L'arca olearia

Dove è finita l'alta qualità dell'olio extra vergine d'oliva italiano?

La supremazia morale sul piano qualitativo del nostro Paese sembra un retaggio del passato stando agli ultimi dati diramati dall'Eurispes. La metà degli oli italiani non rispetta il limite dei 30 mg/kg di alchil esteri, percentuale che arriva al 54% nel Sud. Occorre orgoglio, umiltà e uno scatto di reni

31 ottobre 2013 | Alberto Grimelli

Perchè continuare a insistere sugli alchil esteri? Perchè continuare a offrire indicazioni tecniche e scientifiche sull'argomento?

Teatro Naturale ha affrontato il tema in maniera esaustiva ma continua a pubblicare approfondimenti perchè abbiamo la netta sensazione che la questione sia stata presa sotto gamba da parte di olivicoltori e frantoiani. Come se la questione non li riguardasse.

La sensazione si è trasformata in triste presa d'atto alla lettura di un comunicato Eurispes.

Il piano di sorveglianza attivato a livello nazionale sulle aziende produttrici attraverso un campionamento di olio su tutto il territorio italiano ha prodotto risultati allarmanti: rispetto alla non conformità secondo il limite di 30 mg/kg, ben il 49% del totale esaminati, sono risultati non conformi (di questi il 54% provenienti dal Sud, il 24% dal Nord e il 22% dal Centro) e il 51% conformi (27% dal Sud, 33% dal Nord e 40% dal Centro).

La metà degli oli italiani non rispetta il parametro dei 30 mg/kg degli alchil esteri, percentuale che sale al 54% al Sud. Purtroppo il Mezzogiorno è maglia nera in questa classifica.

Il Centro Italia, spesso bistrattato, quale area del Paese che campa ancora sui fasti del passato, su immagini vincenti date da storia e tradizioni di secoli, se la cava molto meglio. Non bene, ma meglio. Quasi un quarto di campioni irregolari non è un risultato da festeggiare.

Un passo alla volta.

Occorre l'umiltà di non dare tutto per scontato, di aver ancora da imparare e di avere molti margini di miglioramento.

Occorre l'orgoglio di voler recuperare da uno smacco che, se facesse il giro del mondo, macchierebbe l'immagine dell'alta qualità olivicola italiana.

Occorre uno scatto di reni. La situazione va recuperata in fretta anche perchè i nostri competitori internazionali stanno facendo progressi a ritmi frenetici e quasi miracolistici.

Cullarci nel mito della supremazia qualitativa dell'olio italiano non serve a nulla se non è poi corroborata dai fatti, reali e tangibili.

Questi dati di Eurispes possono essere un salutare ceffone. Fa bene, ogni tanto, riceverne. Fa crescere e maturare.

La campagna olearia è appena iniziata. Il segnale può essere dato già oggi. E' necessario non solo al comparto in quanto tale ma anche alle autorità di controllo, a quanti stanno facendo molto, in sede nazionale e internazionale, per difendere l'Italia.

Occorre dare a queste persone argomenti forti, solidi e robusti. Occorre che possano rivendicare la severità dei controlli come misura a difesa della qualità delle nostre produzioni e a tutela dei consumatori. Lo fanno quotidianamente, come leggiamo, sempre dal comunicato Eurispes.

Nel settore delle frodi sanitarie (prodotti contraffatti, sofisticati, adulterati e potenzialmente dannosi per la salute) solo la Guardia di Finanza nel 2012 ha sequestrato beni per un totale di 10.649.040 chili: di questi il 74% (8.195.709 chili) erano rappresentati dall’olio. Numerose anche le operazione del Nucleo Agroalimentare della Forestale che ha sequestrato 450 tonnellate di olio extravergine di oliva deodorato destinato a essere commercializzato per un valore di circa 4 milioni di euro e dei Nas che hanno recentemente sgominato un’organizzazione che operava tra Toscana e Lazio e sequestrato 2.500 litri di olio d’oliva privi di rintracciabilità, 5.000 litri di olio contraffatto e dichiarato extravergine, barattoli di betacarotene e decine di chili di clorofilla, sostanze con cui si tramuta fraudolentemente l’olio di semi in olio extravergine di oliva.

E' giusto non nascondere sotto il tappeto questi scandali, queste truffe. E' giusto smascherare, e punire, chi lucra ai danni degli onesti.

Si tratta di richieste sacrosante. Applicando lo stesso metro di misura, perchè bisognerebbe nascondere che, allo stato attuale, la supremazia qualitativa dell'olio italiano è un mito?

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Alberto Grimelli

06 novembre 2013 ore 17:14

Gentilissima Benedetta,
non è il caso di essere catastrofisti. Ci sono alcuni segnali che gli addetti ai lavori devono cogliere prima degli altri anche perchè, poi, ne va della fiducia: il bene più prezioso.
Acquistando olio extra vergine primo prezzo, per intenderci le bottiglie sotto i 3 euro/kg, vi sono maggiori probabilità che la materia prima utilizzata, pur rispettando i limiti di legge, non sia di qualità eccelsa.
Se la scelta non si basa sulla sola convenienza economica vi sono molti modi per il consumatore per riconoscere un olio di qualità. Prima di tutto andando presso un frantoio o un olivicoltore e assaggiando direttamente il prodotto prima di acquistarlo. Se non si è tanto fortunati da essere in zona di produzione, c'è la possibilità di affidarsi alle certificazioni (Dop/Igp, biologico) che di solito garantiscono più elevati standard qualitativi.
Naturalmente vi sono anche consorzi privati che selezionano ancor di più e offrono l'eccellenza, ovvero oli con livelli organolettici e chimici di prim'ordine.
Cordiali saluti e buon olio nuovo
Alberto Grimelli

Benedetta Vieri

06 novembre 2013 ore 16:11

Ma non ci dobbiamo proprio fidare? Come possiamo essere sicuri della qualità di un extravergine?
Oli molto controllati come quelli di alcuni consorzi, come ad esempio il Laudemio, non sono garanzia di alta qualità?