Bio e Natura

Non subire ma gestire i cambiamenti climatici in agricoltura e olivicoltura

E' necessario abbandonare quel modo di gestire le operazioni figlio del dopoguerra e della rivoluzione verde in cui esisteva una unica ricetta per la coltura e veniva applicata senza porsi domande, in qualsiasi situazione

08 febbraio 2019 | Angelo Bo

Nel report redatto da CNR Ibimet sul cambiamento climatico in Toscana e disponibile nella sezione didattica del Consorzio Lamma, si legge “La maggiore disponibilità di energia del sistema climatico porta con sé un’alterazione del ciclo dell’acqua a livello globale, con conseguenti variazioni nella distribuzione e nella frequenza delle precipitazioni, nella copertura nuvolosa e nell’umidità atmosferica.”

Nella nostra attività agricola quotidiana, sono sempre più violenti gli sbalzi termici, si passa da periodi di piogge a periodi di siccità e l'umidità relativa dell'aria si sta modificando.

Questi cambiamenti comportano a livello di gestione agronomica delle variazioni consistenti nello sviluppo delle piante, sulle epoche di fioritura ed allegagione, sull'andamento dei processi e delle epoche di maturazione, che non sempre vengono anticipate, ma subiscono variazioni.

Causano anche delle forti variazioni nello sviluppo, e di conseguenza negli attacchi, di patogeni e parassiti, come abbiamo potuto osservare negli ultimi anni, per portare un esempio con un 2014 in cui la diffusione di cercospora e occhio di pavone hanno avuto un forte sviluppo per le condizioni miti e umide favorevoli, con conseguente pesante defogliazione delle piante, scompensi fisiologici, scarsa fioritura e pessima allegagione. Condizione che ha comportato un bassissima carica produttiva ed un conseguente ambiente ancor più favorevole alla mosca che già aveva condizioni climatiche di sviluppo ideali.

Anche in annate non così tragiche però le alterazioni sono evidenti e marcate, basta pensare alle temperature dell'aria che spesso abbiamo in raccolta e che comportano una temperatura delle olive appena staccate dalle piante già superiori ai 27/28°C, che con i delta T della lavorazione portano la temperature della pasta a valori poco consoni ad una ottimizzazione dell'estrazione e della qualità finale dell'olio.

Quindi non è più possibile produrre olive oppure olio di alta qualità? Sì, è sempre possibile, ma dobbiamo abbandonare quel modo di gestire le operazioni figlio del dopoguerra e della rivoluzione verde in cui esisteva una unica ricetta per la coltura e veniva applicata senza porsi domande, in qualsiasi situazione colturale.

Sarà necessario studiare sempre di più l'andamento dei parametri climatici, della vegetazione della coltura nel suo complesso ed adeguare le scelte alle reali necessità della pianta, per inseguire costantemente l'equilibrio vegeto/produttivo della coltura, che non è statico bensì dinamico, che si evolve in continuazione, senza dimenticare mai che il suo elemento strategico è la fertilità biologica del suolo.

Cambiamenti che, come ci insegna il mondo delle previsioni meteo, sono sempre più difficili da prevedere in dettaglio, impongono stravolgimenti delle regole che sino a qualche anno fa si erano considerate attendibili.

Il punto fondamentale di tutto il ragionamento è che il fulcro della coltivazione non è più la coltura stessa, bensì la preparazione dell'olivicoltore e dei tecnici che lavorano al suo fianco, la loro capacità di interpretare i segnali e la loro prontezza nel fare quanto necessario o a volte non fare e saper attendere.

A volte “non fare”? Si, perchè gestire l'equilibrio di una coltura vuole dire esattamente fare lo stretto necessario, in quanto interventi molto “aggressivi” o sovradimensionati sul terreno, sulla vegetazione o sulla fertilità sortiscono l'effetto di buttare all'aria quell'equilibrio che la natura stava costruendo. Quindi dobbiamo essere preparati a lavorare in sinergia con gli equilibri naturali.

Nella fase di estrazione dell'olio saranno necessari adeguamenti tecnologici sempre più affinati e adeguati ai cambiamenti; anche qui assume un ruolo sempre più importante il continuo aggiornamento del personale che gestisce ed ottimizza il processo di estrazione.

Inoltre, è anche necessario attingere a tutte le informazioni e tecniche in nostro possesso, è necessario avere risposte sempre più chiare e certe dalla ricerca sulle reali applicazioni, con il monito di lavorare insieme ed evitare quei teatrini tristi, inutili e infantili in cui il mondo del convenzionale attacca immotivatamente il mondo del biologico o biodinamico, e talvolta viceversa, ma è necessario creare occasioni di confronto costruttivo, unire le forze del mondo agricolo per affrontare al meglio le difficoltà ed i cambiamenti.

Per concludere, come emerso anche nell'incontro organizzato dal Consorzio dell'olio extravergine dell’IGP Toscano proprio sulla gestione dei cambiamenti climatici in olivicoltura dello scorso ventuno settembre, alla presenza di olivicoltori, frantoiani, consulenti, produttori di macchine per l'estrazione, grandi e piccole realtà cooperative, consorzio di tutela, comunicatori del mondo dell'olio, è apparso evidente che dobbiamo spostare la nostra attenzione. Si perchè non dobbiamo guardare la coltura ma la cultura professionale, non dobbiamo guardare il singolo ma la collettività, smettere di cercare il nemico nel proprio vicino, ma individuare chi sono i nostri partner commerciali. Quell'incontro ha dato il segno chiaro della necessità di lavorare insieme, perché dal campo alla commercializzazione “da soli siamo destinati mestamente a fallire”, mentre la sfida degli attuali cambiamenti climatici può essere colta e vinta solo con un’azione collettiva.

 

 

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