L'arca olearia

Il test del DNA sugli oli di oliva ha passato la fase sperimentale. Ormai è realtà

Il test del DNA sugli oli di oliva ha passato la fase sperimentale. Ormai è realtà

Già molte ditte imbottigliatrici, distributrici, di import/export e agenzie nazionali per il controllo degli alimenti lo utilizzano con successo perchè il DNA caratterizza in maniera inequivocabile ciascun individuo, varietà o specie diversa. Andare oltre la tracciabilità su carta è oggi possibile come ci spiegano i ricercatori del CNR di Perugia, che hanno collaborato all'inchiesta della DDA di Bari

05 febbraio 2016 | Luciana Baldoni, Nicolò Cultrera, Roberto Mariotti

Per stabilire a posteriori se in un campione di olio sono state operate contraffazioni con oli di oliva di minor pregio (es. olio italiano in cui sia stato aggiunto in tutto o in parte olio di altri paesi europei o extra-europei) o con oli di altre specie (nocciolo, girasole, colza, mais, o soia), sono state sviluppate tecniche di analisi basate sul test del DNA estratto dall’olio.

Questo tipo di analisi rappresenta l’unico metodo in grado di accertare l’identità delle varietà da cui l’olio è stato estratto e di verificare la presenza di oli di altre specie oleaginose diverse dall’olivo. L’analisi molecolare delle tracce di DNA nell’olio rappresenta un utile complemento alle analisi chimiche e alla tracciabilità documentale di filiera.

La rintracciabilità genetica dell’olio ha superato ormai la fase sperimentale e può essere applicata con successo agli oli in commercio.

Pur se non riconosciuta ancora tra i metodi ufficiali di analisi, essa trova utile applicazione per chi vuole certificare il proprio prodotto o capire meglio l’identità delle partite che compra e che vende, con particolare riferimento alle industrie olearie, alle ditte imbottigliatrici e alla grande distribuzione.

Il test del DNA può essere applicato a tutte le tipologie di olio di oliva: extra vergine, vergine, DOP, IGP, monovarietale, blend, rettificato, miscela tra oli vergini e rettificati.

L’efficacia del metodo si basa su alcuni importanti presupposti:
- il DNA caratterizza in maniera inequivocabile ciascun individuo, varietà o specie diversa, e le differenze possono essere messe in evidenza attraverso l’analisi di marcatori molecolari;
- il DNA è l’unica molecola che può essere moltiplicata in vitro tramite la PCR (Polymerase Chain Reaction) quindi, anche partendo da poche copie di un piccolo frammento, se ne possono ottenere milioni di copie, analiticamente rilevabili;
- i frammenti di DNA, anche se non liposolubili, rimangono in sospensione nel mezzo oleoso e si conservano per lungo tempo (oltre i 3 anni), anche se vanno incontro ad un progressivo processo di degradazione in frammenti sempre più corti;
- la rettificazione o altri trattamenti chimico-fisici dell’olio non allontanano o distruggono completamente questa molecola, che può essere comunque estratta, amplificata ed analizzata;
- ad ogni paese/regione/territorio di coltivazione corrispondono varietà locali specifiche e ben diverse da quelle coltivate altrove (allo stato attuale le superfici dedicate a varietà alloctone sono così esigue da non condizionare il mercato nazionale dell’olio);
- grazie alla forte strutturazione geografica delle varietà, la loro identificazione consente di risalire indirettamente al luogo di origine dell’olio;
- poiché gli oli possono essere costituiti da miscele di più varietà, per poter identificare ciascuna di esse, è necessario disporre di marcatori varietà-specifici o comunque caratteristici di poche varietà;
- un altro elemento indispensabile è la disponibilità di una banca dati dei profili DNA delle principali varietà di olivo coltivate nel mondo, per confrontare e trovare la corrispondenza dei profili ottenuti dall’analisi degli oli.

I marcatori molecolari correntemente usati per l’identificazione delle cultivar, quali gli SSR (Simple Sequence Repeats) di prima generazione, attualmente a disposizione, sono poco adatti per la rintracciabilità degli oli, sia perché se ne dovrebbero usare tantissimi per discernere varietà miscelate insieme, sia per le difficoltà di amplificazione e di match con i picchi attesi.

Quindi, per applicare il test del DNA sugli oli il nostro gruppo ha messo a punto un proprio metodo di estrazione di DNA da matrice oleosa, ha sviluppato un nuovo set di marcatori molecolari di nuova generazione, specifici per le varietà di olivo che contribuiscono alla produzione della gran parte dell’olio di oliva in commercio ed impiega marcatori barcoding per distinguere l’olivo dalle altre piante oleaginose.

A seguito delle numerose richieste pervenute da ditte imbottigliatrici, distributrici, di import/export e agenzie nazionali per il controllo degli alimenti, presso il CNR-IBBR di Perugia si è aperta una attività di servizio per analisi DNA di oli di oliva commerciali e di olive da mensa.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Produzione d'olio di oliva in Italia in calo a 260 mila tonnellate e nel Mediterraneo cambia geografia produttiva e commerciale

Puglia, Sicilia e Calabria pagano alternanza e siccità, mentre Centro e Nord recuperano solo in parte. Intanto la geografia dell’offerta mediterranea cambia: Spagna e Grecia tornano a crescere, la Turchia aumenta la disponibilità, mentre Tunisia e Marocco sono attesi in forte calo

25 settembre 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli, Marcello Scoccia

L'arca olearia

Maturazione delle olive e sistema di estrazione: come trovare il punto di equilibrio tra resa e qualità dell’olio extra vergine

L’epoca di raccolta e la tecnologia di estrazione non agiscono in modo indipendente, ma si influenzano a vicenda nel determinare resa, profilo chimico, contenuto di composti bioattivi e qualità sensoriale dell’olio. Per gli olivicoltori e i frantoiani la conclusione operativa è chiara

25 settembre 2026 | 15:00

L'arca olearia

Olio extravergine di oliva a scaffale tutto promosso su MOSH e MOAH

Due soli oli extravergini di oliva da scaffale sarebbero bocciati se il limite normativo fosse 2 mg/kg: ecco chi sono. Il test de Il Salvagente ha esaminato 16 etichette dagli scaffali dei supermercati italiani, con un'analisi critica dei risultati

25 settembre 2026 | 14:40

L'arca olearia

Olivo sotto stress: meno acqua e più caldo, ecco cosa cambia davvero

Uno studio condotto su olivi giovani della cultivar Coratina ha valutato per la prima volta gli effetti combinati di un deficit irriguo moderato (50% del fabbisogno) e di un riscaldamento di 3-4 °C, simulando le condizioni climatiche attese nei prossimi decenni. Emergono indicazioni pratiche importanti per chi gestisce un oliveto in ambiente caldo-arido

25 settembre 2026 | 14:00

L'arca olearia

La cocciniglia mezzo grano di pepe dell'olivo: come difendere l'oliveto con strategie mirate

La cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae) è uno dei fitofagi più insidiosi per l'olivo, capace di restare attiva quasi tutto l'anno e di causare gravi danni alla produzione. Piriprossifen e sulfoxaflor sono le soluzioni più efficaci, mentre i prodotti naturali possono svolgere un ruolo complementare in un programma di difesa integrata

25 settembre 2026 | 13:00

L'arca olearia

Deperimento dell'olivo, distinguere Xylella dai funghi patogeni

Una ricerca condotta tra il 2022 e il 2024 evidenzia il ruolo di Botryosphaeriaceae e Apiosporaceae. Alcuni funghi possono rimanere latenti e diventare aggressivi quando la pianta è sottoposta a stress idrico e termico

25 settembre 2026 | 12:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati