L'arca olearia
Tutti i rischi della potatura degli olivi durante la raccolta
Spesso con gli interventi cesori durante la campagna olearia durante la campagna olearia ci si illude di risparmiare, cogliendo più facilmente le porzioni alte della chioma e anticipando le operazioni primaverili. In realtà si tratta di un azzardo che può costar caro
05 ottobre 2013 | Giorgio Pannelli
In un commento ad un mio recente articolo sulla potatura dell’olivo (Gli errori più comuni nella potatura dell’olivo perché conoscendo si pota, ignorando si taglia) un simpatico lettore elenca 54 professioni di piccoli proprietari di oliveti che per difficoltà logistiche, ma anche per mancanza di tempo e di competenze, rinunciano totalmente o pensano di rinunciare alla potatura, lasciando gli uliveti ad un triste destino.
In effetti la nostra olivicoltura, così come reperibile nell’analisi strutturale diffusa dal Mipaaf con il Piano Olivicolo-Oleario del 2010, è caratterizzata da elementi tali da motivare tale decisione:
a) aziende aventi una dimensione media di poco superiore all’ettaro di superficie, cui si correla un elevato grado di frammentazione:
- oltre il 60% delle aziende ha meno di 100 alberi;
- il 78% delle aziende non supera la dotazione di 250 olivi, con una quota di olio prodotto pari al 46% del totale;
- solo il 12% delle aziende si colloca nella classe dimensionale con piante da 250 a 500;
- appena l’1,3% ha in dotazione un numero di piante superiore a mille, con una quota di olio prodotto pari, però, al 25% del totale;
b) un ordinamento policolturale diffuso, cui si aggiunge una accentuata caratterizzazione multi varietale;
c) una localizzazione del 30% delle superfici in condizioni orografiche difficili;
d) l’analisi della tipologia di conduzione aziendale fa emergere i seguenti elementi:
- le aziende professionali costituiscono solo il 4,3% del totale;
- le aziende accessorie rappresentano il 29,6% del totale;
- le aziende di “autoconsumo” sono il 66,1% del totale;
- una età molto avanzata dei conduttori aziendali.
Trattasi, quindi, di un settore di piccoli produttori di olive ed olio, stimati in numeri diversi a seconda del criterio di selezione e di identificazione:
- 1.050.000 circa i produttori che coltivano o svolgono una qualche attività di gestione e mantenimento di piante olivicole;
- 957.360 aziende professionali censite da Agea e aventi accesso all’aiuto disaccoppiato previsto dalla PAC;
- 775.783 le aziende agricole stimate dall’ISTAT con una specializzazione, ancorchè minima, nella produzione olivicola.
Molti oliveti sono ereditati dagli attuali, suddetti proprietari che non potendo (perché non se li compra nessuno) o non volendo (per ragioni affettive) vendere per fronteggiare la perenne crisi del settore, sono costretti ad abbandonare l’oliveto od adottare metodi di conduzione a basso impatto economico tra cui primeggiano una potatura (sic!) retribuita in tutto o in parte con la legna di risulta, oppure una potatura (sic!) abbinata alla raccolta delle olive.
I risultati del primo metodo sono efficacemente descritti dallo stesso, precedente lettore con la frase: “quando torniamo in paese per passarvi le ferie e andiamo a visitare l'uliveto, troviamo lo sterminio e ora pro nobis, amen”.
Il secondo metodo fornisce nell’immediato risultati meno traumatici, ma non meno deleteri per l’equilibrio vegeto-produttivo degli alberi e per la regolarità della produzione. Vengono abbattuti, prevalentemente, i migliori rami (per vegetazione e produzione) dell’albero posizionati nella porzione superiore di chioma, dove la raccolta è difficoltosa, lasciando inalterata la porzione inferiore, dove la raccolta è semplificata, ma dove la vigoria è andata progressivamente spegnendosi. Ci si illude innanzitutto di risparmiare sulle successive operazioni di potatura e, per il futuro, di costringere l’albero a concentrare la produzione nella porzione inferiore di chioma. Al contrario, così come descritto per l’acefalia nell’articolo di cui al precedente link, i costi di potatura incrementano notevolmente dovendo gestire una pianta squilibrata, mentre la produzione tende ad una spiccata alternanza per la periodica, drastica riduzione del numero e della lunghezza dei rami a frutto. Inoltre i grossi e/o numerosi tagli, per la forte alterazione del rapporto chioma/radici che stimola un’immediata ripresa vegetativa, espongono le piante al rischio di danni da freddo, nelle zone con inverno particolarmente rigido.
Si ribadisce quindi, per tutte le categorie di produttori di cui sopra, l’opportunità di gestire la chioma dell’olivo secondo i principi del vaso policonico semplificato (con il minimo di legno strutturale, il massimo di fonda ed interventi di potatura rapidi ed essenziali), per incrementare produzione e rese di raccolta, anche meccanica, senza incorrere in una eccessiva proliferazione di polloni e succhioni, che disperdono inutilmente risorse ed incrementano i costi di potatura.
Anche gli olivi di grandi dimensioni (secolari e non) possono essere gestiti in tal modo, semplicemente riducendo al minimo indispensabile il numero di branche principali, ma con una conclusione naturale (cima) per ognuna di esse onde favorire la formazione di un gradiente conico (da cui il vaso policonico) e l’affermazione della fascia produttiva nella porzione inferiore di chioma. Solo successivamente si potrà intervenire per ridurre l’altezza degli alberi, scegliendo una cima più bassa e meno vigorosa. Assolutamente da evitare la capitozzatura perché la pianta risponderebbe con una crescita verticale e scomposta di numerosi succhioni che, paradossalmente, porterebbero la pianta ad un ulteriore innalzamento e ad una drastica perdita di produzione.
La turnazione più o meno periodica della potatura, compresa quella di cui al presente articolo, produce al massimo risparmi analoghi a quelli di una potatura manuale annuale al ritmo di 10 minuti/pianta allevata/riformata a vaso policonico semplificato che, però, meglio delle altre consente il conseguimento e la conservazione di una situazione di equilibrio tra attività vegetativa e produttiva, con positive ripercussioni su entità e costanza della produzione.
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GIOVANNI PASSERI
05 ottobre 2013 ore 08:32Complimenti per l'analisi accurata e i consigli tecnici per i piccoli olivicoltori.
Come si può contattare per conoscere meglio Giorgio Pannelli?