Bio e Natura
Il tartufo bianco pronto a essere coltivato in Francia e Gran Bretagna
Con l'annuncio della raccolta, nella piantagione della Nouvelle-Aquitaine, di tre tartufi bianchi pregiati nel 2019 e di quattro tartufi bianchi pregiati nel 2020, può cambiare lo scenario di mercato
22 febbraio 2021 | T N
Presentati in anteprima mondiale i risultati di 9 anni di ricerca congiunta tra il centro di ricerca francese INRAE ed i vivai Robin, durante i quali sono state realizzate in Francia le prime piantagioni per la coltivazione del tartufo bianco pregiato, utilizzando piantine preventivamente micorrizate con Tuber magnatum. La reale persistenza del tubero in queste piantagioni è stata verificata dopo tre/otto anni dalla loro realizzazione e, in una di esse, i primi tartufi sono stati raccolti nel 2019, quattro anni e mezzo dopo la messa a dimora delle piantine micorrizate.
I risultati scientifici di questo lavoro sono stati pubblicati il 16 febbraio sulla rivista Mycorrhiza. La produzione di corpi fruttiferi di T. magnatum in una piantagione al di fuori della sua area di distribuzione naturale è una prima mondiale ed apre la strada allo sviluppo della coltivazione di questo tartufo in Italia, ma anche altrove nel mondo.
La notizia aveva anche scatenato l'entusiasmo di Joël Giraud, segretario di Stato francese per gli affari rurali: “In veste di ex-deputato delle Hautes-Alpes e membro del governo incaricato della difesa dei territori rurali, ci tenevo a complimentarmi per questa prima mondiale. È una perfetta illustrazione della capacità di innovazione delle zone rurali, che il governo sostiene e incoraggia”, aveva dichiarato.
Con l'annuncio della raccolta, nella piantagione della Nouvelle-Aquitaine, di tre tartufi bianchi pregiati nel 2019 e di quattro tartufi bianchi pregiati nel 2020, lo scenario di mercato per il prodotto "star" di molti ristoranti in tutto il mondo, e non solo, potrebbe modificarsi nelle dinamiche commerciali visto che fino ad oggi il tartufo è raccolto esclusivamente in ambiente boschivo in Italia ed in alcuni altri Paesi europei. La soluzione introdotta dai francesi potrebbe però risolvere il problema dell'offerta che spesso non riesce a soddisfare l'elevata domanda di tartufo a livello globale ma allo stesso tempo tale innovazione produttiva potrebbe conseguenze negative sui raccoglitori.
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