Bio e Natura

Il compost nei substrati dell’ortoflorovivaismo: potenzialità e limiti

Il compost è un interessante substrato ma oggi rappresenta solo l'1% del mercato professionale. Uno scenario destinato a cambiare vista la necessità di trovare materiale locale complementare alla torba e di ridurre i costi di produzione

03 giugno 2016 | Emiliano Racca

Il substrato è l'elemento base delle colture ortoflorovivaistiche. Fino ad oggi come sostituto del terreno è stato impiegata soprattutto la torba. Tale materia prima però negli ultimi 15 anni ha fatto registrare un notevole incremento dei prezzi, per via dei costi energetici che incidono su tutto il processo produttivo.

Inoltre trattandosi di materiale non rinnovabile pone non solo criticità economiche ma altresì ecologiche riguardanti la tutela e salvaguardia delle torbiere, ecosistemi strategici per la cattura del carbonio e per la lotta ai cambiamenti climatici.

La necessità di reperire materiale alternativo alla torba d'importazione ha sospinto il mercato del compost come costituente di terricci e substrati; ciò in primis in Italia e nei paesi del Sud Europa dove sono maggiori i costi per il trasporto. In effetti il compost potrebbe essere un buon sostituto della torba, avendone proprietà agronomiche complementari, specialmente l’Acv (ammendante compostato verde).

Diversi studi e sperimentazioni condotti in importanti centri di ricerca hanno già dimostrato come il compost possa essere un valido componente di base per la formazione dei substrati.

In queste sperimentazioni sono stati comparati substrati aziendali classici, costituiti seguendo pratiche consolidate, a substrati con tenori crescenti di compost; da qui sono state individuate le quote medie ideali di compost nel substrato: queste vanno dal 20-30% per le acidofile (ex. Azalee e Begonie…) fino al 50-70% per alcune essenze forestali e piante perenni (Biancospino, Frassino, Carpino…)

Interessante a tal proposito la presentazione della Dott.ssa M. Spagnol (consulta dei tecnici Aipsa) - che ha esposto di recente nell’ambito di un’importante fiera di settore – in cui ha sintetizzato le conclusioni emerse dai recenti studi applicativi sull’impiego di compost nei substrati, fornendo altresì spunti utili e molto pratici.

L’agronoma ha messo in evidenza, ad esempio, le qualità del compost impiegato in un substrato torboso, di apportare migliorie in termini di Potere tampone, di Potere soppressivo dei patogeni, nonché di aumento della Capacità di scambio cationico (Csc). (Linee Guida di Aipsa, 2013).

Inoltre sarebbe anche in grado di migliorare la Porosità totale, la Capacità per l’aria e la Densità apparente (Centemero e Caimi, 2001).

A sfavore però gioca il fatto che il compost ha mediamente una reazione tendente all’alcalinità (ph 7,8) contro i 2,5-5,5 della torba che si avvicina maggiormente a quella del “substrato ideale” (ph 4,5-6). Anche in termini di conducibilità (mS/cm) si rilevano maggiori problematiche per il compost rispetto alla torba.

E’ fondamentale in ogni caso – ha raccomandato la dott.ssa Spagnol - che il compost abbia raggiunto un buon livello di maturazione e stabilità.

In prospettiva futura comunque il compost può giocare un ruolo importante nella costituzione dei substrati nell’ortoflorovivaismo: ad oggi infatti rappresenta ancora una percentuale marginale dei materiali impiegati nel settore (l’1% circa in ambito professionale; 18% in quello hobbistico); ma un domani vista anche la sua rinnovabilità, vista l’esigenza di reperire risorse locali facilmente trovabili e quella di ridurre i costi di produzione dei substrati, e vista la sua complementarietà alla torba, le quantità sembrano destinate a crescere…Nell’attesa di nuovi riscontri positivi da parte della ricerca e della sperimentazione in campo.

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