Bio e Natura

Cibi meno nutrienti per colpa dei cambiamenti climatici

Cereali più poveri di ferro, zinco e proteine, rischiando così di aggravare i deficit alimentari delle popolazioni nei Paesi in via di sviluppo. Attualmente, si stima che più di due miliardi di persone hanno carenza di uno o più nutrienti che di solito provengono dalle piante: il 63% delle proteine proviene da fonti vegetali, come l'81% del ferro e il 68% di zinco

30 agosto 2018 | C. S.

Troppa anidride carbonica (CO2) intacca le piantagioni, come riso e grano, impoverendole di elementi nutritivi importanti per la salute. Senza zinco, ferro e proteine, ad esempio, l'alimentazione diventa carente provocando varie patologie in centinaia di milioni di persone e peggiorando la salute di miliardi di individui nel mondo che già soffrono di queste carenze - soprattutto nelle zone più povere - con crescenti casi di anemia e altre malattie.

Sono le conclusioni a cui arriva una ricerca della T.H.Chan School of Public Health di Harvard pubblicata sulla rivista Nature Climate Change secondo cui entro il 2050 si stimano 175 milioni di persone (pari all'1,9% della popolazione globale) carenti di zinco e 122 milioni (l'1,3% della popolazione stimata a metà secolo) con scarse proteine (oltre a tutte quelle che già ne sono deficitarie) aggravando lo stato di salute già esistente di oltre un miliardo di persone. Tutto per colpa di elevate concentrazioni di anidride carbonica che, senza interventi adeguati di contenimento, a metà secolo dovrebbero raggiungere concentrazioni di 550 ppm (parti per milione) impedendo ad alcuni raccolti di maturare la presenza di sostanze nutritive e impoverendo la dieta umana a livello globale.

Il dottor Matthew Smith e i suoi colleghi hanno esaminato, in particolare, l'impatto di elevate concentrazioni di CO2 sui livelli di ferro, proteine e zinco di 225 alimenti e hanno fatto una proiezione su come la diminuzione di elementi nutrienti nelle colture avrà un impatto sulla salute e sulla nutrizione delle popolazioni di 151 paesi. Attualmente, si stima che più di due miliardi di persone hanno carenza di uno o più nutrienti che di solito provengono dalle piante: il 63% delle proteine proviene da fonti vegetali, come l'81% del ferro e il 68% di zinco. La conclusione è che se non ci impegniamo a ridurre drasticamente le emissioni di CO2 - da come riscaldiamo le nostre case, a ciò che mangiamo, da come si spostiamo a quello che acquistiamo - nei prossimi 30-80 anni le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera supereranno quota 550 ppm rispetto agli attuali 400 ppm circa. Questo aumento, dicono i ricercatori, ridurrà fra il 3 e il 17% il contenuto di ferro, proteine e zinco di molte colture di base.

Attualmente, 1,4 miliardi di donne in età fertile e bambini al di sotto dei 5 anni vivono in paesi in cui il tasso di anemia è più del 20% e rischiano di perdere oltre il 4% del loro apporto alimentare di ferro. Se le emissioni non verranno ridotte rapidamente, avverte lo studio, il numero e la gravità delle carenze nutrizionali potrebbero aumentare in tutto il mondo. Il Paese più colpito, secondo lo studio, sarebbe l'India con circa 50 milioni di persone deficitarie di zinco, 38 milioni con scarse proteine e 502 milioni di donne e bambini vulnerabili a malattie legate alla mancanza di ferro. Asia meridionale e sudorientale, Africa e Medio Oriente sono le aree più a rischio ma milioni di persone vedranno peggiorare i propri deficit nutrizionali anche nel resto del mondo.

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