Bio e Natura
Colture legnose, la superficie mondiale raggiunge 105 milioni di ettari
Dal 2022 la superficie dei principali coltivi legnosi è cresciuta del 43,7%. Cambia anche il modello produttivo: i sistemi intensivi e ad alta densità superano per la prima volta quelli tradizionali, mentre aumenta l’interesse di fondi e investitori
02 ottobre 2026 | 12:00 | Vilar Juan
La superficie mondiale destinata alle colture legnose supera ormai i 105 milioni di ettari, consolidando il peso di olivo, palma, caffè, vite, frutta e altre colture permanenti nell’agricoltura globale. È il principale risultato della ricerca coordinata dall’analista agronomico Juan Vilar, attraverso l’Aula Universitaria Oleícola Innova dell’Università Internazionale dell’Andalusia e il Gruppo Oleícola Jaén. Rispetto al 2022, l’incremento della superficie arriva al 43,7%, pari a circa 32 milioni di ettari.
Il peso crescente dell’agricoltura specializzata
La ricerca prende in esame venti colture legnose che rappresentano l’83,9% della superficie mondiale destinata a questa categoria, per complessivi 87,8 milioni di ettari. Considerando anche colture di minore peso commerciale ma di significativa presenza globale, come tè, mango, pero e kiwi, il totale supera i 104 milioni di ettari.
La palma mantiene il primato con il 27,7% della superficie, mentre il caffè raggiunge l’11,9% e l’olivo si colloca all’11,2%, con quasi 11,8 milioni di ettari. Seguono vite, melo, mandarino e arancio. Particolarmente rilevante è l’espansione dell’avocado, che ha più che raddoppiato la propria superficie superando il milione di ettari, mentre limone e noce hanno registrato incrementi superiori al 65%.
L’intensificazione cambia il volto degli oliveti
Il dato più significativo, tuttavia, riguarda il modo in cui queste superfici vengono coltivate. Nel 2022 il 67,7% dei legnosi era gestito con sistemi tradizionali e il 32,3% con sistemi moderni. Nel 2025 la superficie tradizionale è scesa al 47,3%, mentre il 45,7% è rappresentato da sistemi intensivi e il 6,9% da impianti ad alta densità o a siepe. Nel complesso, quindi, i sistemi moderni arrivano al 52,7% della superficie mondiale.
Particolarmente veloce è stata la crescita degli impianti a siepe, che raggiungono 7,3 milioni di ettari. La meccanizzazione della raccolta consente di ridurre sensibilmente il fabbisogno di manodopera e, secondo lo studio, i costi del lavoro possono diminuire dal 40 al 70% a seconda della coltura. Anche l’entrata in produzione viene anticipata, con i primi raccolti commerciali generalmente in due-tre anni. Olivo e mandorlo sono tra le colture nelle quali questo modello sta avanzando maggiormente.
Il capitale entra sempre più nell'agricoltura
La trasformazione tecnologica procede parallelamente a una crescente finanziarizzazione del comparto. Nella penisola iberica sono ormai oltre 900 i fondi di investimento che detengono terreni agricoli in portafoglio e nel 2025 i capitali mobilitati nel settore sono aumentati del 50% rispetto all’anno precedente. Pistacchio, mandorlo, avocado, olivo e agrumi sono tra le colture maggiormente interessate dagli investimenti, grazie alla combinazione tra valore della produzione, possibilità di meccanizzazione e potenziale rivalutazione dei terreni.
La crescita della superficie, però, non si traduce nella stessa proporzione in crescita del valore. Il giro d’affari delle venti colture analizzate è passato da 526,3 miliardi nel 2022 a 710,1 miliardi nel 2025, con un incremento del 34,9%, inferiore a quello della superficie. Il dato suggerisce una compressione del valore generato per ettaro e rafforza la ricerca di economie di scala e di modelli produttivi più meccanizzabili.
Meno acqua, più precisione
Un altro elemento evidenziato dalla ricerca riguarda la disponibilità idrica. La quota di superficie irrigata è scesa dal 39,3% del 2022 al 36,9% del 2025, nonostante la crescita complessiva delle colture legnose. Il fenomeno viene collegato alla crescente pressione sulle risorse idriche e alla diffusione di coltivazioni in asciutta, mentre dove l’irrigazione rimane disponibile aumenta il ricorso a sistemi di precisione.
Cina e Spagna ridisegnano gli equilibri
Tra i cambiamenti geografici spicca la Cina, che ha registrato una forte espansione della produzione agrumicola. La produzione di mandarini è passata da 9,2 a 27,1 milioni di tonnellate tra il 2022 e il 2025, mentre quella di limoni è cresciuta rapidamente, portando il Paese tra i principali produttori mondiali. Secondo la ricerca, questa espansione può incidere progressivamente sui flussi commerciali internazionali e sulla posizione dei produttori mediterranei.
La Spagna conserva comunque una presenza particolarmente ampia: è l’unico Paese europeo presente tra i primi cinque produttori mondiali in sei colture differenti. Nell’olivo detiene il 34,3% della produzione mondiale e conta 766.000 ettari di mandorleto, risultando il primo Paese al mondo per superficie mandorlicola.
Il quadro che emerge è dunque quello di un’agricoltura legnosa sempre più orientata verso intensificazione, meccanizzazione e investimento finanziario. La crescita degli impianti ad alta densità, in particolare, non appare più come un fenomeno marginale, ma come una trasformazione strutturale del modo di produrre. Un'evoluzione che interessa direttamente anche l'olivicoltura e che sarà approfondita nel volume annunciato dagli autori della ricerca.
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