come temperatura bassa e costante, assenza di luce, gas inerte nello spazio di testa…, per capire che con l’invecchiamento l’olio decade anche se, più o meno, lentamente.
Ma dobbiamo tenere conto, in questo decadimento fisiologico, anche della qualità e quantità di molecole antiossidanti presenti all’inizio (es. polifenoli, tocoferoli, carotenoidi…) e in questo senso riporto alcune osservazioni pubblicate in un lavoro sperimentale di Antonietta Baiano e Coll. del 2014 dove è stata monitorizzata la shelf-life, per otto anni, di un campione di Coratina.
Da un punto di vista organolettico il fruttato era presente fino al 6° anno di conservazione.
Il difetto di ossidato, nonché quello di cetriolo (determinato dall’aldeide 2-6 nonadienale, che deriva dall’autossidazione dell’acido linolenico, viene percepita quando un olio è stato conservato ermeticamente per troppo tempo) sono comparsi al 7° anno di conservazione. Al 6° anno il panel ha rilevato ancora il carattere di “amaro”. La mediana, dei difetti, si riferiva all'ossidazione, che era il difetto percepito dal panel con l'intensità più forte.
Da un punto di vista chimico-fisico l’idrolisi degli acilgliceroli ha incrementato l’acidità totale fino al 4° anno, pur rimanendo all’interno dei parametri di legge (Re. EU 1989/2003) come extravergine. Al 6° anno, per l’acidità totale, era declassabile a olio di oliva vergine, però, dal 6° all’8° anno questi valori erano borderline. Si è osservato che l’acidità è aumentata fino al 6° anno per poi diminuire ed è stata giustificata dalla decomposizione degli idroperossidi degli acidi grassi in aldeidi, chetoni e alcoli, in seguito ossidati ad acidi corrispondenti, contribuendo poi all’aumento del livello di acidità totale. E’ interessante notare che al 6° anno di conservazione il panel attribuiva un fruttato superiore a zero e nessun difetto mentre l’acidità era superiore ai valori per l’extravergine quindi la valutazione organolettica deve andare parallela a quella chimico-fisica.
I perossidi sono rimasti entro i limiti di legge fino al 7° anno e all’8° erano ancora borderline (19,1+/- 1,0).
I risultati sensoriali, l'acidità, il valore dei perossidi, gli indici spettrofotometrici e il contenuto fenolico totale durante la conservazione indicava un aumento dell’ossidazione primaria, misurata dal valore dei perossidi (formazione d’idroperossidi) e l’assorbimento spettrofotometrico a 232 nm (formazione di dieni coniugati) e di ossidazione secondaria, rappresentata dall’assorbimento a 270 nm e dal â K (formazione di trieni coniugati), a partire dal 7° anno di conservazione. La spettrofotometria era compatibile con la classificazione merceologica di extravergine fino al 7° anno di conservazione.
I tocoferoli, molecole potenzialmente in grado di trasferire gli atomi d’idrogeno ai lipidi durante il processo di ossidazione, con conseguente formazione di radicali tocoferil-chinonici, sono molto più stabili rispetto ai perossiradicali degli acidi grassi, quindi la loro funzione è di rallentare il tasso di ossidazione.
La concentrazione dei tocoferoli è diminuita, ma in modesta misura (α-, β-e δ-tocoferolo era 16, 32 e 23%, rispettivamente) ed all’8° anno l’α-tocoferolo era ancora superiore a 200 mg/Kg.
Alla fine dell'immagazzinamento, la diminuzione era poco significativa in quanto l’effetto antiossidante era stato maggiore a carico dei orto-fenoli come l’idrossitirosolo e i derivati dell’oleuropeina.
Dal profilo fenolico (in HPLC - High Performance Liquid Chromatography) si deduce che, difronte a un valore di polifenoli non elevato, in 8 anni di conservazione, questo si è ridotto di un terzo, e tale contenuto è stato sufficiente per mantenere la qualità merceologica di EVOO per almeno 4 anni, in quanto era sufficienti i derivati dell’oleuropeina ed l’idrossitirosolo. La diminuzione del contenuto fenolico era di circa 24, 28, 54 e 65% dopo 4, 6, 7 e 8 anni.
Nel monitoraggio, del profilo fenolico, l’idrossitirosolo ed il tirosolo sono diminuiti nel corso della conservazione in conseguenza delle reazioni di ossidazione, mentre nella prima fase di stoccaggio, che coincide con la consueta shelf-life, sono aumentati a causa dell’idrolisi parziale non ossidativa subita, rispettivamente, dell’oleuropeina aglicone ed del ligstroside aglicone.
Una forte correlazione lineare positiva è stata osservata tra il contenuto fenolico e l'attività antiossidante misurata secondo i metodi ABTS, DPPH e quello con beta-carotene-linoleato, indicando una notevole capacità, dei composti fenolici, di scavenging radicalico. Durante la conservazione (4-6 anni) l’attività antiossidante è diminuita di 1/3 secondo il test ABTS, mentre, di oltre il 50% per gli altri due test.
Questo studio è interessante perché normalmente la stabilità ossidativa di un olio si basa sull’induzione dell’ossidazione utilizzando metodi accelerati, drastici, che seguono una cinetica diversa dai metodi, come questo, a temperatura ambiente che permettono una migliore correlazione dei risultati con la shelf-life.
I derivati dell’oleuropeina sono meno stabili rispetto ai corrispondenti derivati del ligstroside, difatti sono i primi a essere ossidati fornendo così all’olio una stabilità ossidativa.
Queste osservazioni sperimentali ci suggeriscono che il TMC va calibrato in base ai parametri presenti al tempo zero (acidità, perossidi, spettrofotometria, tocoferoli, polifenoli totali e soprattutto profilo fenolico). Il profilo fenolico permette di capire se sono elevati i derivati dell’idrossitirosolo o se, invece, sono prevalenti i lignani e i derivati del tirosolo che non hanno lo stesso potere antiossidante.
La presenza di polifenoli totali, senza la conoscenza del loro profilo cromatografico, potrebbe non garantirci la conservabilità anche dopo pochi mesi di conservazione in quanto ricordo che i lignani (pinoresinolo, acetossipinoresinolo e l’idrossipinoresinolo) reagiscono come composti fenolici al dosaggio, ma poco contribuiscono nel prevenire l’ossidabilità degli acidi grassi insaturi da cui ne consegue l’irrancidimento (attività antiossidante: oleuropeina aglicone, idrossitirosolo, oleaceina >>> tirosolo, tocoferolo, lignani, ligstroside derivati).
Bibliografia
BAIANO A, TERRACONE C, VIGGIANI I, DEL NOBILE M.A. 2014, Changes Produced in Extra-Virgin Olive Oils from cv. Coratina during a Prolonged Storage Treatment. Czech. J. Food. Sci. vol.32,n°1;1-9
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
I radar spaziali per il monitoraggio dell'acqua negli oliveti
Sperimentato l'uso di dati radar satellitari per stimare il fabbisogno idrico degli oliveti. I risultati mostrano che il segnale radar in polarizzazione VV può sostituire efficacemente le tradizionali misurazioni ottiche e termiche
12 settembre 2026 | 11:00
L'arca olearia
Maturazione delle olive e qualità dell’olio: quale indicatore scegliere per individuare il momento ottimale della raccolta?
L’epoca di raccolta è una delle decisioni più importanti per chi produce olio extravergine di qualità. Ma come stabilire il momento giusto? Uno studio italiano ha confrontato tre metodi (visivo, indice di maturazione e durezza del frutto) per capire quale si correli meglio con resa, qualità e caratteristiche sensoriali dell’olio
11 settembre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Potatura meccanizzata dell'olivo: come la velocità di avanzamento influenza efficienza, costi e sostenibilità
La meccanizzazione della potatura nell'olivicoltura intensiva rappresenta una sfida complessa che richiede il bilanciamento di molteplici fattori: produttività, qualità del taglio, consumi energetici, costi operativi e risposta vegetativa delle piante. Ecco la velocità operativa più adeguata
11 settembre 2026 | 15:00
L'arca olearia
Campi elettrici pulsati e gramolazione: la sincronia perfetta per un olio extravergine di oliva di qualità
La tecnologia dei campi elettrici pulsati (PEF) sta rivoluzionando l'estrazione dell'olio d'oliva. Ma non è una bacchetta magica: la sua efficacia dipende da un delicato equilibrio tra l'intensità del trattamento e i tempi di gramolazione, che varia in modo significativo in base alla varietà di olive lavorate
11 settembre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Proteggere l'olivo dallo stress estivo: quale strategia scegliere?
L'aumento delle temperature estreme e la crescente frequenza di ondate di calore rappresentano una minaccia sempre più concreta per l'olivicoltura mediterranea. Valutata l'efficacia di tre diversi prodotti – glicina betaina, caolino e carbonato di calcio – nel proteggere gli olivi dallo stress combinato di calore, siccità e forte irraggiamento solare
11 settembre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Biostimolanti in olivicoltura: cosa succede davvero nelle prime settimane dopo il trattamento
L'effetto di due biostimolanti commerciali, uno a base di estratto di alghe e uno a base di proteine arpine. Entrambi i prodotti inducono una profonda riprogrammazione metabolica già sette giorni dopo il trattamento: l'estratto di alghe verso la crescita e l'uso efficiente del carbonio, mentre l'harpin attiva una sorta di "preparazione allo stress"
11 settembre 2026 | 11:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati