L'arca olearia

TRA LA DELUSIONE GENERALE A VERONA VA IN SCENA UN’OPERA IN SOL MINORE. LA FRUSTRAZIONE DEI PRODUTTORI OLEARI E’ LAMPANTE

L’olio d’oliva è stato relegato agli estremi margini del quartiere fieristico. Nel silenzio generale, senza eventi o convegni di particolare interesse che facessero da richiamo, è così passata la dodicesima edizione del Sol. Grande il rammarico degli espositori a cui daremo, anche nel prossimo numero, ampio spazio

15 aprile 2006 | T N

Era l’anno del Vinitaly, la quarantesima edizione è un appuntamento da festeggiare, un evento che abbiamo salutato con piacere ed entusiasmo.
E’ però stato l’anno del declino del Sol, dopo un’edizione, quella del 2005, che aveva dato qualche segnale di vitalità. Siamo partiti alla volta di Verona con solo due appuntamenti segnati in agenda, un convegno, giovedì (6 aprile), giorno d’apertura, nel pomeriggio e una tavola rotonda per sabato mattina (8 aprile). Poco, molto poco per il settore oleario che così non ha avuto, nei fatti, l’occasione di mettersi in mostra. Rispetto alle decine di convegni, incontri e conferenze stampa che hanno animato il Vinitaly, il Sol è stato proprio figlio di un Dio minore.
Relegato agli estremi margini del quartiere fieristico, lontano dalle zone di passaggio, il padiglione ha offerto uno spettacolo desolante. Scarsa l’affluenza, dovuta non solo alla “sfortunata” logistica ma anche alla mancanza di adeguata segnalazione e di una coreografia che invogliasse a una pur fugace visita.
Durante l’inaugurazione della manifestazione fiumi di parole sulla quarantesima edizione del Vinitaly, sulla riscossa del vino italiano dopo la crisi e a vent’anni dallo scandalo metanolo, neanche un accenno per l’olio. Sono stati presentati i concorsi, enologico e packaging, ed è stato dimenticato il Sol d’oro, una “svista” significativa da parte di Veronafiere.

I più delusi per un evento che doveva vederli protagonisti sono proprio i produttori oleari presenti al Sol. Espositori che hanno speso migliaia di euro per partecipare a una fiera che si è dimostrata fallimentare.

“E’ il quarto anno che partecipo al Sol – dichiara Elisa Petrucci, produttrice pugliese – ed ho notato un calo di presenze. Sempre meno, per quanto riguarda gli operatori ho visto solo quelli che avevano comunque già preso un appuntamento, che mi conoscevano già, che erano già miei clienti e che mi avrebbero comunque trovato e contattato.”

“Sono al Sol – ci dice Giovanni Gugnata, produttore siciliano – e sono un po’ arrabbiato perché di anno in anno andiamo di male in peggio. La situazione è degradante, siamo situati in un luogo abbastanza lontano dalle zone dove la gente si muove. Vorrei avere le possibilità, nelle prossime manifestazioni di essere in un posto diverso, magari insieme ai vini.”

“Sono molto dispiaciuta per questa manifestazione – dichiara Elisabetta Gabrielloni, produttrice marchigiana – perché mi sento offesa e presa in giro nei confronti del mio lavoro e della mia professionalità.”

Un malessere molto diffuso che non si può esaurire in poche battute ma a cui Teatro Naturale vuole dedicare lo spazio che merita.
Non abbiamo nulla contro Veronafiere o la sua dirigenza. Non è per pura vis polemica che pubblichiamo e pubblicheremo lo sfogo e la rabbia dei produttori. Segnaliamo un problema, alziamo il velo su una questione irrisolta. Il comparto oleario italiano ha bisogno di una grande e importante fiera di settore.
La Spagna incombe ed Ecoliva rischia di divenire l’appuntamento internazionale di riferimento per l’olio di oliva. Perdere, anche in questo campo, la leadership potrebbe risultare fatale.

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