Energia verde
Agrivoltaico utility: un’analisi costi-benefici per il sistema Italia
Un’analisi condotta su scala nazionale rivela che, allo stato attuale, la convenienza economica di un impianto agrivoltaico utility-scale è tutt’altro che scontata. I maggiori costi infrastrutturali, rispetto a un tradizionale impianto a terra, rendono l’investimento spesso non redditizio
09 settembre 2026 | 16:00 | R. T.
Il settore agricolo e quello della produzione di energia fotovoltaica condividono un’identica e fondamentale risorsa primaria: la luce del sole. Mentre la transizione energetica spinge verso una diffusione massiccia del fotovoltaico, la crescente domanda di terreni per grandi impianti utility-scale entra inevitabilmente in competizione con le superfici destinate alla coltivazione. Nasce da questa esigenza il concetto di agrivoltaico, una soluzione che mira a far convivere sullo stesso appezzamento la produzione di energia elettrica e l’attività agricola.
Tuttavia, questa convivenza ha un costo. Gli impianti agrivoltaici, per permettere il passaggio dei mezzi agricoli e minimizzare l’ombreggiamento sulle colture, richiedono strutture di supporto più alte, complesse e costose. Inoltre, per garantire una sufficiente illuminazione al suolo, i pannelli devono essere distanziati, riducendo la densità di potenza installata per ettaro. Ne consegue che, a parità di potenza di picco (ad esempio, 1 MW), un impianto agrivoltaico occuperà una superficie significativamente maggiore rispetto a un impianto fotovoltaico a terra (GMPV), e il costo di realizzazione risulterà più elevato.
Il Nucleo dell’Analisi: Prezzo-Prestazione e il Ruolo del Valore Agricolo
Per valutare oggettivamente la convenienza economica dell’agrivoltaico, lo studio si basa su un indicatore chiave: il rapporto prezzo-prestazione. Questo rapporto mette a confronto il costo aggiuntivo che si deve sostenere per realizzare un impianto agrivoltaico invece di uno a terra, con il beneficio economico derivante dal mantenere in produzione il terreno agricolo, ovvero il Valore della Produzione Agricola.
L'analisi, condotta su tutte le regioni italiane e considerando colture estensive come grano, mais, soia e patata, rivela un quadro chiaro. Il costo extra, che deriva principalmente dalle strutture di montaggio e dalla maggiore estensione dell'impianto, è generalmente molto superiore ai ricavi medi generati dall'attività agricola. Per le colture a basso reddito, come i cereali, il rapporto prezzo-prestazione è quasi sempre superiore a 1, il che indica che l'investimento non è economicamente sostenibile. La convenienza inizia a delinearsi solo per colture ad altissimo valore, come la patata, e unicamente in alcune regioni specifiche, come Veneto, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Perché l’Agrivoltaico non Decolla: I Numeri dell’Extra-Costo
La maggiore spesa per un impianto agrivoltaico è riconducibile a due fattori principali: l'incremento del CAPEX, ovvero i costi di capitale iniziali, e l’aumento dei costi di manutenzione, specialmente quelli legati alla pulizia dei pannelli a causa della maggiore esposizione a polvere e residui agricoli.
Stando ai dati raccolti dagli operatori del settore, i costi areali per le strutture di montaggio e la preparazione del sito possono variare sensibilmente, ma l’analisi dimostra che per la maggior parte delle colture, il reddito agricolo annuale per ettaro non è sufficiente a compensare il maggior esborso iniziale. Se si considerano tecnologie agrivoltaiche complesse, con un fattore di costo che può essere anche tre o quattro volte superiore a quello di un impianto a terra, il divario economico diventa incolmabile.
Consigli per un Business Plan Sostenibile: Dove e Come Investire
Alla luce di questi dati, la redditività di un progetto agrivoltaico non può essere data per scontata. Per gli operatori del settore e gli investitori, è fondamentale adottare un approccio strategico e basato su dati concreti.
In primo luogo, è essenziale una selezione accurata del sito. La localizzazione geografica è determinante: la redditività agricola, e quindi il beneficio economico dell'agrivoltaico, varia in modo significativo da regione a regione. Investire in aree dove il valore della produzione agricola è naturalmente elevato è un prerequisito per ridurre il gap economico.
In secondo luogo, la scelta della coltura è cruciale. Il business plan deve concentrarsi su produzioni ad alto valore aggiunto, come ortaggi o patate da semina, piuttosto che su estensive colture cerealicole, a meno che non siano previsti consistenti contributi pubblici.
Infine, un’analisi di sensitività sui parametri chiave è obbligatoria. Il fattore di maggior costo delle strutture agrivoltaiche rispetto a quelle standard, variabile in base al tipo di tecnologia, ha un impatto enorme sulla redditività. Progettare sistemi che minimizzino questo fattore, ad esempio con soluzioni di montaggio semplificate ma funzionali, è una leva strategica per rendere l’investimento più appetibile.
L’Occasione delle Aree Marginali: Una Prospettiva di Politica Industriale
I risultati dell’analisi suggeriscono che un approccio universalista all’agrivoltaico rischia di essere economicamente inefficiente. La vera opportunità, come sottolineato dallo studio, potrebbe risiedere nell’utilizzo di queste tecnologie non tanto per “salvare” terreni agricoli ad alto valore, che difficilmente verranno abbandonati, quanto per recuperare aree marginali o già in stato di abbandono.
In Italia, tra 1,2 e 1,8 milioni di ettari di terreno agricolo non sono più gestiti attivamente. L'installazione di impianti agrivoltaici in queste zone, sebbene comporti gli stessi oneri strutturali, risponderebbe a obiettivi sociali e ambientali di grande rilevanza: il contrasto allo spopolamento delle aree interne e il recupero produttivo di terre altrimenti inutilizzate. Questa visione, già sperimentata in Giappone, trasformerebbe gli incentivi pubblici da un mero sostegno alla produzione energetica a uno strumento di rinascita territoriale.
Conclusioni: Un Futuro da Costruire con Incentivi Mirati
In conclusione, l’agrivoltaico si presenta come una soluzione tecnologicamente affascinante ma economicamente complessa. La sua diffusione in Italia non può essere lasciata alle sole forze di mercato, che, come dimostrato, difficilmente la renderebbero competitiva rispetto al fotovoltaico tradizionale.
Perché l’agrivoltaico possa davvero decollare, è necessario un ripensamento delle politiche di sostegno. Gli incentivi non dovrebbero essere legati unicamente alla produzione di energia, ma dovrebbero premiare anche il valore aggiunto agricolo e, soprattutto, la localizzazione del progetto in aree svantaggiate. Un utilizzo strategico dei fondi, ad esempio quelli del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, potrebbe indirizzare l’agrivoltaico verso il recupero di terreni abbandonati, creando un circolo virtuoso che coniuga transizione energetica, sostegno all'agricoltura e sviluppo dei territori. L’agrivoltaico, insomma, non è una soluzione universale, ma uno strumento potente se applicato nel contesto giusto e con le giuste priorità.
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