L'arca olearia

L'olivicoltura pugliese in una battuta? Tutti giù per terra

Il borsino dell'olio extra vergine di oliva sale, ma ciò che spaventa sono le condizioni metereologiche ancora bizzarre. E poi il prodotto che “ non ha niente a che vedere con quello dell'anno scorso”

06 novembre 2014 | Elisabetta De Blasi

Anche in Puglia si annuncia una campagna olearia complessa da diversi punti di vista.

I produttori, quelli seri, che ci tengono ad un prodotto di qualità, bisbigliano, non ne parlano volentieri. Quasi che non parlarne fosse una sorta di esorcismo, un modo per tenere lo spauracchio lontano e lo spauracchio si chiama acidità, mosca, raccolta scarsa e resa bassissima.

L'annus terribilis dell'extra vergine non è solo in Puglia, dove peraltro alcune zone si sono salvate, ma questo non consola: troppe generazioni di mosche in una sola stagione, troppa umidità protratta in un'estate che non è stata praticamente estate.

Il borsino dell'olio extra vergine di oliva sale, ma ciò che spaventa sono le condizioni metereologiche ancora bizzarre che rendono persino difficile la raccolta di quelle poche olive rimaste sugli alberi.

Ottobre è stato caldo, fino a 35 gradi e le piante quindi hanno protratto la fase vegetativa, mentre l'abbattimento delle temperature anche di 18 gradi in pochi giorni aveva fatto ben sperare e invece non è durata. Insomma in Puglia l'inverno non è ancora cominciato con decisione e a complicare tutto contribuiscono acquazzoni violenti e scirocco a 90km all'ora, che non sono mancati nell'ultima decina di giorni.

Chi ha già molito da nord a sud della regione racconta mestamente di una raccolta diminuita anche del 70% e di un prodotto che “non ha niente a che vedere con quello dell'anno scorso”.

Chi ha coltivazioni tradizionali ha potuto fare dei trattamenti contro la mosca, che si sono rivelati inevitabili, anche se ridotti al minimo grazie ai sistemi di cattura preventiva.

Le numerose cultivar hanno reagito diversamente e su questo sarebbe interessante una riflessione a posteriori tra gli addetti del settore. L'Olivastra, la Cellina, l'Ogliarola hanno subito molto l'aggressione, la Cima di Mola ha resistito benissimo sia all'attacco della mosca che alle condizioni climatiche del tutto anomale, limitando la flessione ad un meno 30%, i trattamenti precoci sulla Peranzana si sono rivelati un utile ausilio alla coltivazione in combinazione con le trappole permettendo una discreta qualità complessiva del prodotto.

Pur con queste magre consolazioni, il panorama rimane disastroso, al punto che alcuni frantoi ad oggi hanno già chiuso i battenti e le cooperative di produttori, che raccolgono il conferimento di centinaia di piccoli proprietari di appezzamenti minimi, riusciranno a malapena a soddisfare i clienti abituali.

Istintivamente viene da dire che, facendo due conti, chi si troverà per le mani dell'extra vergine buono, degno di questo nome sia da un punto di vista chimico che sensoriale, dovrà venderlo ad un prezzo più alto, e difficilmente il mercato locale riuscirà ad accettarlo, preferendo una più bassa qualità.

Una certa riflessione merita anche la tendenza di zone come il nord barese, come Andria e Terlizzi, ma anche alcune zone del foggiano in cui i piccoli e medi olivicoltori hanno deciso di vendere direttamente le drupe ai frantoi e alle aziende del nord del Paese in carenza di olive. Questo sistema che lascia diversi dubbi sulla capacità di mantenere una tracciabilità complessiva di filiera, anche nei confronti del consumatore, è incentivata dall'alto costo delle olive, schizzato fino a € 70 a quintale (contro i € 35 dello scorso anno) e destinato ancora a salire. A coloro che vogliono sbarazzarsi delle olive e per cui l'olio sarebbe un “impiccio da sistemare” sembra un facile e istantaneo guadagno, ma in realtà, proprio in un'annata in cui si sarebbe potuto vendere al meglio perchè la domanda è più alta dell'offerta, si profila il solito panorama in cui il prodotto pugliese, come già un tempo l'uva da vino, viene svenduto per poca consapevolezza territoriale.

Chi lavorerà bene in questa campagna olearia sarà l'industria di raffinazione, che avrà per le mani, in seconda battuta, tanto ma tanto olio lampante.

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