Energia verde

Meno incentivi ma per più anni. Così lo Stato pensa di risparmiare sulle rinnovabili

Il decreto Destinazione Italia, in corso di conversione in Parlamento, prevede la possibilità di ridurre l'importo degli incentivi ma di aumentarne la durata di sette anni. Lo Stato spalmerebbe così i suoi debiti facendo risparmiare agli utenti sulle bollette, secondo il parere dell'Autorità per l'energia

15 gennaio 2014 | C. S.

Il decreto legge Destinazione Italia va nella giusta direzione per ridurre gli oneri in bolletta introducendo una riduzione volontaria degli incentivi per le fonti rinnovabili elettriche, aumentandone però la durata di sette anni. Lo ha detto il presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, Guido Bortoni, durante un'audizione sul dl davanti alle commissioni finanze e attività produttive della Camera.

Il DL introduce uno strumento volontario, attivato dai singoli produttori di energia elettrica da fonte rinnovabile titolari di impianti che beneficiano di certificati verdi, tariffe omnicomprensive o tariffe premio, orientato a redistribuire nel tempo una parte degli oneri economici connessi a tali meccanismi di incentivazione, valorizzando l’intera vita tecnica degli impianti, senza penalizzare gli investimenti già effettuati. L’opzione dà diritto ad un aumento del periodo di incentivazione pari a 7 anni, a fronte di una riduzione immediata dell’incentivo stesso. L’entità della riduzione sarà fissata in un successivo
decreto su quale è previsto il parere dell’Autorità in relazione a periodo residuo spettante, al tipo di fonte rinnovabile, al tipo di in centivo e ai costi per la rimodulazione.

L'Autorità per l'energia già nel passato ha segnalato al Governo l’opportunità di adottare misure volte a ridurre strutturalmente il valore assoluto degli oneri derivanti dall’incentivazione della generazione elettrica da fonti rinnovabili, avanzando specifiche proposte in tal senso.

Nel parere dell’Autorità si evidenziava come questo, oltre a consentire di ridurre il costo annuo degli incentivi sulle bollette (e quindi l’impatto sulle tariffe elettriche tramite la componente A3), avrebbe prodotto anche una maggiore produzione da fonti rinnovabili a fronte del medesimo incentivo complessivamente erogato nel tempo, oltre che evitato continui (e a volte superflui) rifacimenti parziali degli impianti finalizzati a beneficiare nuovamente
degli incentivi, con conseguente riduzione di costi per il sistema.

 

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