L'arca olearia

Potatura dell'olivo durante il riposo vegetativo, una missione sempre più difficile

Potare o non potare? Lo stress idrico ha provocato una maggiore stasi vegetativa ma bisogna prestare attenzione ai segnali della pianta. Le ripeture ondate di gelo, seguite da temperature miti, possono far molti danni se non si sono prese le dovute precauzioni, prima o dopo la potatura dell'olivo

19 gennaio 2018 | R. T.

La potatura dell'olivo andrebbe eseguito quando la pianta è in riposo vegetativo.

Si tratta di una condizione difficile da soddisfare, anche nelle migliori condizioni, poiché l'olivo è una sempreverde che può ridurre fortemente l'attività ma mai azzerarla. Un po' di linfa scorre sempre nei tessuti ed è quest'acqua che può gelare, provocando danni alle strutture dell'albero.

I cambiamenti climatici in atto hanno però reso sempre più difficile stabilire quando l'olivo va in riposo vegetativo, poiché le temperature restano piuttosto elevate in quasi tutti gli areali olivicoli, con il passaggio di sole ondate di freddo che, però, non sempre provocano la quiescenza della pianta.

Il metodo più comune e veloce per capire se l'olivo è andato il stasi vegetativa è valutare la crescita di eventuali gemme e germogli. La crescita, di solito, è molto lenta ma il colore verde acceso dei tessuti non lignificati è di solito un indizio dell'attività dell'albero.

In questo caso, specie in aree più suscettibili ai ritorni di freddo o a ondate di gelo, è sconsigliabile procedere con la potatura. Una potatura con un olivo in fase di accrescimento, seppur moderato, può infatti provocare, con giornate sufficientemente calde (10-15 gradi durante il giorno), l'emissione di nuova vegetazione, altamente sensibile al gelo.

E' bene considerare che già temperature di 3-4 gradi centigradi sopra lo zero possono provocare sensibili rallentamenti del flusso linfatico, specie nei tessuti più giovani. Temperature di zero gradi per qualche ora, oppure leggermente sotto lo zero, possono provocare danni irreparabili alle gemme o ai germogli neoformati. Temperature di 5-6 gradi sotto lo zero, anche solo per una notte, possono provocare danni ai tessuti non lignificati. Nel caso le temperature sotto zero si protraggano per più di qualche ora, i danni possono diventare irreparabili, compromettendo la vitalità di tutti i tessuti giovani e verdi.

E' anche bene sottolineare che, con 4,5 gradi di media stagionale in più nella prima decade di gennaio, difficilmente gli olivi hanno avuto le condizioni ideali per “acclimatarsi” alle basse temperature, rendendoli tendenzialmente più suscettibili al freddo. Vi è certamente da aggiungere, per fortuna, che la stagione secca e poco umida favorisce la pianta, evitando l'acuirsi di potenziali stress termici.

Nel caso, per esigenze aziendali, si debba intervenire su alberi non in riposo vegetativo è consigliabile iniziare con quelle piante che hanno necessità di piccoli tagli, sulle sottobranche, senza intaccare le strutture primarie della pianta. E' infatti bene ricordare che i tempi di cicatrizzazione sono più lenti in inverno, in particolare qualora le temperature notturne siano costantemente sotto i 10 gradi centigradi.

Volendo avere un ulteriore grado di protezione si può intervenire, qualche giorno prima dell'inizio dei lavori di potatura, con un trattamento rameico a concentrazioni di 300 mg/hl. L'effetto fitotossico del rame può causare uno shock temporaneo alla pianta, con riduzione dell'attività vegetativa e linfatica, così rendendo meno sensibili i tessuti alle basse temperature. Il rame, inoltre, favorisce anche l'indurimento dei tessuti, offrendo così un ulteriore livello di protezione.

Nel caso si sia dovuto procedere alla potatura anche su piante non in riposo vegetativo può essere anche utile procedere a una fertilizzazione fogliare a base di potassio. Una fertilizzazione fogliare a base di potassio facilmente assorbibile, nel volgere di qualche giorno dal trattamento e per qualche settimana, può offrire una discreta protezione, specie per temperature intorno allo zero. Tale consiglio è particolarmente valido nel caso si sia potata verificare una carenza di potassio a seguito di analisi fogliare eseguita in estate o in autunno.

I cambiamenti climatici in attoci impongono nuove sfide, non solo riguardo la gestione della chioma, ma anche di tutte le operazioni agronomiche che ruotano intorno alla potatura.

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