Bio e Natura
Una blockchain a misura dell'agricoltura biologica
A livello pratico, la Blockchain prevede un meccanismo criptografico, non modificabile e visibile a tutti. L’etica e la trasparenza degli operatori della filiera contano di però più della tecnologia
25 settembre 2020 | C. S.
Etica, trasparenza, fiducia, immutabilità e garanzia: sono le parole chiave alla base della Blockchain, tecnologia digitale nata con i bitcoin nel 2008, ma che è diventata uno strumento per garantire la qualità e soprattutto la tracciabilità di tutti i passaggi della produzione, della trasformazione e della distribuzione, anche nel settore del biologico. Con costi limitati, purché vi sia una condivisione di intenti all’interno della filiera.
È quanto emerso dal webinar su "Blockchain e biologico, una integrazione possibile", moderato da Angelo Frigerio direttore di Tespi Mediagroup e organizzato da Off.Ed e B/Open, rassegna del Bio foods & Natural self-care, in programma a Verona il 23 e 24 novembre prossimi, che ha proprio nei seminari online dei momenti di approfondimento molto seguiti dagli operatori del settore.
Nel segmento del biologico, Assocertbio ha contribuito a creare la rete Oip (www.reteoip.eu), piattaforma per la certificazione delle transazioni a livello europeo e mondiale sul biologico. "L’utilizzo della piattaforma Oip è gratuito – spiega Riccardo Cozzo, presidente Assocertbio, Associazione nazionale Organismi di controllo e certificazione del Biologico – e permette di archiviare i dati legati ai processi di produzione". Dati certificati e immutabili, sui quali – è una delle peculiarità della Blockchain – è impossibile intervenire per modificarli, senza che tale operazione sia ricondotta al singolo operatore.
"Grazie ad una Direzione operativa di rete – prosegue Cozzo – in caso di problematiche di non integrità del prodotto, riusciamo a intervenire scambiandoci i dati e controllando in maniera incrociata tutti gli operatori".
A livello pratico, la Blockchain prevede un meccanismo criptografico, che genera un blocco ed eroga una striscia di bit. Non modificabile e visibile a tutti. "È come avere un libro contabile – puntualizza Fabio Malosio, Blockchain Solution leader Ibm Italia - in cui tutti gli operatori coinvolti registrano le transazioni, che sono visibili da tutti e, se un soggetto abilitato dovesse modificare un dato, si genera un nuovo algoritmo, facendo sì che sia individuabile l’autore della modifica del dato".
Sul fronte alimentare e biologico, abbinando le tecnologie QR Code con quella della Blockchain, è possibile dallo scaffale risalire a tutti i passaggi della produzione, con assoluta certezza.
Ma quanto costa aderire a una Blockchain? "Ad oggi l’investimento è misurato sulle dimensioni aziendali – precisa Malosio – e il costo è intorno ai 100 euro al mese per le aziende che hanno un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro, di 1.000 euro al mese per le imprese con un fatturato fino a un miliardo di euro e di 10.000 euro mensili per le imprese che fatturano oltre un miliardo". Un costo, dunque, assolutamente sostenibile per le imprese.
Spostando il focus sugli aspetti legislativi, Piero Torretta, presidente di Uni (Ente italiano di normazione), fuga ogni dubbio in merito alla questione privacy. "La Blockchain è uno strumento che mira alla trasparenza – mette in chiaro Torretta – ma non ha la pretesa di eliminare la segretezza né vuole eliminare i segreti industriali, nel caso ad esempio di ingredientistica specifica per un singolo prodotto o di altre informazioni peculiari. Le specificità rimangono nelle proprietà del singolo prodotto".
Oltre alla questione tecnologica, cruciale è l’aspetto umano. Lo conferma Riccardo Bianconi, ispettore Accredia, Ente unico di accreditamento, che ribadisce la necessità di "un approccio etico della persona fisica e dell’organizzazione che indirizza i propri comportamenti, sia nella produzione che nella validazione delle procedure di controllo".
Sulla stessa lunghezza d’onda Daniele Grigi, responsabile marketing Gruppo Grigi e amministratore delegato di Food Italiae – Divisione alimentare. "Oggi la Blockchain è di moda – afferma – ma è necessario che tutti si convincano delle potenzialità che riveste, anche nei confronti del consumatore. Come Food Italiae abbiamo realizzato un cluster e per essere nostri fornitori è obbligatorio aderire alla Blockchain. A livello aziendale, in ogni caso, la sfida più importante è legata all’organizzazione del lavoro: tutto deve essere preciso, corretto, verificato. Non si può sbagliare e l’investimento prioritario è sul piano umano e aziendale".
Il prossimo webinar. In vista della rassegna in programma a Veronafiere il 23 e 24 novembre, B/Open organizzerà, in collaborazione con Assocertbio, un webinar su "Le certificazioni del biologico per i mercati esteri", con un focus specifico su Cina, Stati Uniti e Giappone. L’appuntamento è per martedì 27 ottobre, alle ore 11.
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