L'arca olearia

Dall'Algeria alla Turchia, ecco come i nuovi paesi olivicoli vogliono valorizzare le loro cultivar autoctone

Mentre la Spagna vuole sostituire il gusto dell'olio d'oliva italiano nel mondo, anche attraverso il superintensivo, molti paesi mediterranei puntano sulla differenziazione e caratterizzazione del loro extra vergine grazie alle varietà autoctone

16 giugno 2016 | R. T.

Negli ultimi anni in California si sta assistendo a un diffusione dell'olivicoltura superintensiva, a base di Arbequina, Arbosana e Koroneiki, mentre Frantoio, Leccino e Pendolino stanno perdendo terreno.
Il gusto italiano dell'olio extra vergine di oliva, insomma, si sta perdendo mentre prende sempre più campo quello spagnolo, tra produttori e olivicoltori.
Se negli anni 1990 erano le varietà italiane a dominare la scena, costituendo la base dell'olio Made in Usa, ora sono soprattutto Arbequina e Arbosana a stimolare l'interesse.

Di fronte allo strapotere spagnolo alcuni paesi mediterranei sembrano vogliano rispondere attraverso una valorizzazione delle proprie cultivar locali. Una valorizzazione delle caratteristiche chimiche, in relazione soprattutto all'impatto salutistico.
Turchia e Algeria hanno avviato progetti di ricerca proprio atti a riscoprire il proprio patrimonio genetico e a esaltarne i caratteri di distintività.

L'Università di Adana, in Turchia, ha esaminato il profilo chimico di due diverse varietà di olive turche (Memecik e Gemlik) ottenute a diversi stadi di maturazione. In particolare l'indice di maturazione è stato analizzato sulla base del colore dell'epicarpo (verde, viola e nero).
Sono stati analizzati quindi: acidità libera grassi, numero di perossidi, K232 e K270, la composizione in acidi grassi, il contenuto fenolico totale, quello in carotenoidi e clorofilla.
Il profilo dolce dell'olio turco può cambiare notrevolmente, visto la scoperta che una raccolta precoce può portare a oli più amari e piccanti, con livelli fenolici atti ad avere effetti salutistici ( >250 mg/kg). Non solo, gli oli di Memecik e Gemlik possono avere tenori di acido oleico superiori al 70% in caso di raccolota anticipata, visto che il tenore in acido oleico diminuisce col procedere della maturazione, mentre aumenta la quantità di linoleico.

In Algeria, l'Università di Béjaïa in collaborazione con quella italiana di Napoli, ha prodotto e analizzato 19 oli extra vergini di oliva di varietà locali. Oltre all'analisi chimica tradizionale è stata utilizzata anche la risonanza magnetica nucleare per meglio caratterizzare gli oli.
Lo studio ha dimostrato in particolare che vi è un'estrema variabilità nei contenuti di clorofilla, carotenoidi, tocoferoli e acido oleico in ragione della varietà. Differenze sono state evidenziate, nell'analisi con risonanza magnetica nucleare, anche nel contenuto e profilo fenolico, in ragione dell'area geografica di provenienza. I risultati hanno così evidenziato che alcune varietà locali possono produrre oli di alta qualità, con significativi contenuti di composti bioattivi.

L'Italia, nel settore dello studio delle caratteristiche e delle particolarità delle proprie cultivar, è sicuramente all'avanguardia e grazie a manifestazioni ultradecennali come la Rassegna degli oli monovarietali continua a dettare la linea a quei paesi e a quegli imprenditori che vogliono fare della differenziazione e della distintività la loro strategia e politica olivicola.

Bibliografia

Oya Köseoğlu, Didar Sevim, Pınar Kadiroğlu, Quality Characteristics and Antioxidant Properties of Turkish Monovarietal Olive Oils Regarding Stages of Olive Ripening, Food Chemistry, Available online 11 June 2016, ISSN 0308-8146

Firdousse Laincer, Nunzia Iaccarino, Jussara Amato, Bruno Pagano, Alessia Pagano, Giancarlo Tenore, Abderezak Tamendjari, Pierangela Rovellini, Stefania Venturini, Giorgio Bellan, Alberto Ritieni, Luisa Mannina, Ettore Novellino, Antonio Randazzo, Characterization of monovarietal extra virgin olive oils from the province of Béjaïa (Algeria), Food Research International, Available online 23 April 2016, ISSN 0963-9969

 

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