L'arca olearia
Olive che marciscono a poche ore dalla raccolta. Cosa succede dentro ai frutti?
L'anomalia dell'annata è anche segnata da una precoce senescenza delle olive, dovuta a vari fattori, agronomici e biochimici, che consigliano una maggiore attenzione nei tempi e nei modi di stoccaggio temporaneo prima di andare al frantoio
17 ottobre 2014 | R. T.
Frangere nel
giro di 24 ore? Quest'anno potrebbe essere già tardi.
Non è raro vedere olive, raccolte il giorno precedente, che già la mattina presentavano vistosi segni di fermentazione in atto. E' sufficiente mettere la mano in una cassetta o in un bins per rendersene conto, anche senza l'ausilio di termometri. Anche se le olive non fermentano non è raro che i profumi anche di olive verdi siano tenui, fin quasi ad essere evanescenti.
Vari fattori contribuiscono a questa situazione.
In molti areali, specie al centro nord, le olive sono state colpite da mosca olearia, lebbra e persino afidi. Anche quando l'olivicoltore sia stato attento e abbia eseguito i trattamenti per tempo, l'epidermide e gli strati più superficili8 della polpa si presentano marroni per via dell'elevato numero di punture o attacchi. Ne risulta che si tratta di tessuti molto deboli, che possono andare più facilmente incontro a marcescenza e fermentazione.
Il fenomeno, quest'anno, è acuito anche da temperature autunnali particolarmente miti, sia di giorno sia di notte, che hanno prodotto una brusca accelerazione della maturazione delle olive. E' per esempio noto che nelle olive le lipossigenasi agiscano in maniera diversa a seconda che si tratti di frutto acerbo o maturo. A uno stadio avanzato di maturazione è molto attivo il 9-13 lipossigenasi che produce idroperossido di acido oleico, in posizioni 9 e 13. A causa della sua duplice specificità posizionale, il suo contributo alla elaborazione di olio aromatico d'oliva è significativo. Non solo, è stato scoperto che la dinamica di formazione di sapori e gusti potrebbe dipendere da enzimi che sintetizzano terpeni. Si tratta di enzimi estremamente volatili, ch hanno un “ciclo di vita” estremamente breve a partire dall'invaiatura. E' chiaro che tanto più breve sarà il periodo che intercorre tra l'invaiatura e la maturazione, tanto più sarà limitato l'accumulo terpenico nell'oliva.
L'accelerazione della maturazione delle olive è dovuta anche a un'accelerazione nella sintesi di etilene, composto legato alla maturazione dei frutti. Purtroppo non esistono metodi efficienti, e consentiti, per rallentare questo processo. In Spagna, a scopo puramente sperimentale, hanno utilizzato un inibitore della sintesi di etilene (animoetossinivinilglicina al 4,15%) per bloccare la maturazione di olive da mensa, riscontrando un'effettiva riduzione della respirazione dei frutti e riduzione dell'accumulo di fenoli, sintomo di una ridotta attività metabolica.
Allo scopo di ridurre gli effetti negativi della stagione è quindi consigliabile non solo ridurre ancor più il periodo di stoccaggio temporaneo delle olive prima della frangitura ma anche conservarle in luogo adatto. Per evitare inneschi fermentativi è utile la temperatura sia bassa, possibilmente sotto i 10 °C. Una cella frigorifera è il luogo ideale dove conservare le olive, anche solo per un abbattimento termico rispetto ai 25-30 °C di questi giorni.
Una sperimentazione condotta dall'Università di Bologna su Coratina ha permesso di scoprire che, in condizioni normali (ovvero olive sane e raccolte al giusto grado di maturazione), queste si possono conservare addirittura fino a 15 giorni, senza ripercussione negativa su acidità, perossidi, coefficiente di estinzione specifica a 232 nm e 270 nm e composti polari. La sperimentazione ha anche previsto l'utilizzo di atmosfera condizionata (mix di ossigeno e anidride carbonica), tipica delle celle di conservazione dell'ortofrutta.
E' bene tuttavia sottolineare, per quanti potessero stoccare in detti spazi, che lo stoccaggio delle olive in atmosfera condizionata ha causato aumenti pronunciati nei contenuti di polifenoli e flavonoidi, che però non si sono ripercossi in un maggiore tenore dell'amaro e del piccante. Gli oli ottenuti avevano invece un maggiore aroma floreale/fruttato ma una minore nota amara rispetto a olive conservate in maniera standard.
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Accedi o RegistratiSergio Enrietta
18 ottobre 2014 ore 11:12Ho constato anch'io quest'anno il problema descritto, nel mio oliveto sperimentale Alpino, con circa 600 olivi di circa 50 varietà diverse, su terreno montano Roceja TO, pieno Sud, alt 650/700 mt slm.
Normalmente, al contrario di quanto si potrebbe credere, escluso il gelo qui l'olivo non ha quasi avversità, tanto che sono uso non fare alcun trattamento, di alcun genere irrorato, sulle piante.
Quest'anno la mosca è arrivata e ha colpito fortemente tutte le varietà più precoci con danni fortissimi su Leccino, Leccio del Corno, Dritta, ecc.
Fortunatamente al danno da Bactrocera è subentrata la lebbra, anche quella sconosciuta prima, che ha atterrato tutte le olive, liberandomi dall'interrogativo raccolgo non raccolgo.
La parte invece più ventilata, sopratutto grazie alle olive del gruppo Frantoio e simili, sono invece ancora molto promettenti, verdi e molte sane.
Paradossalmente proprio i caldi tardivi attuali e previsti per i prossimi giorni mi fanno sperare in un recupero in estremis della produzione, dato che le olive verdi verso giallo, si ingrossano a vista d'occhio, terrò d'occhio le previsioni e aspetterò fino all'ultimo per la raccolta che molirò in proprio, almeno spero.
Emanuele Aymerich
18 ottobre 2014 ore 09:24Confermo per esperienza personale che la conservazione in cella frigorifera da risultati eccellenti: già diversi anni fa in seguito ad un guasto serio degli impianti siamo stati costretti a fermarli, ma essendo all'interno di una grossa azienda di trasformazione di prodotti agricoli avevamo la disponibilità di grandi celle frigorifere dove abbiamo provato a stoccare le olive per tre giorni con risultati perfetti, visti i quali abbiamo voluto approfondire e benché non fosse più necessario abbiamo fatto un test di 10 giorni, e i risultati sono stati sempre eccellenti, ne è uscito un olio con caratteristiche chimiche ed organolettiche ottime e senza nessuna differenza da quello prodotto con le stesse olive molite entro 24 ore dalla raccolta. Fortunatamente non abbiamo più avuto necessità di rifarlo ma è comodo sapere che si ha una bella ruota di scorta in caso di grossi problemi.
ferdinando de marte
18 ottobre 2014 ore 08:58Oggi la lebbra, la mosca e il cambiamento climatico per i nostri uliveti rappresentano il vero problema.
In Calabria ed esattamente nella piana di Gioia Tauro/Rizziconi , oggi con gli innovativi sistemi di raccolta riusciamo a produrre degli ottimi oli di oliva extra vergini.
Devo però osservare che a causa della lebbra, della mosca (che non ci si riesce più ad abbattere come un tempo) ma soprattutto a causa dei cambiamenti climatici, i tempi di raccolta si sono ridotti notevolmente, per non perdere definitivamente il frutto la raccolta viene anticipata e concentrata addirittura dal primo al trenta ottobre diversamente a novembre la lebbra distrugge il prodotto, ne consegue però che i tempi ristretti con consento di raccogliere tutto il prodotto con notevole perdita del prodotto stesso.
Luigi carella
18 ottobre 2014 ore 16:53zona centro Puglia! .........unica soluzione raccogliere subito.....e molire immediatamente!! solo cosi' si potra' recuperare un minimo di fruttato che coprirebbe nei limiti gli eventuali danni al gusto e al sapore derivanti dalla mosca! provato!