L'arca olearia

Nonostante tutto l'extra vergine va a vele spiegate

Il settore recupera il disastroso 2009 ma le aziende cominciano a pensare a delocalizzare. Tra i miti da sfatare l'ottimo appeal del 100% italiano in patria e il pericolo blend semi-oliva

18 giugno 2011 | Duccio Morozzo della Rocca

Il 2010 si è chiuso con una crescita positiva del 3,6% per le imprese olearie nazionali che sembrano finalmente ripartire dopo essersi lasciate alle spalle la difficile situazione economica del 2009.

Una ripresa che non si è arresta marcando ad aprile 2011 sul mercato interno una crescita ulteriore del 3% dell’olio confezionato grazie al +2,8 dell’extra vergine, al +5,6 dell’olio di oliva, al +32,7 dell biologico e al +44% delle Dop/Igp. L’unico a scendere in picchiata è il “100% italiano” (-8,3%) che paga sullo scaffale l’aumento di prezzo degli ultimi mesi dell’olio sfuso made in Italy.

Questi i numeri che sono emersi il 15 giugno a Roma durante la presentazione del monitoraggio 2010 di Assitol relativo agli oli di oliva e di sansa.

Nel dettaglio, l’industria olearia italiana ha registrato nel 2010 un +5,5% per gli extra vergini e un +3,9 per gli oli di sansa mentre l’olio di oliva è rimasto con segno negativo (-1,7%).

A raffreddare gli entusiasmi è stata però la denuncia di Assitol del forte disagio manifestato dal comparto: i costi, difficilmente sopportabili dalle imprese più piccole, la burocrazia in aumento, la concorrenza sempre più difficile dei paesi terzi che ricorrono a frodi conclamate e soprattutto i recenti blocchi all’export pensati per condurre campagne di controllo sui prodotti delle aziende già sottoposti a numerose e continue verifiche.

Angelo Cremonini, presidente del Gruppo Olio di Oliva, ha espresso l’esigenza dell’accelerazione dei controlli specialmente sugli oli di importazione temporanea che ad alcune aziende sono stati bloccati per mesi nei porti causando ingenti perdite economiche.

Per la prima volta, dice Assitol, nel mondo dell’olio di oliva si assiste a qualche episodio di delocalizzazione produttiva. Casi isolati, al momento, ma che l’associazione teme possano moltiplicarsi.

 

Mercato interno 2010

Le vendite di olio di oliva si sono attestate sulle 103.345 tonnellate (+3,6 rispetto all’anno precedente). L’extra vergine ha rappresentato il 72,2% contro il 25% dell’olio di oliva e il 3% dell’olio di sansa. L’extra vergine convenzionale ha assorbito il 93% del totale degli extra vergini venduti in Italia.

 

Basse invece le performance, da parte delle aziende associate Assitol, degli extra vergini italiani che, nonostante la scommessa di alcune associazioni di produttori dell’anno scorso, hanno occupato solo il 5,5% dell’offerta della categoria mentre si sono riconfermate le performance per gli oli di nicchia: Dop/ Igp (304 tonnellate, 0,4% del mercato) e biologico (616 tonnellate, 0,8% del mercato).

 

Export 2010

L’Italia si è confermata nel 2010 il maggior paese esportatore di olio di oliva confezionato.

Dopo qualche segno di incertezza iniziale l’export ha finalmente ripreso a crescere nell’ultimo bimestre dell’anno passato. Sono state vendute circa 150.000 tonnellate di olio di oliva e di sansa rappresentate per il 63,6% da oli extra vergini, per il 32,5% da oli di oliva e per il restante 3,9% da oli di sansa.

Ciò nonostante nel 2010 l’export non ha riguadagnato il segno positivo segnando una riduzione su base annua del 2,4 per gli extra vergini e dell’8,9 per gli oli di oliva. Positiva invece la performance degli oli di sansa con un incremento del 16,6%.

Bene nell’export, a parte il biologico (-8,4%) le nicchie: Italiano +3,8% e Dop/Igp +21,4.

I migliori acquirenti della nostra industria olearia all’estero si confermano Germania, Francia e Regno Unito in ambito UE, Stati Uniti, Giappone, Australia al di fuori del territorio europeo.

 

Alchilesteri

Molto spazio è stato dedicato infine al tema alchilesteri, riassunto con molta chiarezza dal prof. Conte, sul quale si sono soffermati a parlare, tra gli altri, il direttore generale Assitol Claudio Ranzani e il direttore Unaprol Ranieri Filo della Torre.

Ranzani ha sottolineato come con l’introduzione del nuovo metodo (Reg.UE n. 61/2011) abbia frenato sia l’impiego di extra vergini di minore qualità come anche quello dei vergini di minore caratura portando all’aumento di prezzo di prodotti di maggiore qualità.

Gli alchilesteri potrebbero essere, secondo Assitol, lo strumento principale per ridisegnare il mercato in termini qualitativi.

Anche Filo della Torre, contrariamente a quanto sostenuto da Unaprol poche settimane fa, ha sottolineato l’importanza per il settore di questo nuovo metodo di analisi a disposizione.

 

Italiano 100% e miscele di oli di oliva e semi

Due i miti da sfatare secondo Assitol.

Italiano 100%: a differenza di quanto si vociferava l’anno passato, il 100% italiano non ha cannibalizzato le altre nicchie che sono, al contrario, cresciute.

Miscele oliva-semi: il temuto blend è rimasto un prodotto di nicchia che non è andato a competere con gli altri prodotti.

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