Bio e Natura
Il pesticida "silenzioso" che minaccia la riproduzione dei bombi
Uno studio americano rivela come un moderno insetticida, il sulfoxaflor, pur a basse dosi, alteri il corredo genetico degli impollinatori, mettendo a rischio un terzo della produzione alimentare mondiale
15 luglio 2026 | 13:00 | R. T.
Sono lunghi solo un paio di centimetri, ma il loro ruolo nell'agricoltura globale è enorme: circa un terzo del cibo che finisce sulle nostre tavole dipende da impollinatori come i bombi. Eppure, questi insetti vitali devono fare i conti con una minaccia sempre più subdola, che agisce in silenzio a livello molecolare.
Si chiama sulfoxaflor, un insetticida di nuova generazione introdotto nel 2013 per eliminare gli afidi e altri parassiti succhiatori su colture come soia e mais. Efficace contro i nemici delle piante, il prodotto è però tossico anche per le api. Ora, un team di ricercatori del Georgia Institute of Technology ha scoperto che persino esposizioni minime possono compromettere la capacità riproduttiva dei bombi, alterandone l'attività genica.
Lo studio, finanziato dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, ha esposto operaie a basse dosi del pesticida e ha analizzato i cambiamenti nell'espressione del loro DNA. I risultati, pubblicati dalla rivista scientifica di riferimento, mostrano che le alterazioni più significative si verificano nei tessuti ovarici, suggerendo un'interferenza diretta con i processi riproduttivi. In pratica, meno discendenza e, a lungo andare, popolazioni in declino.
«Ciò che rende questa ricerca entusiasmante – spiega Michael Goodisman, professore alla School of Biological Sciences – è che collega i cambiamenti molecolari nell'espressione genica a conseguenze reali per i singoli insetti e le loro colonie. Un nesso raro, che ci offre un quadro molto più chiaro di come i pesticidi agiscano sulle api».
Per ottenere questi dati, il team ha congelato istantaneamente i tessuti dei bombi e ha analizzato il loro RNA per misurare le variazioni genetiche. In parallelo, modelli computazionali hanno permesso di identificare i sistemi biologici più colpiti dalla sostanza chimica.
Un equilibrio difficile
La scoperta mette in luce il dilemma centrale dell'agricoltura moderna: come proteggere i raccolti senza danneggiare gli insetti utili che li rendono possibili? «Abbiamo bisogno di pesticidi per controllare i parassiti – ammette Sarah Orr, che ha guidato la ricerca come postdoc a Georgia Tech e ora insegna all'Università di Tampa – ma possono anche nuocere a insetti non bersaglio come i bombi. Il mio obiettivo è trovare soluzioni pratiche che concilino la difesa delle colture con la salvaguardia degli impollinatori e dei sistemi alimentari che da loro dipendono».
Orr sottolinea un punto cruciale: «Per un'impollinazione efficace servono molti bombi. Se non producono abbastanza prole, il servizio che offrono all'agricoltura diminuirà».
Non solo pesticidi
A complicare il quadro, i bombi sono esposti a uno stress multiplo. Alle sostanze chimiche si aggiungono l'aumento delle temperature e le ondate di calore sempre più frequenti, che mettono ulteriormente a dura prova le popolazioni di impollinatori.
La ricerca, tuttavia, apre uno spiraglio: comprendendo meglio come il sulfoxaflor agisca sulla biologia dei bombi, gli scienziati sperano di sviluppare pratiche agricole in grado di coniugare produttività e tutela della biodiversità. Un equilibrio delicato, ma indispensabile per il futuro del nostro cibo.
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