L'arca olearia
Alta qualità, artigianalità, buon gusto. Ecco l'olio artigiano
Rifiutare la sua esistenza significa negare la realtà ma cos'è l'extra vergine artigianale? Una domanda sospesa, con molte risposte. I frantoiani italiani vanno oltre la semplice enunciazione teorica. L'olio artigiano sarà presto sugli scaffali dei supermercati
27 aprile 2013 | Alberto Grimelli
Eppur si muove.
Il momento di crisi economica globale vorrebbe che le aziende si chiudano e riccio, massimizzando le rendite di posizione e rimandando a tempi migliori progetti e investimenti.
I frantoiani italiani vanno controcorrente e proprio durante il congresso nazionale hanno voluto presentare il progetto “olio artigianale”. Un progetto in itinere già da qualche anno ma ci vuole coraggio a metterlo in cantiere e in pista di decollo proprio oggi.
Poche idee e chiare, ben espresse dal Presidente Gonnelli durante il suo discorso di apertura. “Noi vogliamo un settore pulito e trasparente, solo così l'olio artigianale potrà emergere. Vogliamo un mercato con una regola semplice: il consumatore deve avere tutti gli strumenti per scegliere consapevolmente.”
Ma il mercato dell'olio extra vergine d'oliva ha queste caratteristiche? La risposta è ni, né sì né no. “Abbiamo appoggiato la legge Salva Olio Italiano – ha dichiarato Gonnelli – come contributo alla trasparenza del settore, per spazzare via le zone grigie che fanno utili a scapito degli operatori onesti.”
Aumenta la trasparenza e aumentano i controlli, con risultati tangibili. Nel 2012 la sola Agenzia delle Dogane ha segnalato irregolarità per 150 tonnellate d'olio provenienti da paesi extracomunitari. Nel febbraio 2013 l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) ha sequestrato 420 tonnellate di olio d'oliva falsamente etichettato come “Made in Italy”. Tutto questo dopo che, proprio l'anno scorso, l'operazione Arbequino ha portato al sequestro di 8.160 tonnellate di olio extravergine e vergine comunitario e nazionale per un valore di più di 18 milioni di euro.
Le importazioni dai paesi extracomunitari, Tunisia in testa, sono cresciute del 28% nel 2012, segno evidente che si cerca il prezzo più che la qualità. Tutto questo mentre l'oliveto Italia veleggiava oltre le 400 mila tonnellate, in crescita del 4% rispetto all'anno passato.
Molto scalpore hanno suscitato i dati dell'Agenzia delle Dogane che hanno riportato come il valore degli acquisti di olio extracomunitario sia il doppio di quello relativo all'export. Nel 2012 a fronte di importazioni pari a 963 milioni di euro, l'export è stato pari a solo 453 milioni.
Non solo parole, quindi, anche dati, portati dai principali organismi di controllo.
E' questo lo scenario, non proprio confortante, in cui debbo muoversi i frantoiani. E' uno scenario, lo sanno bene tutti gli operatori, in cui domina la logica del prezzo. Gli acquirenti vanno laddove c'è il prodotto al miglior prezzo, di qualità commerciale standard, “che non fa male alla salute” come ha ricordato il Presidente di Federdop Silvano Ferri. In Tunisia, oggi, la quotazione è più bassa di 50-60 centesimi di euro rispetto a un olio italiano, 20-30 centesimi in meno rispetto a quello spagnolo.
E' chiaro e lampante che è necessario uscire da questo schema per recuperare valore aggiunto, necessario per salvaguardare la stessa esistenza della categoria.
I frantoiani si presentano con coraggio e determinazione, definendo i contorni della propria attività, la propria mission. Non solo fare l'olio, non solo venderlo ma anche fare cultura, quella con la C maiuscola.
Dire olio artigiano è già cultura. Significa infatti rievocare una storia che risale al 1200, alla Corporazione degli oliaioli di Firenze, ma significa anche rievocare le tante culture dei territori, come ricordato da Aldo Di Russo, quelle fatte delle storie dei frantoiani e non solo. “L'abitudine al sapore è un'abitudine alla cultura” ha ricordato Di Russo.
Ma in cosa si concretizza il progetto olio artigiano? “L'olio artigiano non vuole essere una nuova denominazione – ha dichiarato Gonnelli – Non abbiamo né il tempo né i fondi per poter far familiarizzare i consumatori con un'altra e nuova denominazione. Vogliamo però proporre e riproporre un modello di consumo. Oggi non è più possibile vendere l'olio sfuso in frantoio. Consuetudine antica. Cambiano gli stili di vita e di consumo ma certe tradizioni rimangono. Ecco allora che con il progetto olio artigiano vogliamo che i consumatori possano trovare a scaffale lo stesso olio che comprerebbero direttamente al frantoio.”
Parlare di olio artigiano significa allora aderire a un progetto che non prevede solo controlli sul prodotto ma anche l'adesione a un codice etico volontario, a un disciplinare di produzione e di processo. Dal campo alla bottiglia. “Chi non li rispetterà sarà espulso dal sistema” ha spiegato Gonnelli.
Alta qualità, artigianalità, buon gusto. Ecco cos'è l'olio artigiano
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Emilio Conti
28 aprile 2013 ore 22:12La categoria più vessata da leggi spesso ingiuste e contraddittore, pone come progetto innovativo l'artigianalità dell'olio. Resto sgomento!! Qui pensiamo ancora che l'abitudine al sapore lampante è un'abitudine alla cultura italiana.
Basta, affrontiamo i problemi seriamente e non pensiamo sempre a propri paraventi o tornaconti.