Bio e Natura
LA STRAORDINARIA VITA TRA LE API DI UMBERTO ALTANA
Un personaggio fuori dal comune in un paesino alle pendici del Monte Rosa. Nonostante i terribili attacchi parassitari della Varroa, le sue arnie producono quantitativi non consueti di miele, salvate da una geniale idea e un olio essenziale. "A combattere un elemento della natura con la violenza - afferma - si ottiene un risultato spesso peggiore"
10 aprile 2004 | Daniele Bordoni
Da secoli lâapicoltura ha svolto un ruolo importante nella vita dellâuomo, ma solo da poco tempo è ritornato un interesse verso i prodotti naturali, soprattutto biologici e così pure verso i prodotti apistici. Per quel che mi riguardava personalmente, da molti anni non consumavo più miele e neppure credevo nei benefici di propoli o pappa reale e inoltre nel miele trovavo un retrogusto di medicina. Il mio scetticismo, come quello di molti, figlio della âmodernità â, si è dissolto qualche anno orsono, incontrando un personaggio fuori del comune, abitante in un paesino della Valle Anzasca, alle pendici del Monte Rosa: Umberto Altana.

Di mestiere Umberto, oggi energico pensionato di 73 anni, faceva il falegname e, nonostante una vita trascorsa a fare tavole, mobili e porte, ancora oggi si diverte a produrre oggetti di raffinata qualità , per diletto. Ma la sua passione, insieme ai suoi molti interessi, sono il mondo della natura e quello delle api. Nel retro della sua casa, câè la sede del suo tesoro: una quarantina di arnie che segue con la dedizione e la passione propria di chi ama quello che fa.
Digiuno di apicoltura e anche timoroso delle punture non osavo avvicinarmi. Lui senza maschera apriva le arnie e vi lavorava tranquillamente e le api, migliaia di api, stavano lì tranquille ad aspettare che finisse; alle volte sembrava quasi che le accarezzasse. Cominciai ad interessarmi a quello che faceva e cominciammo a parlare. Allora mi sembrava normale che poche arnie come quelle potessero produrre miele in abbondanza, oggi so che non era così ânormaleâ. Poi a me sembrava che ci fosse una particolare vivacità e le api fossero molto indaffarate e questo era vero, ma alcuni mi hanno poi detto che quella attività era normale in luglio e non nel mese di marzo, con la neve ancora intorno.
Così abbiamo iniziato un percorso che continua ancora, facendo amicizia e condividendo alcune delle particolarità che questo mondo affascinante offriva. Da lui ho saputo che la vita delle api era minacciata, a livello mondiale, da un parassita, la Varroa, importato sembra con le coltivazioni di soia ed ora, questa sorta di acaro stava distruggendo progressivamente la vita delle api, minacciandone la stessa sopravvivenza di specie.
Avevo letto che si erano tentate molte vie, tutte di natura chimica, attraverso lâuso di prodotti spesso tossici che, anche se applicati con cautela, lasciavano tracce indelebili nel miele e nella propoli e quel âsapore di medicinaâ che io ricordavo. Il miele di Umberto non sa di medicina, lui non usa prodotti chimici di laboratorio e non vuole neanche sentirne parlare.
Parlando della vita delle api, mi ha detto che si tratta di un equilibrio delicato, regolato da odori e ambiente, i feromoni regolano e orientano la loro esistenza e basta una piccola variazione ad alterare, spesso irreparabilmente questo equilibrio. âBisogna osservare e cercare di comprendereâ, mi dice sempre. âNon si possono lasciare le arnie a sé stesse, occorre capire se tutto va bene e intervenire solo con piccole operazioniâ.
Anche lui era preoccupato per la Varroa e un giorno, bruciando della sterpaglia si accorse che sul fondo delle arnie che stava ripulendo poco dopo, câerano dei punti neri. Osservandoli con la lente capì che si trattava di Varroa. Intuì che poteva essere qualcuna delle piante che aveva bruciato quel giorno e il cui fumo poteva aver raggiunto quelle arnie. Con pazienza individuò le piante una per una, facendo poi degli esperimenti per controllarne lâeffetto. Individuata la corteccia giusta, ne estrasse un olio essenziale e quindi cominciò a verificarne il dosaggio: doveva ottenere un duplice risultato, contenere la Varroa e non turbare la vita delle famiglie di api. Eâ stato un lavoro lungo e paziente, ma alla fine è arrivato a conclusione.
Il suo prodotto, ricavato dalla corteccia di una comune pianta non uccide neppure la Varroa, ma la fa cadere sul fondo dellâarnia, allo stato poco più che larvale e qui muore non potendosi nutrire. Le api non sono turbate e lo dimostra anche il fatto che le famiglie prosperano e producono miele in abbondanza.
Quando gli chiesi dettagli sul suo prodotto, lui mi disse, che non bastava averlo, bisognava applicarlo nel modo corretto e occorreva continuare a osservare e verificare i risultati. âCercando di combattere un elemento della natura, anche un parassita, con la violenza, si ottiene un risultato spesso peggiore del male che si intende combattere. Un parassita di quel genere va contenuto, non distrutto, perché per distruggerlo con sicurezza dovrebbe sterminare lâintero alveareâ.
Quindi esiste un metodo ed esiste un prodotto. La Varroa può essere contenuta. Ciò sarebbe un risultato eccezionale. Un parassita, un flagello a livello mondiale per cui nessuno sembra aver ancora scoperto un rimedio efficace può essere fermato, o quanto meno contenuto. Il mio amico Umberto câè riuscito e in questo periodo, di inizio primavera, le sue api già ronzano alacremente. Lui, osservando giorno per giorno la natura, ha capito che la natura stessa ci fornisce i rimedi di cui abbiamo bisogno. Intanto io come molti altri, con la sua propoli e il suo miele, godo di ottima salute (non mi ricordo più lâultima volta che ho preso lâinfluenza), ma so che tutti gli amici e conoscenti che provano la sua propoli poi mi chiedono di procurarne dellâaltra. Anche il miele che un tempo non prendevo, oggi è diventato un mio alimento abituale in sostituzione dello zucchero.
Lui continua a curare le sue api con la consueta dedizione, ma lâanno scorso aveva perso alcune Api Regine e doveva rimpiazzarle. Si è informato su Internet (si, perché questo signore di 73 anni naviga su Internet da 10 anni circa) e le ha ordinate âonlineâ, facendosele recapitare a mezzo corriere. Allora, quando lo conobbi, diversi anni fa, rimasi stupito nel vedere una persona, non più giovanissima, usare il PC, âscannerizzareâ foto, stampare etichette per miele e propoli e âchattareâ con amici e colleghi apicoltori e scrivere e-mail. Riceveva regolarmente una Newsletter del settore ed era iscritto ad un Newsgroup. Si interessava di tutto quello che offriva la tecnologia, compresi i cellulari che usava anche per inviare SMS. Tutto ciò mi colpì allora, così come mi stupisce oggi. Non ci si aspetta, infatti, che un amante della natura, ami anche i prodotti della tecnologia. Lui infatti non ama la tecnologia, la usa. Mi dice spesso che non sarà mai abile con questi nuovi strumenti, ma che sono utili e bisogna servirsi di ciò che è utile.
Conosce le erbe, come del resto molti che vivono in campagna e in montagna, ma lui sa anche il nome botanico in latino delle piante e le proprietà specifiche per ogni malessere e situazione. Mi raccontò di una volta, che un operaio che lavorava per lui molto lontano dallâabitato si ferì alla testa e il sangue usciva abbondante. Non si perse dâanimo, andò a cercare lâerba giusta e ne fece un impasto che bloccò lâemorragia quasi subito. Ma a sentirlo non sembrava vantarsene più di tanto, eppure di questi episodi ce ne erano stati tanti e in molti probabilmente gli devono qualcosa.
Non è un erudito, in quanto non ha fatto studi regolari, ma un autodidatta, con una conoscenza molto vasta per tutte quelle cose che lo interessano davvero. Incontrarlo è semplice e lui accoglie tutti molto amabilmente. Gli piace ascoltare e se qualcuno riesce a trasmettergli qualche nuova nozione o informazione, lo ringrazia come se ricevesse un dono. Alla sua non più verdissima età è ancora curioso su tutto e si interessa di moltissime cose.
Talvolta mi dice, âvedi, se non ti alzi la mattina con più cose da fare di quello che puoi riuscire a fare, non hai più uno scopo e non vale la pena essere a questo mondoâ. Lui vuole alzarsi il giorno successivo ed avere la giornata intera dedicata ai suoi interessi, primo fra tutti le sue api, la natura e anche un poâ di tecnologia.
Un personaggio sicuramente singolare e insolito, probabilmente non unico. Di personaggi come lui ne esistono. Ne ho incontrati altri, ma loro non amano il clamore. Lavorano ed operano con discrezione e solo pochi si interessano a quello che fanno. Il mondo corre troppo intorno a tutti noi. Se ci fermassimo qualche volta in più a parlare con qualcuno, per il piacere della conversazione e per entrare nella confidenza della gente, scopriremmo dei tesori nascosti a pochi passi da noi.
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