Bio e Natura
Gli occhi puntati sul monococco, grano antico che chiede futuro
Utilizzato dall’uomo già 23 mila anni fa, fu abbandonato intorno al Mille avanti Cristo. Da allora si è conservato in poche aree. Ora in due centri in Italia si apre la strada della rivalutazione. Il racconto di Alfonso Pascale
24 gennaio 2009 | Alfonso Pascale

Promosso dalla Cooperativa Sociale âAgricoltura Nuovaâ, si è svolto a Roma un convegno per fare il punto sulle attività sperimentali riguardanti unâantica coltura che da millenni non è più praticata, il grano monococco, e per verificare se le sue caratteristiche chimiche, nutrizionali, gustative e salutari siano tali da assicurargli un futuro. Nel corso dellâiniziativa i partecipanti hanno anche assaggiato il pane, la pasta, i dolci e i biscotti fatti con la farina ricavata da questo frumento.
Utilizzato dallâuomo già 23 mila anni fa sulle rive meridionali del lago di Tiberiade in Galilea e diffusosi in tutti i paesi del Mediterraneo, questo cereale fu progressivamente abbandonato intorno al 1000 a.C. e sostituito dal più produttivo farro. In tutto questo periodo si è tuttavia conservato in pochissime aree, come le Alpi di Provenza, in Francia, dove recentemente ha ottenuto lâIndicazione Geografica Protetta.
Da un paio dâanni, esso è sperimentato in Italia su poche decine di ettari a Cigole (BS) e a Roma nellâambito del progetto âMonICA-Monococco per lâInnovazione Cerealicola e Alimentareâ, finanziato dalla Regione Lombardia e realizzato dalla Fondazione âPianura Brescianaâ in collaborazione con il CRA, lâUniversità degli Studi di Milano, la Cooperativa Sociale "L'Antica Terra" e la Cooperativa Sociale "Agricoltura Nuova".
Dal convegno è venuta la conferma che questa coltura tanto antica possegga notevoli potenzialità di sviluppo, evidenziate dai ricercatori, ma anche dai dietologi e dagli esperti assaggiatori presenti. Potenzialità che dovrebbero essere ulteriormente esplorate attraverso il proseguimento della ricerca sulle sue varietà e sul consumo dei relativi prodotti anche da parte dei portatori di particolari patologie, come il morbo celiaco, il diabete, alcune forme di cancro e diverse allergie alimentari.
Il monococco potrebbe, inoltre, essere impiegato con prospettive di straordinario successo anche nellâalimentazione dei bambini, grazie alle caratteristiche di sapore che lo distinguono dagli altri grani e per la sua eccezionale ricchezza in proteine, vitamine e carotenoidi, oltre che per lâelevato contenuto in zinco e ferro. Un alto valore nutritivo che si conserva anche dopo la cottura e viene esaltato dalla parboilizzazione, che consiste nel trattare al vapore a 120° C e per 10 minuti la granella. Un processo che è molto usato per il riso e che nel monococco determina la migrazione dei carotenoidi e dei tocoli dal germe verso lâendosperma, esaltando il valore nutrizionale delle sue farine e, in alcuni casi, rendendo gli alimenti particolarmente indicati per i diabetici. Occorrono, tuttavia, ulteriori studi per considerare come scientificamente valide molte delle prescrizioni mediche.
In sostanza, dopo millenni di abbandono, le diverse varietà di questo cereale meritano di essere rimesse a coltura, nonostante la loro produttività sia molto più bassa rispetto a quella del grano tenero e duro. I vantaggi che derivano dalle eccezionali doti qualitative, nutrizionali e salutari dei monococchi compensano ampiamente la loro minore produttività .
Il successo dell'iniziativa della Cooperativa "L'Antica Terra" e della Cooperativa âAgricoltura Nuovaâ, che hanno avviato questa particolare coltura e che ora hanno deciso di allargarne la produzione, ma anche di analoghe esperienze in Italia, riguardanti altri prodotti e processi produttivi nuovi o da riscoprire, suggerisce di inserire nei programmi aziendali delle Fattorie Sociali la partecipazione ad attività sperimentali nellâagricoltura e nellâalimentazione. Innovazione agricola e alimentare e inclusione sociale sembrano costituire un binomio virtuoso nell'interesse generale del Paese.
Si potrebbe, dunque, pervenire alla stipula di protocolli di intesa e di convenzioni tra le Regioni, gli Enti di ricerca e di alta formazione e la Rete Fattorie Sociali per promuovere lâinserimento nei progetti di agricoltura sociale di programmi di studi e ricerche agronomiche e alimentari. Dove troverebbero una più efficiente utilizzazione anche le strutture fondiarie attualmente gestite dagli Enti di ricerca e sperimentazione, dalle Università degli studi e dagli Istituti tecnici agrari, favorendo la loro fruizione diretta da parte della collettività .
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