Bio e Natura

GLI ISTITUTI ZOOPROFILATTICI, UN PATRIMONIO DI PROFESSIONALITA' E DI STRUTTURE OPERATIVE DA NON DISPERDERE

All'aumento esponenziale delle attività di tali istituti, non ha corrisposto un equivalente impegno finanziario dello Stato, anche se le risorse stanziate sono comunque cresciute rispetto al passato. La dotazione appare ancora sottostimata

28 ottobre 2006 | Alfonso Pascale

Gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (II.ZZ.SS), con le 10 sedi centrali e le 90 sezioni periferiche, rappresentano la rete operativa di cui dispone il Servizio Sanitario Nazionale per assicurare le attività di laboratorio e la diagnostica nell'ambito dei controlli pubblici sulla sicurezza alimentare.

Essi sono impegnati a qualificare ulteriormente lo svolgimento di tali compiti nel quadro di una concezione integrata del rischio alimentare, che comprenda accanto agli aspetti igienico-sanitari anche quelli nutrizionali e salutistici, nonché le problematiche di gestione, produzione e uso sostenibili delle risorse biologiche.

Agli II.ZZ.SS. è inoltre affidata la funzione di collaborare con gli altri enti pubblici e privati di ricerca, nazionali e internazionali, con gli istituti universitari e con il mondo delle imprese, per sfruttare opportunità di ricerca nuove ed emergenti che riguardano la crescente richiesta di alimenti più sicuri, più sani e di migliore qualità; la gestione sostenibile delle risorse; il rischio in aumento di malattie epizootiche e zoonosiche e di disturbi legati all'alimentazione (come obesità e allergie); le minacce alla sostenibilità e alla sicurezza della produzione agricola e ittica dovute soprattutto ai cambiamenti climatici e le potenzialità delle attività agricole e zootecniche nella fornitura di servizi culturali, ricreativi, sociali, terapeutici, riabilitativi e di inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Con l'insorgere di eventi patologici di natura straordinaria, quali la BSE, la scrapie ovina, la blue tongue ovi-caprina e l'influenza aviaria, il ruolo degli II.ZZ.SS. si è rivelato immediatamente insostituibile e i compiti da questi svolti sono notevolmente cresciuti. Inizialmente le emergenze sono state fronteggiate mediante attività esclusivamente finalizzate alla sola sorveglianza delle malattie. Vennero, pertanto, allestiti nuovi laboratori e coinvolti numerosi ricercatori specificatamente formati. Sicché, nel corso di quasi sei anni, un servizio di tipo "emergenziale" si è di fatto trasformato in attività ordinaria, aggiuntiva a quelle di carattere istituzionale normalmente svolte dagli Istituti. In altre parole, a fronte di un'iniziale fase di emergenza sanitaria si è in effetti prodotto un ampliamento del mandato istituzionale degli II.ZZ.SS, confermando attribuzioni e competenze, che, fino a qualche tempo fa, si potevano considerare connesse a situazioni contingenti e che, invece, come hanno dimostrato gli interventi sull'influenza aviaria, si concretizzano in attività divenute ormai di routine.

I benefici per la collettività derivanti da tale evoluzione sono sotto gli occhi di tutti. Sarebbe a questo punto un errore imperdonabile disperdere il patrimonio di professionalità, conoscenze e strutture operative costruito in questi anni, che anzi dovrebbe essere potenziato ed arricchito ai fini di una maggiore tutela della sicurezza alimentare.

Ma purtroppo all'aumento esponenziale delle attività degli II.ZZ.SS. non ha corrisposto un equivalente impegno finanziario dello Stato. Vero è che le risorse stanziate sono passate dai 168 milioni di euro del 2005 ai 190 milioni del 2006. In realtà, di tale incremento solo 1.800.000 euro rappresentano una effettiva crescita di disponibilità, in quanto 20 milioni di euro sono stati destinati a sostenere i maggiori costi di personale derivanti dall'applicazione del CCNL. La dotazione appare, pertanto, fortemente sottostimata rispetto alle esigenze derivanti da una sempre maggiore richiesta di servizi.

Per garantire l'operatività degli II.ZZ.SS. è dunque necessario aumentare la dotazione di almeno 30 milioni di euro all'anno, prelevandoli dal Fondo Sanitario Nazionale.

Appare, inoltre, necessario evitare gli abituali ritardi registrati nella ripartizione del finanziamento, che costringono gli Enti a ricorrere ad anticipazioni di cassa presso gli istituti bancari ed a pagare inutilmente gli interessi passivi che via via si accumulano. Tali ritardi impediscono peraltro di predisporre, nel corso dell'esercizio, un bilancio certo. E' davvero stravagante che le somme siano trasferite dal Ministero dell'Economia alla Regione di riferimento e, successivamente, con una mera partita di giro, all'Istituto, con un ulteriore aggravio di tempi. Una siffatta trafila del tutto incomprensibile potrebbe essere superata trasferendo le risorse, per analogia a quanto avviene per le Aziende sanitarie, direttamente agli Istituti.

Occorre, infine, stabilizzare l'impiego dei giovani ricercatori autorizzando gli II.ZZ.SS. ad assumerli a tempo indeterminato. Non è infatti pensabile ottenere un rilancio e una qualificazione delle attività legate ad una maggiore tutela dei consumatori senza un apparato tecnico-scientifico motivato, non precario e con avanzamenti di carriera derivanti da una costante valutazione dei meriti.

Su tali questioni alcuni deputati hanno presentato due emendamenti alla Legge Finanziaria 2007, ma occorre ora l'impegno del governo per tramutarli in norme legislative.

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