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Legna da ardere, cambia la norma ISO: il limite minimo di umidità scende all’8%

Legna da ardere, cambia la norma ISO: il limite minimo di umidità scende all’8%

Con il nuovo limite fissato all’8%, la norma risulta oggi più coerente con le effettive condizioni produttive e commerciali del settore, valorizzando le aziende che investono nella qualità della legna da ardere

13 maggio 2026 | 13:30 | C. S.

È stata pubblicata la nuova edizione della norma internazionale ISO 17225-5 sulla classificazione della legna da ardere, che introduce un aggiornamento importante per il settore: il limite minimo di umidità passa ufficialmente dal 10% all’8%.

La revisione della norma recepisce la proposta tecnica presentata da AIEL – Associazione Italiana Energie Agroforestali nell’ambito dei lavori della commissione internazionale ISO dedicata ai biocombustibili solidi.

L’aggiornamento nasce dalla necessità di correggere una criticità tecnica che negli ultimi anni aveva finito per penalizzare parte del settore. In molti contesti produttivi e commerciali, infatti, valori di umidità inferiori al 10% rappresentano una condizione normale. È il caso dell’essiccazione naturale in aree calde e ventilate, per esempio nel Centro-Sud Italia, della vendita nella grande distribuzione organizzata – dove una legna più secca aiuta a preservare gli imballaggi – e dei trasporti marittimi di lunga durata, nei quali un contenuto idrico più basso riduce il rischio di muffe durante la movimentazione.

La precedente soglia minima del 10%, quindi, rischiava di escludere dalla corretta classificazione prodotti che presentavano caratteristiche qualitative elevate, creando un disallineamento tra norma tecnica e realtà del mercato.

Con il nuovo limite fissato all’8%, la norma risulta oggi più coerente con le effettive condizioni produttive e commerciali del settore, valorizzando le aziende che investono nella qualità della legna da ardere.

L’aggiornamento rappresenta inoltre un passo avanti anche per la trasparenza commerciale e per i sistemi di certificazione di qualità, come BiomassPlus®, consentendo una classificazione più corretta dei prodotti e una comunicazione più chiara lungo tutta la filiera.

«Questo risultato dimostra l’importanza di portare ai tavoli internazionali l’esperienza concreta delle imprese e dei sistemi di certificazione», commenta Matteo Favero, responsabile Area biocombustibili e certificazioni di AIEL. «La precedente soglia del 10% non rappresentava una parte crescente del mercato. Con questa modifica la norma diventa più aderente alla realtà del settore e valorizza maggiormente la qualità del combustibile legnoso».

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