Bio e Natura
Sui cereali la stretta del clima e della logistica riaccende i prezzi: il grano torna sotto osservazione
La FAO prevede per il 2026 un raccolto mondiale di cereali pari a 2,979 miliardi di tonnellate, il 2,1% in meno rispetto al record del 2025. In Italia il frumento duro si muove già su valori superiori a 240-280 euro/t. Nel medio termine il mercato appare orientato a una maggiore volatilità
08 ottobre 2026 | 16:00 | T N
La fotografia del mercato cerealicolo mondiale cambia rapidamente. Da una parte resta una disponibilità complessiva molto elevata; dall'altra, clima, guerre, trasporti e strozzature logistiche stanno riducendo la capacità del mercato di trasferire rapidamente il prodotto dalle aree eccedentarie a quelle deficitarie.
La nuova previsione della FAO porta la produzione mondiale di cereali 2026 a 2,979 miliardi di tonnellate, il 2,1% in meno rispetto al 2025. Si tratterebbe comunque del secondo raccolto più abbondante mai registrato. La produzione di frumento è stimata a 813,9 milioni di tonnellate, mentre i cereali secondari scendono a 1,612 miliardi e il riso a 552,5 milioni.
Il dato apparentemente rassicurante sulla produzione nasconde però un elemento importante: il mercato mondiale dispone di scorte elevate, ma la loro distribuzione geografica e la possibilità di movimentarle stanno diventando fattori determinanti.
A settembre il grano ha accelerato
Il segnale più evidente arriva dai prezzi internazionali. Il FAO Cereal Price Index è aumentato del 5,1% a settembre rispetto ad agosto, mentre il prezzo mondiale del frumento è salito del 6,3%. Su base annua, l'indice cerealicolo risulta superiore del 17,2%.
Non si tratta tuttavia soltanto di un problema produttivo. La FAO indica nelle difficoltà logistiche nel Mar Nero e nelle condizioni asciutte in alcune aree del Nord America, proprio alla vigilia delle semine, due dei principali elementi che hanno sostenuto le quotazioni del frumento. Anche il mais ha registrato un aumento del 5,6% mensile, mentre il riso è cresciuto dell'1,4%.
Il mercato del grano aveva già mostrato una significativa tensione nei mesi precedenti. A settembre i future sul frumento hanno raggiunto livelli che non si vedevano da anni, prima di ritracciare parzialmente. Sul mercato europeo, il contratto dicembre del frumento Euronext è passato da oltre 243 euro/t nella seconda metà di settembre a circa 233 euro/t di regolamento il 28 settembre, mostrando quanto rapidamente il mercato possa cambiare direzione.
Il 1° ottobre, tuttavia, il contratto dicembre è risalito a 239 euro/t, sostenuto anche da una maggiore fiducia sull'export europeo e dalla debolezza dell'euro.
Questa alternanza di forti movimenti è probabilmente uno degli elementi più importanti per interpretare il mercato dei prossimi mesi.
Il vero punto debole è il Mar Nero
Il frumento mondiale continua ad avere una forte dipendenza dalla capacità esportatrice dell'area del Mar Nero. Russia e Ucraina rimangono centrali per l'approvvigionamento internazionale e qualsiasi limitazione alle rotte marittime ha effetti immediati sui prezzi.
La FAO ha infatti ulteriormente ridotto la previsione del commercio mondiale di cereali a 505,8 milioni di tonnellate, il 3,5% in meno rispetto al record della stagione precedente. La riduzione riguarda soprattutto frumento e mais, proprio a causa delle difficoltà nelle rotte del Mar Nero e dell'insufficiente capacità di trasporto alternativa.
Questo significa che il prezzo non riflette esclusivamente il rapporto tra produzione e consumo. In una fase di forte perturbazione logistica, incorpora anche un premio per il rischio di approvvigionamento.
E il mercato italiano?
Per l'Italia il discorso è ancora più interessante perché il mercato nazionale è fortemente differenziato tra frumento tenero e duro e presenta una rilevante dipendenza dalle importazioni.
Sul frumento duro, le quotazioni rilevate da Ismea il 24 settembre mostrano valori significativi. A Catania il fino era a 252,50 euro/t, a Palermo allo stesso livello, mentre a Grosseto raggiungeva 281,50 euro/t. Il buono mercantile era rispettivamente a 247,50 euro/t a Catania e Palermo e 250,50 euro/t a Grosseto. A Milano il buono mercantile arrivava a 274,50 euro/t.
Sono livelli che vanno letti con attenzione: il mercato italiano non sta semplicemente replicando il future europeo del frumento tenero. Qualità, disponibilità locale, caratteristiche proteiche, premio del duro e costo della logistica determinano differenziali importanti.
Cosa può succedere nei prossimi 6-12 mesi?
La mia lettura dello scenario è moderatamente rialzista sui prezzi del frumento, ma non tale da prefigurare necessariamente una nuova crisi cerealicola.
Il motivo è semplice: da una parte la produzione mondiale rimane enorme e le scorte finali sono stimate dalla FAO in 950 milioni di tonnellate, con un rapporto scorte/utilizzi del 31,7%. Si tratta di un livello ancora consistente e che rappresenta un elemento di contenimento dei prezzi.
Dall'altra parte, il mercato è diventato molto più vulnerabile agli shock.
Lo scenario più probabile
Nei prossimi 3-6 mesi mi aspetterei un mercato caratterizzato da oscillazioni ampie, con il frumento europeo probabilmente capace di mantenersi su livelli sostenuti rispetto alla prima parte del 2026. Il riferimento Euronext nell'area 230-250 euro/t può essere considerato, allo stato attuale, una fascia indicativa di mercato, non un obiettivo di prezzo.
Il superamento stabile di 250 euro/t richiederebbe però un ulteriore deterioramento dell'offerta o della logistica: nuovi problemi nel Mar Nero, produzioni inferiori alle attese, condizioni meteorologiche sfavorevoli nelle semine dell'emisfero settentrionale oppure un'accelerazione della domanda internazionale.
Al contrario, un ritorno alla piena operatività delle rotte del Mar Nero, un buon andamento delle semine e raccolti 2027 normali potrebbero riportare il mercato verso valori più bassi.
Nel medio termine, 6-12 mesi, il fattore decisivo sarà quindi il nuovo raccolto. Le quotazioni forward di Euronext mostrano già una curva non strutturalmente esplosiva: il contratto marzo 2027 era indicato a circa 238,25 euro/t il 28 settembre, contro 233,25 euro/t per dicembre 2026.
Questa struttura suggerisce che il mercato sta prezzando un rischio elevato nel breve periodo, ma non una carenza strutturale di frumento.
L'El Niño può cambiare lo scenario
C'è infine una variabile climatica che potrebbe rendere le previsioni molto più difficili: El Niño.
La FAO segnala che durante gli episodi di El Niño le rese mondiali del riso risultano mediamente inferiori dell'1-1,5% rispetto al trend, mentre quelle di frumento e mais tendono generalmente a rimanere vicine alla normalità. Il problema è che un'intensificazione del fenomeno può modificare gli equilibri meteorologici regionali e aumentare la volatilità delle aspettative.
Per il grano, dunque, non è tanto El Niño in sé a rappresentare oggi il principale rischio, quanto la possibilità che si sommino più shock meteorologici e logistici contemporaneamente.
La previsione per l'Italia
Per il frumento italiano, soprattutto il duro, vedo quindi un mercato sostenuto e volatile nel medio termine, con prezzi difficilmente comprimibili in modo significativo finché resteranno elevati i rischi internazionali e i costi logistici.
Non vedo però, sulla base dei dati oggi disponibili, elementi sufficienti per proiettare automaticamente un ritorno ai livelli eccezionali del 2022. La disponibilità mondiale resta molto ampia e le scorte costituiscono un importante cuscinetto.
La variabile da seguire nei prossimi mesi sarà quindi meno il semplice volume del raccolto mondiale e sempre più il triangolo Mar Nero–clima–logistica. È lì che potrebbe decidersi la direzione dei prezzi del grano tra la fine del 2026 e la campagna 2027.
In sintesi: il mercato è entrato in una fase di prezzi più sostenuti e soprattutto più nervosi. Per il frumento europeo, l'area intorno ai 230-250 euro/t rappresenta oggi un riferimento indicativo; una rottura al rialzo di questa fascia avrebbe bisogno di nuovi fondamentali, mentre un miglioramento logistico e produttivo potrebbe riportare rapidamente le quotazioni verso il basso. Per il grano duro italiano, i valori già superiori a 240-280 euro/t in alcune piazze confermano che il mercato nazionale sta beneficiando della tensione internazionale, ma conserva dinamiche proprie legate a qualità e disponibilità interna.
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