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CNA AgroAlimentare chiede il riconoscimento nazionale del Mastro Oleario
La proposta inviata a MASAF e MIMIT punta a valorizzare la professionalità di chi conduce tecnicamente il frantoio, sostenere le imprese artigiane e favorire il ricambio generazionale nella filiera dell’olio extravergine di oliva
20 settembre 2026 | 09:00 | C. S.
La figura del Mastro Oleario potrebbe assumere un riconoscimento nazionale. È questa la proposta che CNA AgroAlimentare ha trasmesso al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’obiettivo di dare maggiore visibilità a una professionalità considerata centrale per la qualità dell’olio extravergine di oliva italiano.
La proposta, presentata dalla presidente nazionale di CNA AgroAlimentare Francesca Petrini, nasce in un momento in cui il comparto oleario deve confrontarsi con la concorrenza delle produzioni estere a basso costo, l'aumento dei costi di produzione, le difficoltà di accesso al mercato per le piccole imprese e la progressiva carenza di giovani interessati a intraprendere attività professionali nell'artigianato oleario.
Il frantoio come luogo della qualità
Per CNA, la qualità dell'olio extravergine non può essere ricondotta esclusivamente alla cultivar, all'ambiente di coltivazione o alla qualità delle olive. Una parte determinante del risultato finale dipende infatti dalle scelte compiute durante la trasformazione.
Tempi e modalità di lavorazione, condizioni operative, gestione della frangitura, gramolazione, separazione e conservazione richiedono competenze tecniche specifiche. Il frantoio diventa quindi il punto nel quale il potenziale qualitativo contenuto nelle olive viene preservato oppure compromesso.
Da questa considerazione nasce la proposta di rendere formalmente riconoscibile il professionista responsabile della conduzione tecnica del processo.
«La qualità dell’olio italiano non dipende soltanto dalla materia prima, ma anche dal sapere, dall’esperienza e dalla responsabilità professionale di chi guida il processo di trasformazione», sottolinea Francesca Petrini. Per la presidente di CNA AgroAlimentare, il Mastro Oleario dovrebbe rappresentare «il valore dell’artigianalità italiana, la trasparenza produttiva e l’eccellenza del nostro olio EVO».
Una professionalità da rendere riconoscibile
Il riconoscimento avrebbe anche una dimensione economica e professionale. La filiera italiana è infatti caratterizzata dalla presenza di numerosi piccoli frantoi e imprese artigiane, per le quali la disponibilità di competenze specialistiche rappresenta un elemento essenziale di competitività.
La proposta punta pertanto a collegare qualità del prodotto, qualificazione professionale e formazione. Rendere identificabile chi assume la responsabilità tecnica della trasformazione potrebbe contribuire, secondo CNA, a dare maggiore valore al lavoro svolto all'interno dei frantoi e a rendere più attrattive queste competenze per le nuove generazioni.
«Oggi la qualità dell’olio extravergine non dipende soltanto dalla cultivar o dal territorio di origine, ma anche dalle competenze tecniche, scientifiche e professionali di chi conduce il processo di trasformazione nel frantoio», osserva Giampaolo Sodano, socio fondatore e consigliere dell'Associazione dei Mastri Oleari. La visibilità di questa professionalità, aggiunge, significa riconoscere il ruolo della formazione e della responsabilità degli operatori nella reputazione dell'olio italiano.
L'esperienza della Puglia
Un riferimento concreto per la proposta nazionale è rappresentato dalla Puglia, dove la figura del Mastro Oleario è già stata oggetto di un riconoscimento normativo regionale, accompagnato dall'istituzione di un albo professionale.
Secondo CNA AgroAlimentare, l'esperienza pugliese può costituire un punto di partenza per valutare un percorso di riconoscimento a livello nazionale, soprattutto sotto il profilo della formazione e della qualificazione degli operatori.
Anche Stefano Caroli, presidente dell'Associazione dei Frantoiani di Puglia, lega la proposta alla necessità di rafforzare il capitale umano della filiera. «Il comparto olivicolo-oleario italiano rappresenta un patrimonio strategico per l’economia, il territorio, la biodiversità e l’identità agroalimentare del nostro Paese», afferma, sottolineando contemporaneamente la necessità di affrontare le criticità economiche e finanziarie che interessano la filiera.
Mastro Oleario e ricambio generazionale
Uno degli aspetti più interessanti della proposta riguarda il ricambio generazionale. La trasmissione del sapere tecnico rappresenta infatti una questione distinta dalla semplice successione aziendale: condurre un frantoio richiede conoscenze che comprendono tecnologia di processo, chimica e microbiologia dell'olio, gestione degli impianti, controllo delle temperature e dei tempi di lavorazione, oltre alla capacità di interpretare la materia prima e adeguare il processo alle sue caratteristiche.
Formalizzare la figura professionale potrebbe quindi contribuire a trasformare un patrimonio di conoscenze spesso trasmesso informalmente in un percorso formativo più strutturato e riconoscibile.
Un tassello del nuovo Piano Olivicolo Nazionale
Per CNA AgroAlimentare, il riconoscimento del Mastro Oleario sarebbe inoltre coerente con gli obiettivi del nuovo Piano Olivicolo Nazionale. La proposta non riguarda soltanto la tutela di una qualifica professionale, ma si inserisce in una strategia più ampia di valorizzazione dell'olio italiano e delle imprese che lo producono.
Il nodo centrale è quello di attribuire maggiore valore alla trasformazione artigianale e alle competenze che consentono di differenziare un olio extravergine di qualità. In questa prospettiva, il Mastro Oleario diventerebbe un elemento di identificazione della professionalità del frantoio e, potenzialmente, uno strumento per rafforzare la riconoscibilità del Made in Italy oleario sui mercati nazionali e internazionali.
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