L'arca olearia
Gli oliveti italiani messi a dura prova dal gran freddo. Cosa si può fare?
Dall'utilizzo della resina di pino fino ai biostimolanti con effetto auxinco. Sugli olivi si può intervenire in prevenzione ma anche dopo che il danno è avvenuto. Anche la potatura deve considerare gli effetti fisiologici innescati dal grande freddo. Potatura che è auspicabile ritardare al mese di marzo
20 gennaio 2017 | Paolo Granchi
L’olivo, pianta xerofita sempreverde, richiede un clima mite con temperature che non scendano al di sotto di -8 C°, al di sotto di questi valori, soprattutto per durate superiori alle 3 ore viene compromessa la produttività delle piante ma anche la loro stessa sopravvivenza, soprattutto nelle zone dell’Italia Centrale. Alcune varietà sono più tolleranti di altre , ad es. il Leccio del Corno è una varietà che tollera meglio di altre, le basse temperature dato che nel 1929 fu una delle poche varietà sopravvissute a quella ,che sui libri è ricordata come una delle gelate più importanti del 1900 e di questa tolleranza deve essere tenuto in debita considerazione quando si effettuino impianti in zone fredde o a latitudini più settentrionali.
Negli ultimi 15 giorni il calo termico associato ai forti venti di nord/nord est ha messo a dura prova le olivete, in particolare il persistere di condizioni di bassa temperatura anche per periodi prolungati con minime termiche scese al di sotto dei -5 C° per oltre 10 ore, se da una parte contribuirà a ridurre la pressione delle principali avversità parassitarie, mosca delle olive e delle principali malattie fungine, dall’altra comporterà una perdita di attività fotosintetica importante che sarà necessario recuperare tempestivamente non appena un rialzo termico lo consentirà.

L’abbassamento termico prolungato tuttavia quando si manifesta con bassi contenuti idrici del suolo e in maniera progressiva, come è avvenuto per adesso, limita molto il danno che poterebbero subire le cellule del mesofillo fogliare, con conseguente lesione da parte dei cristalli di ghiaccio formatisi all’interno delle cellule del parenchima stesso, all’apparato fotosintetico della pianta .
In diverse applicazioni suggerite almeno 2 giorni prima della prevista gelata, in olivete di prodotti contenenti resine di pino nelle annate in cui le previste temperature sono scese sotto i -3C° e per periodi previsti superiori alle 5 ore, hanno consentito un più rapido recupero delle piante rispetto ad olivete non trattate. Lo scopo di tale trattamento, che quando ben distribuito crea una sorta di pellicola sulle foglie e i rametti, è essenzialmente quello di prevenire la disidratazione del parenchima fogliare lesionato dai cristalli di ghiaccio per cui le piante trattate hanno avuto un recupero più tempestivo.
Inoltre è stato evidenziato un effetto batteriostatico e antimicotico collaterale dato dalle resine stesse, per cui si prevengono anche in caso di danni e lesioni dei rametti di olivo , possibili insorgenze di batteriosi (Rogna dell’olivo) soprattutto quando associato a prodotti con rame da idrossido.
Quando si voglia favorire un rapido recupero della pianta danneggiata da gelo, anche l’impiego di alghe ad effetto auxinco provenienti da spp. del genere ASCOPHYLLUM e con elevato contenuto di laminarina associate ad amminoacidi , meglio se di origine vegetale,da non abbinare in miscela a prodotti rameici per possibili effetti fitotossici ulteriormente accentuati da eventuali basse temperature presenti al momento del trattamento. Gli interventi, ad attività “fisioterapica-nutrizionale” quando il danno da gelo si manifestasse evidente, dovranno essere ripetuti per almeno 3 volte a distanza di 15/20 gg nel periodo fine inverno-primavera.
La bassa temperatura, se da una parte può essere causa di riduzione o danno allo sviluppo vegetativo dell’olivo, dall’altra, consente all’olivo una maggiore differenziazione dei boccioli fiorali, per cui le annate seguenti ad inverni freddi (es. inverno 2012) sono normalmente annate (es. 2013) caratterizzate da maggiori allegagioni, di questo se ne dovrà tenere in debito conto soprattutto al momento della potatura che potrà essere maggiore, comunque mai superiore ad un 20/30% della chioma quando si venga da inverni più rigidi per evitare eccessive allegagioni, soprattutto se le olivete non sono irrigue, se l’anno prima hanno avuto una scarsa produzione e per limitare l’alternanza produttiva. Potatura, che è auspicabile ritardare al mese di marzo quando si preveda come anche quest’anno che le minime termiche permangano al di sotto dei -2 / -3 C° anche per periodi superiori alle 5/6 ore .
L’innegabile riscaldamento globale , frutto dell’aumento di anidride carbonica dell’atmosfera, ci aveva regalato negli ultimi 5 anni inverni particolarmente miti che avevano favorito uno sviluppo dei principali parassiti (mosca delle olive) , il 2017 presumibilmente sarà un anno di minor pressione dell’insetto, tuttavia mai abbassare la guardia e il monitoraggio dovrà essere fatto tempestivamente , così come gli eventuali interventi curativi.
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