L'arca olearia
Costi e prezzi, qualcosa non torna nella filiera olivicola italiana
Le quotazioni dell'olio extra vergine nuovo sono in controtendenza con le dinamiche di tutti gli anni passati. I prezzi delle olive, per ora, tengono. Furti di olive e piccole illegalità non possono spiegare un tale trend. Cosa sta accadendo allora? Le voci dei protagonisti e quello che si nasconde nell'ombra
10 novembre 2017 | T N
Nel nord della Puglia il prezzo delle olive più basso è ed è stato di circa 60 euro a quintale con rese che, in media da inizio stagione a oggi sono arrivate al 13-14%. Significa, per la materia prima, un costo a 4,3-4,6 euro/kg.
Se però consideriamo il prezzo medio da inizio campagna a oggi, circa 70 euro a quintale, sempre con rese medie al 13-14%, scopriamo che il prezzo è di 5-5,4 euro/kg.
Con il prezzo massimo delle olive, 85 euro/quintale, il prezzo dell'olio, considerando solo la materia prima, arriva a 6-6,5 euro/kg.
A questi costi andrebbero aggiunti quelli della frangitura, stoccaggio (comprensivo delle perdite per le morchie) e il guadagno del frantoiano per un totale che varia dai 50 agli 80 centesimi di euro al chilogrammo, a seconda della struttura del frantoio, della sua organizzazione e dei volumi di molitura e di vendita.
Sulla base dei prezzi delle olive, quindi, il costo dell'olio pugliese può variare da 4,8 euro/kg a 7,2 euro/kg. Ragionevole pensare che il costo medio oscilli da 5 a 5,5 euro/kg.
Come è possibile allora che siano state vendute partite a 4,5 euro/kg o meno? Com'è possibile che il prezzo dell'olio extra vergine di oliva nuovo, in controtendenza con tutte le serie storiche precedenti, sia in continuo calo?
Al netto di frodi e truffe, le spiegazioni fornite dagli operatori pugliesi sono variegate ma tutti partono dalla considerazione che la campagna è appena partita e quindi anche piccoli volumi possono spostare gli equilibri di mercato.
Vi sono i furti di olive e il mercato nero, ultimo caso 53 quintali a Foggia, ma si tratta di fenomeni che non dovrebbero riuscire a influenzare realmente le quotazioni.
Vi è sicuramente il caso di frantoiani che, anche alle prese con le prossime scadenze fiscali e senza essere inseriti in un contesto organizzato, hanno necessità di vendere l'olio prodotto, anche sottocosto, pur di avere liquidità e mantenere l'attività in vita, sperando di guadagnare con le successive partite.
Vi sono, infine, strani e ingenti movimenti di liquidità, che cominciano a venire attenzionati dalle autorità. Olive acquistate per contanti da grandi frantoi, con capacità di lavorazione fino a 10.000 quintali al giorno, e poi olio venduto per bonifico a prezzi stracciati. Il sospetto è che vi possano essere infiltrazioni della criminalità organizzata che possono così riciclare denaro sporco.
Infine i commercianti d'olio, con alto potere negoziale in questo periodo, stante la latitanza dell'industria olearia, stanno speculando al ribasso, cercando di approvvigionarsi di extra vergine al prezzo più basso possibile, scommettendo in un rialzo nel 2018.
“Dalle autorità mi aspetto una grande attenzione per la tracciabilità – afferma Gennaro Sicolo, presidente del CNO – dobbiamo assolutamente evitare che entrino nel circuito dell'olio extra vergine di oliva italiano partite dubbie. Chiedo un'attenzione straordinaria per la filiera olivicolo-olearia, per la qualità di lavorazione e il rispetto delle regole. Non ci devono essere sacche di illegalità che danneggiano un intero sistema produttivo che sta organizzandosi e fa già molta fatica a rialzarsi.”
“Siamo veramente alle prime battute della campagna olearia – dice Luigi Canino, presidente UNASCO – della produzione di quest'anno abbiamo mandato qualche campione e aspettiamo le risposte. Il mercato è ancora in attesa e mi aspetto un calo dei prezzi nel breve periodo, prezzi che però si rialzeranno nel 2018, anche perchè la qualità è davvero alta. Certo, le speculazioni degli ultimi giorni non fanno bene al settore, per questo ci stiamo impegnando perchè la Grande Distribuzione riconosca un prezzo minimo a cui vendere l'olio 100% italiano.”
“L'impressione è che, nonostante la siccità, la campagna non sarà drammatica – afferma Angelo Cremonini, presidente del Gruppo Olio d'Oliva di ASSITOL - Allo stato, non possiamo riparlare di un altro “annus horribilis”. Al tempo stesso, sarebbe poco realistico affermare che potremo contare su una produzione olivicola generosa. A nostro avviso, non supereremo le 300mila tonnellate e, di conseguenza, si vedrà confermato lo storico deficit di materia prima che, purtroppo, caratterizza il nostro Paese. Anche per la campagna 2017-2018, dovremo ricorrere alle importazioni in maniera importante, in modo da soddisfare non soltanto il fabbisogno interno ma anche la domanda di export.”
“Non si può ancora valutare l'andamento della campagna olearia che, al momento, è molto strano – dice Piero Gonnelli, presidente di AIFO – si nota un certo sfasamento tra prezzi delle olive e quello dell'olio, che ha una tendenza al ribasso. La carenza di produzione in alcune aree sta tenendo sostenuto il prezzo delle olive, però la produzione nel nord della Puglia è abbondante e le rese sono più alte della media. Proprio le rese aiuteranno a compensare le perdite di produzione dovute alla stagione calda e siccitosa. Siamo però davvero all'inizio, le vere dinamiche di mercato si vedranno solo tra qualche tempo.”
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