Bio e Natura

Dal veleno alla medicina: svelato il segreto chimico di larkspur e wolfsbane

Dal veleno alla medicina: svelato il segreto chimico di larkspur e wolfsbane

Un team internazionale ha decifrato per la prima volta i primi passi della biosintesi degli alcaloidi diterpenoidi, composti estremamente tossici ma con potenziale terapeutico. La scoperta, pubblicata su Molecular Plant, apre la strada a farmaci più sostenibili prodotti in laboratorio

18 agosto 2026 | 10:00 | T N

Due piante capaci di provocare danni neurologici e paralisi con dosi minime potrebbero nascondere la chiave per nuovi trattamenti contro il dolore, la malaria, il cancro e i parassiti agricoli. Ricercatori della Michigan State University (MSU) e dell’Accademia delle Scienze Ceca hanno decifrato una parte del meccanismo chimico con cui l’aconito — noto anche come wolfsbane o cappuccio del monaco — e il larkspur, o delphinium, producono le loro sostanze più potenti. Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecular Plant, getta le basi per replicare in laboratorio molecole finora impossibili da sintetizzare.
Il lavoro si è concentrato sugli alcaloidi diterpenoidi, una famiglia di metaboliti secondari che le piante hanno affinato per milioni di anni per sopravvivere. La loro struttura è così complessa che, nonostante l’aconitina — uno dei composti più noti del gruppo — sia stata isolata quasi duecento anni fa, gli scienziati non erano mai riusciti a ricostruirla artificialmente. «Le piante sono i migliori chimici esistenti», osserva Björn Hamberger, professore di biochimica alla MSU e autore dello studio. «Hanno perfezionato il loro arsenale naturale per difendersi, e gli esseri umani hanno trovato innumerevoli usi per queste molecole, dalla caffeina alla vanillina, fino a molti farmaci moderni».
La sfida era imponente. Gli alcaloidi diterpenoidi combinano caratteristiche di due tra i più antichi e vasti gruppi di composti vegetali, e la loro biosintesi è rimasta a lungo un enigma. La svolta è arrivata da una collaborazione improbabile: durante una conferenza a Barcellona, Hamberger ha incontrato il gruppo di Tomáš Pluskal all’Accademia delle Scienze Ceca, che stava studiando la stessa famiglia chimica nell’aconito. «Quando succede, puoi andare per conto tuo o unire le forze — ed è sempre la seconda strada quella che porta alla migliore scienza», commenta Hamberger.
Il team internazionale ha così intrapreso una vera e propria caccia al tesoro molecolare, analizzando diverse specie di entrambe le piante e monitorando migliaia di geni per individuare quelli attivati nei tessuti giusti nel momento esatto. «Un percorso biosintetico è come una catena di montaggio», spiega Garret Miller, co-primo autore dell’articolo e ora assistente professore di biotecnologia all’Università del Michigan-Flint. «Se uno dei dieci passaggi si interrompe, tutti i successivi vengono bloccati».
Una volta identificata la sequenza genica promettente, i ricercatori l’hanno trasferita in piante di tabacco, utilizzate come biofabbriche viventi per testare il processo. Le analisi hanno confermato il successo dell’esperimento: sei enzimi distinti hanno collaborato per produrre l’atisinium, un alcaloide diterpenoide. Gli enzimi non solo hanno plasmato la molecola nella sua struttura finale, ma hanno anche aggiunto una fonte di azoto essenziale che gli scienziati non si aspettavano.
«La nostra visione è fornire strumenti verdi e sostenibili per sfruttare il potere naturale di queste piante», conclude Hamberger. Identificare i primi passi della produzione di atisinium offre infatti un punto di partenza cruciale per studiare l’intera famiglia degli alcaloidi diterpenoidi e le loro proprietà medicinali. In un futuro prossimo, le istruzioni genetiche potrebbero essere inserite in microrganismi ingegnerizzati, come il lievito, per produrre questi composti su larga scala e trasformare veleni millenari in nuove medicine.

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